Deroga della Pat per aprire le scuole ai figli dei sanitari, Fugatti: ''Basta un genitore che lavora nell'ambito''. E un piccolo allargamento: ''Anche a mansioni di tipo tecnico o ausiliario''
Il Trentino è entrato in zona rossa da lunedì 15 marzo e nella serata è arrivata la comunicazione dei criteri che permette ai figli degli operatori sanitari accedere ai servizi socio educativi, come asili nido o Tagesmutter, ai servizi di conciliazione e frequentare le scuole dell’infanzia

TRENTO. La Provincia ha deciso i criteri per accedere ai servizi dell'infanzia per i figli degli operatori sanitari e se possibile piazza Dante sembra essere riuscita a peggiorare il contenuto della deroga.
La deroga inserita nell'ordinanza del presidente Fugatti venerdì scorso consente, oltre ai bambini con bisogni educativi speciali tenuti in considerazione dal Dpcm, anche ai figli o ai minori in affido di operatori sanitari di continuare a frequentare asili e scuole dell'infanzia in presenza. Il governatore è così intervenuto nelle corse ore per cercare di smorzare il polverone che si è alzato a seguito di questa decisione (Qui articolo).
La materia appare delicata per diverse ragioni, non appare chiarissimo se si può prevedere un disposizione di questo tipo nel momento in cui altre Regioni hanno rinunciato e forse questa manovra è poco equa e si sarebbe potuto allargare il raggio d'azione alle altre categorie ritenute essenziali (Qui articolo). Anche i sindacati sono intervenuti per chiedere una definizione diversa di questa scelta (Qui articolo).
Il Trentino è entrato in zona rossa da lunedì 15 marzo e nella serata è arrivata la comunicazione dei criteri che permette ai figli degli operatori sanitari accedere ai servizi socio educativi per la prima infanzia, come asili nido o Tagesmutter, ai servizi di conciliazione e frequentare le scuole dell’infanzia. Una decisione scaturita dopo un confronto tra Fugatti, Bisesti e Segnana.
"Potranno accedere - si legge nella nota della Pat - i bambini con almeno un genitore che lavora in strutture sanitarie pubbliche e private accreditate o in residenze sanitarie assistenziali (Rsa), appartenente alle professioni sanitarie, inclusi gli Oss". E se la decisione è anche comprensibile per molti aspetti e per l'importanza di questi professionisti (che prescinde l'emergenza sanitaria), questa crea una spaccatura. Inoltre il criterio non sembra tener conto della condizione familiare nel complesso, basta che un genitore sia impegnato nel settore sanitario.
C'è anche quello che sembra un allargamento del perimetro di deroga, ma minimale. "Accesso consentito anche per i bambini con almeno un genitore che lavora nelle stesse strutture, ma che non fa parte delle professioni sanitarie, perché svolge mansioni di tipo tecnico o ausiliario necessarie al funzionamento delle strutture, come, ad esempio, cuochi, manutentori, magazzinieri o assistenti alla poltrona, sempre delle strutture ospedaliere". Le altre categorie, considerate essenziali, non sono state ancora una volta considerate.
Questa estate nidi e scuola dell'infanzia erano stati aperti e la norma non era stata impugnata del governo, che però aveva permesso il via ai centri estivi in Italia. E già allora erano emerse diverse criticità legate proprio ai "numeri chiusi" per accedere ai servizi.














