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Scuola e coronavirus, ''Autonomia rispolverata solo per propaganda: troppo pressappochismo nella ripartenza'', Consiglio educativo e Consulta genitori alla Pat

Tanti i nodi ancora da sciogliere in queste ore di ripartenza della scuola. Ceschi e Freschi: "Dove sono i 45 milioni di cui si continua a parlare? Vediamo che sono solo 16 e una parte cospicua deriva dalle risorse destinate dal governo nazionale alla Provincia. Quali garanzie ci sono che l’attenzione per la scuola, peraltro più mediatica che effettiva, abbia un futuro dopo la chiusura delle urne?"

Di Luca Andreazza - 13 settembre 2020 - 21:21

TRENTO. "E' necessaria la collaborazione tra studenti e genitori, docenti, dirigenti e personale Ata, uniti per cercare di dare una parvenza di normalità a un anno scolastico messo fortemente in difficoltà più dal pressappochismo di tecnici e politici che dalla pandemia coronavirus". Così Giovanni Ceschi, presidente del Consiglio del sistema educativo, e Maurizio Freschi, presidente della Consulta provinciale dei genitori, a poche ore dall'avvio della scuola ai tempi di Covid-19.

 

"Si sono persi mesi per aspettare pavidamente indicazioni dal ministero - aggiungono i due presidenti - 'dimenticandosi' dell’autonomia trentina che viene però rispolverata ogniqualvolta serva a fini propagandistici. Il Consiglio del sistema educativo e la Consulta provinciale dei genitori hanno evidenziato, proposto e sollecitato più volte interventi organizzativi seri e strutturati, ma in realtà si è riscontrata solo una tardiva rincorsa a soluzioni di facciata presentate a pochi giorni dalla riapertura e dal voto. Misure prese con precipitazione, immotivata per i sei mesi che ci separano ormai dalla chiusura della scuola per il lockdown e scarsa sensibilità per i reali bisogni di studenti e personale scolastico".

 

La data di inizio della scuola è quella di lunedì 14 settembre ma sembrano ancora tante le incertezze. "Nell’ultima seduta del Csep - proseguono Ceschi e Freschi - a due giorni lavorativi dalla riapertura, la sovrintendente, in riferimento alla didattica per alunni certificati ex lege 104, con gravi patologie immunodepressive, ha dichiarato che il dipartimento 'ci sta pensando' nonostante la richiesta di attenzione alle fragilità fosse giunta fin dal 20 aprile: quasi cinque mesi fa".

 

Un discorso simile per quanto riguarda la misurazione della temperatura. "Dopo mesi viene pubblicizzata, anche con spazi a pagamento, la fornitura di termoscanner che, salvo chiarimenti che auspicheremmo, non si ha nemmeno la certezza che siano adeguati a sostenere il carico di lavoro richiesto 'sopravvivendo' alla prima settimana".

 

Un altro tema è quello delle nuove assunzioni per incrementare l'organico. "Ma a oggi - spiegano Ceschi e Freschi - cattedre e spezzoni di orario scoperti sono ancora numerosi in molte scuole, senza dimenticare dei collaboratori scolastici in numero inadeguato a quanto previsto dai protocolli. Per limitare le evidenze di tutte le carenze dovute alla programmazione approssimativa di questi mesi che ha costretto i dirigenti a un notevole e apprezzatissimo sforzo, si è ben pensato di dare indicazioni per ridurre la didattica all’essenziale: come sempre lasciando, però, libera interpretazione sul concetto di essenzialità, svilendo ulteriormente un percorso formativo già gravemente penalizzato dalla didattica a distanza".

 

Un tema, quello delle scuole, fondamentale per il Trentino e tanti insegnanti, genitori e famiglie in questi mesi si sono rivolti alla Provincia per chiedere soluzioni e maggiore attenzione al comparto. "Ci si è prodigati nella produzione di linee guida per una Ddi, già non è più la DaD nel malcelato tentativo di superare l’alone di scontento e negatività che connotava l’acronimo. Viene dato per scontato che si debba ricorrere nuovamente a questa modalità, ma non ci si è preoccupati di affrontare seriamente i problemi (dispositivi e rete) degli studenti; mentre gli insegnanti sarebbero chiamati, esattamente come durante il lockdown della primavera scorsa, a utilizzare strumenti privati per erogare un servizio pubblico".

 

Nei mesi scorsi l'assessorato all'istruzione è stato al centro di molte polemiche e accusato di una quasi totale inerzia. Tante le petizioni dei genitori lanciate online per chiedere a Mirko Bisesti di fare qualcosa, di dare un segnale, di comunicare cosa si è fatto in mesi di silenzio mentre famiglie, studenti, insegnanti e dirigenti scolastici nel momento più difficile si sono rimboccati le maniche e si sono autogestiti.

 

Si è risolto il nodo legato al trasporto pubblico, un argomento caldo, tanto che il presidente Fugatti aveva ipotizzato l'impossibilità di aprire gli istituti trentini se fosse rimasta l'indicazione della capienza al 50% (Qui articolo). Il governo e le Regioni hanno trovato un'intesa, pur nel rispetto naturalmente precisi protocolli atti a ridurre al massimo possibile le situazioni di esposizione al contagio.

 

"Si è ottenuto una deroga alle limitazioni di carico - evidenziano Ceschi e Freschi - senz’altra programmazione in caso di ulteriori restrizioni e facendo ben poco a livello organizzativo, con il rischio di ritrovarsi in difficoltà (o a casa) al minimo incremento dei contagi. Dopo tutto questo si arriva a chiedere ai dirigenti di sottoporre a genitori e studenti la sottoscrizione di un patto di corresponsabilità per impegnarli a rispettare scelte già imposte e non condivise. Sarebbe stato ben più opportuno chiedere una firma di 'presa visione' per ovviare alla possibile ignoranza sulle prescrizioni".

 

Resta un ultimo quesito: "Se viene dichiarato che le risorse impiegate saranno 756 milioni di euro a fronte dei 740 milioni dello scorso anno, dove sono i 45 milioni di cui si continua a parlare? Vediamo che sono solo 16 e, di questi, una parte cospicua deriva dalle risorse destinate dal governo nazionale alla Provincia. Quali garanzie ci sono infine che l’attenzione per la scuola, peraltro più mediatica che effettiva, abbia un futuro dopo la chiusura delle urne?", concludono Ceschi e Freschi.

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