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Coronavirus, la Cgil sulle scuole: ''Bocciate le modalità adottate dalla Pat: ogni istituto si organizza come vuole, mentre piazza Dante non dà indicazioni''

Il sindacato interviene sulla didattica in presenza garantita a Bes, Dsa e persone con disagio in questa fase dell'emergenza Covid. Oltre il 70% degli studenti è sempre andato a scuola, anche in queste giornate di didattica integrata per tutta la scuola trentina. Cinzia Mazzacca: "Le attività in presenza non costituiscono un automatismo, ogni scuola si gestisce senza indicazioni: questa è anarchia"

Di L.A. - 24 marzo 2021 - 15:36

TRENTO. "Siamo consapevoli delle criticità del momento e della delicatezza di questo tema". Così Cinzia Mazzacca, segretaria della Cgil Flc. "Ma riteniamo che sia necessario garantire a tutti gli il diritto allo studio e all’inclusione scolastica ma nel pieno rispetto di protocolli di sicurezza adeguati alla situazione".

 

Il sindacato interviene sulla didattica in presenza garantita a Bes, Dsa e persone con disagio in questa fase dell'emergenza Covid. Oltre il 70% degli studenti, cioè 1.193 con bisogni educativi speciali certificati è sempre andato a scuola, anche in queste giornate di didattica integrata per tutta la scuola trentina. Con loro anche 1.118 ragazzi e ragazze con Dsa e quasi un migliaio di studenti con disagio hanno sempre fatto didattica in presenza. "Sono dati importanti. Durante il lockdown della scorsa primavera - commenta Mazzacca - le scuole sono rimaste invece chiuse anche per loro".

 

A non convincere la Cgil c'è l'organizzazione. "Le attività in presenza non costituiscono un automatismo, ma un’opportunità finalizzata all’effettiva inclusione scolastica. Da bocciare le modalità adottate dall'amministrazione. Ogni scuola si organizza come vuole, mentre la Provincia non dà indicazioni: questa è anarchia. Nell’incontro di martedì 23 marzo con il Dipartimento istruzione abbiamo avuto la conferma che la materia è stata demandata totalmente ai singoli istituti con situazioni di grandi differenze tra scuola e scuola".

 

Il passaggio del Trentino in zona rossa ha spostato le lezioni in Dad e la Pat è finita nel mirino per la programmazione: prima si è parlato solo di Bes in presenza e poi poche ore dopo si è allargata la possibilità ai figli del personale sanitario (Qui articolo). Successivamente c'è stato un ulteriore chiarimento di piazza Dante per quanto riguarda l'accesso agli asili e alle scuole dell'infanzia (Qui articolo).  

 

Ci sono voluti quattro giorni per adeguarsi al nazionale quando si sapeva da mesi che in caso di Dad, ci si sarebbe dovuti attivare per gestire sia l'esperienza da remoto che quella in presenza per i ''104'' e i Bes' nel migliore dei modi, prima di tutto nel rispetto dei bambini e delle bambine che già da un anno stanno vedendo sacrificate tante esperienze e occasioni di vita e che non si meritano anche di dover soffrire per un sistema incapace di tutelarli (Qui articolo). Recentemente una bambina si era trovata da sola in classe con tutte le difficoltà del caso (Qui articolo). 

 

"A fronte delle nostre richieste di spiegazione - aggiunge Mazzacca - la Provincia si è limitata a dire che c’è l’autonomia scolastica e che le norme nazionali lasciano ampi spazi interpretativi. Occorre avere rispetto per le prerogative degli organi collegiali ma qui più che di autonomia si tratta di totale anarchia con un assessorato che preferisce non dare nessuna indicazione e restare volutamente defilato. E’ la dimostrazione, l’ennesima, dell’assenza di ogni visione politica sulla scuola".

 

In questo periodo, infatti, in alcuni istituti sarebbero stati chiamati solo gli assistenti educatori, in altri solo docenti di sostegno, in altri entrambe le professionalità, in altri ancora anche i docenti curricolari. “Una confusione non da poco - dice la Cgil Flc - che la Provincia fa finta di non vedere e di fronte alle nostre richieste di fare il punto sull’organizzazione e di motivare le diverse scelte ci si limita a dire che le norme sono molto ampie. Questa è deresponsabilizzazione”.

 

Il sindacato evidenzia la necessità di allargare il discorso sull’organizzazione dei laboratori per le scuole superiori, con situazioni a limite del consentito in alcuni istituti e una grande disomogeneità tra istituto e istituto. "E’ chiaro che tutti siamo per la scuola in presenza. Ma se siamo arrivati alla misura estrema di chiudere le aule e passare alla didattica integrata è stato a conseguenza di una situazione sanitaria molto critica. Si deve tenere conto di questo aspetto quando si forzano le norme".

La Cgil rinnova la richiesta a rendere costruttivi i confronti con assessorato e dipartimento. "C'è l’impegno a incontri periodici sull’organizzazione. Queste occasioni, però, non devono essere l’espletamento di pura formalità, ma occasioni di discussione concreta e partecipata", conclude Mazzacca.

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