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Coronavirus e obbligo di mascherina in classe. In val di Fassa per protesta i genitori non vogliono mandare i figli a scuola e interessano la Pat. Guglielmi: ''Importante non ritornare alla didattica a distanza''

Ma sono molti i genitori di diverse zone del Trentino preoccupati e dubbiosi per l'indicazione di emanata dal governo e recepita dalla Pat che obbliga i giovani a partire dai 6 anni di portare le mascherine in classe. Interviene anche "per una scuola reale", che chiede dati certi sulla situazione dei contagi negli istituti

Di Luca Andreazza - 08 novembre 2020 - 04:01

TRENTO. "Ho ricevuto una richiesta di interessamento che intendo portare avanti, anche se i margini di manovra sono molto stretti". Così Luca Guglielmi, consigliere provinciale di maggioranza in quota Fassa, che aggiunge: "Se comunque indossare la mascherina in classe impedisce un ritorno alla didattica a distanza per gli alunni delle elementari e delle medie, penso che sia un compromesso accettabile".

 

Da lunedì gli istituti superiori passano in modalità dad anche in Trentino, ancora non ci sono contrordini dalla Provincia che sarebbe impegnata a trattare con Roma per ridurre la percentuale al 50% (Qui articolo). Le altre classi proseguono, come da Dpcm e "zona gialla", invece in presenza. "E' chiaro che il primo ciclo primario dell'educazione è particolarmente delicato - prosegue il consigliere provinciale - perché l'apprendimento e l'arricchimento dei giovani arriva anche dall'interazione sociale con i compagni e con gli insegnanti".

 

In val di Fassa c'è molto fermato e diversi genitori hanno interessato Guglielmi per fare da tramite con il presidente Maurizio Fugatti e sottoporre a piazza Dante le numerose richieste di rivedere l'obbligo della mascherina per tutti gli studenti nel periodo in cui sono seduti al proprio banco. Se la situazione non dovesse cambiare, queste famiglie ipotizzano di tenere a casa i bambini e i ragazzi in segno di protesta nella giornata di lunedì 9 novembre.

 

"Il livello della diffusione è più basso in val di Fassa e la situazione più distesa rispetto alla primavera ma non si può abbassare la guardia. Per quanto riguarda la scuola - dice Guglielmi - la gestione familiare è più complicata se la didattica a distanza coinvolge nuovamente i più piccoli, mentre i ragazzi delle superiori dovrebbero già avere una certa indipendenza e maturità. Lo Stato e la Provincia devono prendere scelte non sempre facili per fronteggiare questa emergenza. Intendo presentare queste problematiche che emergono sul territorio, anche se gli spiragli tra Trento e Roma non sarebbero molti. E' importante comunque cercare di evitare il ritorno alla dad e speriamo che queste misure possano abbassare la curva del contagio per il 3 dicembre per alleggerire nuovamente le limitazioni".

 
Ma sono molti i genitori di diverse zone del Trentino preoccupati e dubbiosi per l'indicazione di emanata dal governo e recepita dalla Pat che obbliga i giovani a partire dai 6 anni di portare le mascherine in classe. "Già nella mattina di venerdì (quando è scattato l'obbligo, ndr) - spiega Chiara Agostini, prima firmataria della petizione per "Una scuola reale" - molte famiglie hanno tenuto bambini e ragazzi a casa, inoltre pensiamo a ulteriori forme di proteste da mettere in atto anche nei prossimi giorni".

 

Attualmente in Trentino ci sono 289 classi in isolamento (la ratio è un positivo alle superiori e 2 contagi nelle scuole dell'infanzia per far scattare la quarantena). "Siamo consapevoli della situazione difficile - aggiunge Agostini - ma i dati ci dicono che questo virus è molto clemente con l'età pediatrica e i 2 mesi trascorsi hanno dimostrato che le scuole non causano focolai. I bambini e i ragazzi hanno dato prova di grande senso di responsabilità e, pur di ritornare in presenza, si sono adeguati alle disposizioni, per quanto limitative della didattica, della socialità e della spontaneità. Quanto si chiede oggi a tutta la popolazione scolastica, va oltre ogni sacrificio, e mette a repentaglio la salute degli alunni".

 

Già a giugno scorso i sostenitori della petizione "per una scuola reale" avevano raccolto 6 mila firme, consegnate al presidente del Consiglio provinciale Walter Kaswalder (Qui articolo). E ora ritornano a chiedere una maggiore considerazione da parte della Provincia.

 

"L’imposizione della mascherina - commenta Agostini - anche in posizione statica avviene senza trasparenza sui dati relativi alla scuola, che invece sarebbe auspicabile prima di prendere una decisione così grave. Sarebbe opportuno sapere da fonti certe quanti sono i contagi avvenuti a scuola, quanti i focolai, quanti i giovani che hanno presentato sintomi, quante sono le classi che dopo essere uscite dalla quarantena, sono tornate alla normalità. Riteniamo che questa scelta vada immediatamente sospesa e valutata alla luce di dati scientifici certi e della ponderazione di ogni possibile alternativa".

 

I proponenti della petizione si avvalgono anche degli studi dell'Appa di Bolzano (Qui link), così come delle indicazioni di Unicef e Oms. "Riteniamo inoltre che la didattica a distanza non possa essere ritenuta un'alternativa alla scuola che secondo noi deve sempre basarsi su relazione, contatto e umanità", conclude Agostini.

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