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| 13 mar 2021 | 18:42

Coronavirus, in zona rossa asili nido e materne aperte per i figli degli operatori sanitari, compresi quelli delle Rsa

L’ordinanza firmata da Fugatti prevede che i figli o i minori in affido di operatori sanitari possano continuare a frequentare asili nido e scuole materne in presenza. La deroga vale sia per chi presta servizio in strutture sanitarie pubbliche che private, ma anche nelle Rsa

Coronavirus, in zona rossa asili nido e materne aperte per i figli degli operatori sanitari, compresi quelli delle Rsa
di T.G.

TRENTO. Da lunedì 15 marzo il Trentino entra in zona rossa pertanto le scuole di ogni ordine e grado dovranno chiudere ma non per tutti. Il presidente della Pat Maurizio Fugatti infatti ha firmato un’ordinanza con la quale si offre la possibilità per i figli o minori in affido di operatori sanitari di continuare a frequentare asili e scuole materne in presenza. Di fatto il Dpcm riservava questa deroga esclusivamente ai bambini con bisogni educativi speciali ma il Trentino ha deciso di aprire anche ai figli dei sanitari.

 

“Fermo restando quanto disposto dall’articolo dal Dpcm, in particolare per le attività in presenza con i bambini con bisogni educativi speciali – si legge nell’ordinanza – per i periodi di sospensione dei servizi socio educativi della prima infanzia, dei servizi di conciliazione per la prima infanzia in fascia 0-3 anni e delle attività delle scuole dell’infanzia, in questi periodi (ed esclusivamente per i predetti servizi socio educativi della prima infanzia, servizi di conciliazione per la prima infanzia in fascia 0-3 anni e attività delle scuole dell’infanzia) è possibile svolgere attività in presenza anche in favore dei figli/minori in affido di operatori sanitari in servizio in strutture sanitarie pubbliche e private, nonché nelle Rsa”.

 

Per questi bambini e per quelli con bisogni educativi speciali le attività in presenza possono essere organizzate in gruppi stabili di massimo quattro bambini di gruppi o sezione anche diversi, laddove necessario per garantire l’inclusione scolastica ed educativa. Ad avanzare la richiesta, accolta dalla Provincia, era stato lOrdine delle professioni infermieristiche.

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