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Coronavirus, Battiston: ''Puglia, Sardegna, Veneto e Trentino a rischio terza ondata. In alcune regioni la situazione non è sotto controllo''

L'ex presidente dell'Agenzia Spaziale e attento studioso dei dati che riguardano la pandemia sin dall'inizio su La Repubblica traccia un quadro della situazione. Le misure di queste due settimane potrebbero abbassare il livello del contagio nei territori che sono riusciti a contenerlo mentre in quelli che non lo hanno fatto rischiano di più. Sconsigliata dal fisico, per questi territori, la riapertura in presenza delle scuole a gennaio

Di Luca Pianesi - 24 dicembre 2020 - 12:17

ROMA. I territori a rischio terza ondata a gennaio? Trentino, Veneto, Puglia e Sardegna: sono questi i luoghi messi peggio dal punto di vista epidemiologico in questo momento per il fisico ed ex presidente dell'Agenzia spaziale italiana, Roberto Battiston. Il professore trentino oggi è stato intervistato da La Repubblica in un articolo intitolato ''Battiston, 'Solo a Capodanno sapremo se la zona rossa basterà a salvare la ripartenza''' e ora che è sempre più chiaro in cosa si traducono la ''zona rossa'' del Governo (non certo qualcosa di restrittivo visto che le limitazioni sono minime quasi tutto può restare aperto e gli incontri con parenti e amici non sono vietati ma anzi, basta spostarsi con macchine con due persone a bordo e il gioco è fatto) e la zona arancione i dubbi sulla tenuta del sistema nelle prossime settimane aumentano ancora di più.

 

Se poi si aggiungono certe ordinanze, come quella firmata ieri dal presidente della Provincia Autonoma di Trento che aggiunge ulteriori, fantasiose, deroghe (tipo che l'attività motoria si può fare fino a 60 minuti di ''distanza'', si può andare in qualsiasi chiesa ''abitualmente'' frequentata e nei negozi fuori dal comune se c'è ''convenienza economica'') il rischio del ''fate un po' quel che vi pare'' è servito. L'invito per la popolazione, allora, è di essere responsabile per conto proprio. Da noi de il Dolomiti il consiglio è di stare a casa con i vostri conviventi, di evitare di vedere parenti e amici, di fare passeggiate non lontani dalle abitazioni e lasciare l'ambiguità dei comportamenti ai politici incapaci di prendersi le loro responsabilità a Roma come a Trento, anche in un momento tanto drammatico.

 

Nel frattempo nella sua intervista al quotidiano diretto da Molinari, Roberto Battiston spiega che ''la zona rossa che inizia oggi potrebbe raffreddare la temperatura del contagio. E forse compensare la settimana di shopping appena conclusa. Ma in alcune Regioni la situazione non è ancora sotto controllo: lì si rischia una ripartenza''.

 

Per l'ex presidente dell’Agenzia spaziale italiana e attento studioso dei dati relativi alla pandemia sin dalla prima ondata, le attuali restrizioni potrebbero funzionare in quei territori che sono già in una situazione migliore, ''che hanno già riportato l'epidemia sotto controllo'' mentre altrove le cose si fanno più complicate.

 

''E i parametri fondamentali sono due - spiega -: il numero di infetti attivi e l'indice di contagio Rt''. E quindi ecco l'esempio della Puglia che ''il 29 settembre aveva 2.400 infetti attivi e solo in questi giorni sta raggiungendo il picco della seconda ondata con oltre 50mila infetti e Rt intorno a 1. Le proiezioni dicono che il 7 gennaio gli infetti attivi saranno 48mila, 20 volte quelli di settembre. E osserviamo un andamento simile in Sardegna. Per contro la Toscana, che è stata zona rossa, aveva 3.400 infetti attivi a fine settembre con Rt a 1,1 e a inizio gennaio dovrebbe attestarsi a 2.000 infetti con un Rt di circa 0,5. La fine del lockdown delle feste avrà impatti differenti in realtà così diverse''. 

 

A rischio terza ondata per Battiston ci sono anche ''il Veneto e il Trentino: qui la curva pandemica sta ancora crescendo''. Il fisico spiega, quindi, che per avere effetti concreti sulla curva di un'epidemia come quella attuale ci vorrebbe almeno un mese di lockdown ma queste due settimane, comunque, di restrizioni (tra scuola e lavoro) potrebbero servire in quei territori con Rt inferiore a 1. L'analisi di Bassi si riferisce ai dati della scorsa settimana quando la Provincia di Trento, come vi spiegavamo qualche giorno fa, aveva un indice Rt in crescita all’1.05 (QUI APPROFONDIMENTO) e tutti i dati molto preoccupanti con un livello di decessi altissimo rispetto a gran parte del resto d'Europa.

 

Però si fa tutto come se niente fosse e si pensa alla riapertura delle scuole (quella degli impianti sciistici appare sempre più difficile anche per presa coscienza degli stessi impiantisti perché fosse stato per la politica provinciale li avrebbero aperti). Per Battiston, però riaprire le scuole con un Rt alto ''rischierebbe di innescare la terza ondata''.

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