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Coronavirus, via libera allo sci dopo l'Epifania già in forse. Gli impiantisti: ''Questi numeri di contagi e ospedalizzazioni impongono riflessioni''

Il livello delle ospedalizzazioni e delle rianimazioni sono un'allerta segnalata nel report dell'Istituto superiore di sanità. Ghezzi, presidente di Anef-associazione nazionale esercenti funiviari e delle funivie seggiovie San Martino: "C'è poi il rischio concreto e reale è che gli assembramenti di questi giorni vengano pagati dalle società impianti con altri ritardi nelle aperture"

Di Luca Andreazza - 14 dicembre 2020 - 16:10

TRENTO. L'apertura degli impianti dopo l'Epifania? Non appare così certa e il comparto funiviario è teso, resta alla finestra in attesa di sciogliere le incertezze. Una stagione sul filo del rasoio e che si delinea giocoforza su alti e bassi. Le attività proseguono per preparare le piste per gli sciatori amatoriali, anche se è attualmente complicato poter portare avanti ragionamenti e ipotesi di start dell'inverno.

 

"Il protocollo di sicurezza non è ancora stato approvato - spiega Valeria Ghezzi, presidente di Anef-associazione nazionale esercenti funiviari e delle funivie seggiovie San Martino - ma è soprattutto la situazione sanitaria a dover migliorare: il contagio sembra ancora alto e gli ospedali sono sotto pressione". Il dato è che il cuore della stagione invernale ormai è archiviato: il Decreto del presidente del Consiglio dei ministri di inizio mese ha spazzato via il Natale e il Capodanno per le località turistiche almeno fino al 7 gennaio, ma l'ottimismo sulla possibilità di apertura non sembra altissimo.

 

I dati della situazione epidemiologica in Trentino a ieri, domenica 13 dicembre, riportano di 461 persone in ospedale di cui 48 in terapia intensiva e 60 in alta intensità. Il livello delle ospedalizzazioni e quello delle rianimazioni sono un'allerta segnalata nel report dell'Istituto superiore di sanità (Qui articolo). Questo quadro preoccupa anche le autorità trentine (Qui articolo). 

 

Le festività rappresentano una fonte di stress a livello di prevenzione. Gli appelli delle autorità nazionali, così come di quelle sanitarie locali, sono di rispettare le regole e prestare attenzione. La curva del contagio fatica a scendere, quotidianamente è significativo il numero di over 70 positivi, la fascia più a rischio in questa epidemia Covid-19, e gli ospedali sono sotto pressione. Tante le attività sospese e reparti rimodulati per fronteggiare l'emergenza.

 

"E' un momento complicato, i numeri riflessioni. Finché non si scarica la pressione sugli ospedali e non vengono risistemati a regime i reparti di ortopedia del sistema sanitario - aggiunge Ghezzi - mi sembra difficile ipotizzare un'apertura degli impianti. In questo momento non vedo le condizioni adatte e anche il numero di positivi è ancora alto. Nonostante le incertezze, quello che possiamo fare è comunque prepararci per essere pronti a partire". 

 

A impianti chiusi, la popolazione non rinuncia però alla montagna. Tantissime le persone che si sono portate in quota per praticare scialpinismo o sci nordico; effettuare escursioni e ciaspolate (Qui articolo). Molti anche i cittadini in città e nei centri abitati per lo shopping natalizio. "E' evidente che la gente vuole uscire e si sposta comunque. C'è un po' di preoccupazione ulteriore in questo contesto difficile - prosegue la numero uno degli impiantiti - il rischio concreto e reale è che questi assembramenti vengano pagati dalle società impianti con altri ritardi nelle aperture. C'è anche una differenza di approccio rispetto all'estate: buono vacanze, discoteche aperte e praticamente tutto operativo in luglio e agosto, mentre l'inverno si è preferito chiudere".

 

La Provincia ha già assegnato un contributo di 5 milioni per l'innevamento programmato, le società avevano iniziato a produrre neve tecnica per comunque preparare le piste (Qui articolo). Poi sono arrivate le nevicate abbondanti in quota e l'impegno delle località prosegue. "Lavoriamo nel pensiero di poter aprire, che possa arrivare il nostro turno. I lavoratori sono impiegati per la manutenzione dei piani sciabili - evidenzia Ghezzi - la messa in sicurezza e per sistemare alcune criticità causate dal maltempo. Ma è chiaro che alcuni dipendenti sono in cassa integrazione e le aree a vocazione turistica sono in forte difficoltà per la tenuta occupazionale".

 

Nelle scorse ore c'è stata anche una dura presa di posizione di Elmar Pichler Rolle, vice presidente di Anef Alto Adige: "Siamo noi a dover chiedere spiegazioni alla politica, possono aprire tutti tranne noi, senza gli impiantisti però manca la gestione del territorio. Aprono solo poche baite, qualche parcheggio, singoli alberghi. Ovviamente presi d'assalto. Così non funziona. Da quasi tre mesi le nostre proposte per la gestione dei territori montani durante i mesi invernali sono sul loro tavolo, ma nessun membro del governo ci ha chiamato per un confronto, per ascoltarci. Questo è inaccettabile e non degno di una democrazia".

 

Le società operano su un doppio canale: riuscire a raggiungere il via libera ai protocolli e ai ristori da un lato; aprire gli impianti dall'altro per cercare di salvare il resto della stagione invernale in un contesto anche di incertezze legate alla mobilità e ai mercati esteri. "La speranza è quella che Roma ci possa ascoltare e possa accettare un confronto. Il governo francese per esempio ha incontrato le società e i sindaci: Parigi ha assegnato un contributo del 95% a condizione di assumere gli stagionali, un ristoro più che dignitoso e c'è anche la copertura dei costi fissi a prescindere che sono molto alti. Un'attenzione al settore che qui appare impensabile", conclude Ghezzi.

 

 

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