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Coronavirus, Fugatti: “Sì alla scuola in presenza, anche correndo qualche rischio”. La Pat pensa all’apertura dopo il 3 dicembre: “Valuteremo con il Governo”

Fugatti valuta se riaprire le scuole dopo il 3 dicembre, ma avverte: “Se il Governo nel suo Dpcm prevede che non si possano aprire noi dobbiamo adeguarci anche se siamo una Provincia autonoma”. Ruscitti assicura che anche i test antigenici vengono tenuti in considerazione per mettere le classi in quarantena e che le scuole sono tenute informate delle positività

Di Tiziano Grottolo - 25 novembre 2020 - 16:22

TRENTO. In questi giorni tiene banco la polemica sull’opportunità di riaprire le piste da sci anche se in molti attendono di sapere quale sarà il destino delle scuole (in Trentino la didattica a distanza è prevista solo per le superiori). Una domanda che è arrivata anche alle orecchie del presidente della Pat Maurizio Fugatti che, dopo aver specificato che qualora le condizioni sanitarie lo consentissero l’intenzione è quella di dare il via libera allo sci, ha comunque sottolineato l’importanza del tema della scuola.

 

“È chiaro – ha affermato Fugatti – che se la situazione dei contagi si stabilizzasse, permettendo la riapertura delle attività economiche, dopo il 3 dicembre saremmo disponibili a chiedere al Governo di valutare l’apertura delle scuole. D’altronde noi siamo stati l’unica Regione a non chiedere la Dad per le scuole superiori, poi il Dpcm lo ha imposto e noi ci siamo adeguati”.

 

Il presidente della Pat ha fatto capire di credere molto nella scuola in presenza “crediamo anche che possa essere fatta correndo qualche rischio perché è importante per gli alunni e pure per le famiglie”, ha aggiunto, fermo restando che l’ultima parola spetta a Roma. “Se il Governo nel suo Dpcm prevede che le scuole non si possano aprire – e qui è sicuramente l’esperienza a parlare per Fugatti – noi dobbiamo adeguarci anche se siamo una Provincia autonoma perché altrimenti ci impugnano il provvedimento di apertura e il Tar tre giorni dopo lo boccia”.

 

Sempre per quanto riguarda il tema della sicurezza nelle scuole il dirigente generale del Dipartimento salute e politiche sociali della Pat, Giancarlo Ruscitti, ha ribadito che anche i test antigenici vengono tenuti in considerazione per mettere in isolamento cautelativo le classi con almeno due positivi. Inoltre, lo stesso dirigente, ha assicurato che alle scuole vengono comunicati anche i casi di alunni  positivi al test rapido. A quanto pare la vicenda denunciata da una madre di Trento rientra (come tante altre segnalazioni) in quel famoso 1% di casi che non vengono seguiti in maniera accurata e puntuale. Insomma, pare che qualunque criticità si ponga di fronte alle autorità possa essere ricondotta entro quel margine di rischio che la Provincia è disposta ad assumersi aprendo piste e scuole.

 

 

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