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Coronavirus, anche in Trentino non si torna a scuola. Fugatti: ''ll rischio, oggettivo e reale, è che ci saranno assembramenti durante le vacanze''

Il presidente ha spiegato che la decisione presa con il ministro Speranza non riguarda i dati del contagio in Trentino o dei decessi o dei ricoveri ma ''il rischio oggettivo e reale che durante le vacanze ci saranno degli assembramenti''. Una paura che è quasi un paradosso se si pensa che proprio Fugatti è tra quelli che si oppone alla regole di restare nel proprio comune e spingeva anche per la riapertura delle piste

Di Luca Pianesi - 09 December 2020 - 18:43

TRENTO. Dopo l'ennesimo, piccolo, inutile, braccio di ferro anche questa volta alle dichiarazioni non sono seguiti i fatti. ''Oggi abbiamo avuto un'interlocuzione con il ministro Speranza - ha spiegato Fugatti in conferenza stampa - per capire se c'era la possibilità di riaprire prima del 7 di gennaio ma insieme abbiamo deciso di attenerci alle direttive nazionali e aprire dopo la Befana''. Insomma, niente da fare, anche questa volta. D'altronde il presidente lo aveva già anticipato nei giorni scorsi spiegando che, fosse stato per la Pat, si sarebbe riaperto ma la battaglia non era facile perché sarebbe bastata un'impugnazione da parte del Governo per perdere.

 

D'altronde la lezione Roma l'aveva già data a Trento più di un mese fa quando Fugatti aveva provato a tenere aperti i ristoranti e i bar oltre il limite delle 18 ma non essendosi dotato di una legge (come aveva fatto, invece, l'Alto Adige a maggio e come ha fatto pochi giorni fa la Valle d'Aosta) le sue ordinanze finiscono per essere facilmente ''cassabili'' direttamente dal Tar pochi giorni dopo l'impugnazione senza bisogno di ricorrere alla Corte Costituzionale (che allungherebbe i tempi). In pochi giorni, infatti, la sua ordinanza era stata sospesa e la stessa cosa sarebbe successa se si fosse tentato di riaprire le scuole prima di Natale.

 

Una mossa, tra l'altro, osteggiata da tutti anche in Trentino compresi i sindacati vista la curva del contagio ancora molto alta e il quadro di ricoveri e decessi, che tutto fanno pensare tranne a nuove aperture. Fugatti, però, continua a rimanere arroccato sulla difesa dei dati trentini e in qualche modo ha giustificato così la scelta: ''La prudenza ci porta a far sì che ci possa essere l'inizio il 7 di gennaio. Il rischio, oggettivo e reale, che durante le vacanze natalizie ci saranno degli assembramenti ci ha fatto pensare fosse meglio riaprire il 7 gennaio''.

 

Insomma la paura sono gli assembramenti natalizi anche se il presidente Fugatti è tra quei governatori che criticano la regola del divieto di spostamento fuori dai comuni a Natale, a Santo Stefano e a Capodanno perché in questo modo ci sarebbero famiglie che non potrebbero riunirsi (ed è proprio questo lo scopo della restrizione). Ed era anche tra quelli pronti a riaprire gli impianti sciistici e a far ripartire la macchina del turismo che dell'assembramento vive (e non è una vergogna, anzi, ma è chiaro si apre se viene gente sennò meglio stare chiusi). 

 

Il paradosso tutto italiano è che in molti (compresi alcuni Governatori) sono più preoccupati a come riuscire a riunirsi con i parenti in queste vacanze che a rispettare le regole restrittive, mentre altrove, per esempio in Germania, si è convinti che proprio grazie alle vacanze si potrà abbattere la curva perché le persone saranno a casa in una sorta di autoisolamento. Oggi Merkel in Parlamento ha detto chiaramente che è necessario ridurre i contatti adesso per evitare che questo sia l'ultimo Natale con i nostri nonni. Un cambio di prospettiva semplice ma efficace: rinunciare, queste vacanze, a incontrarsi per salvare la possibilità di incontrarsi negli anni a venire.    

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