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Scuole chiuse ma c’è la deroga per i figli dei sanitari, pioggia di critiche per Fugatti. Zeni: ''Ma la programmazione? Improvvisano sempre''. Rossi: ''Si poteva estendere''

Il Trentino si appresta a entrare in zona rossa e con lunedì 15 marzo c'è la necessità di adeguarsi alle nuove regole. Zeni: "Ma non si poteva programmare tutto in anticipo? Si mette in difficoltà tutti. Alla fine sarà l’impegno di chi è in prima linea a consentire che tutto funzioni". Rossi: "Se c'è una copertura giuridica, vale la pena però allargare questa possibilità a tutte le categorie che possono certificare che necessitano la scuola in presenza"

Di Luca Andreazza - 14 marzo 2021 - 05:01

TRENTO. "Quando el tacon l'è pezo del bus", "I bimbi sono tutti uguali...non esistono bambini di seria a o b", "Scusi presidente, la scuola è un diritto che deve essere garantito a tutti i bambini", "Con tutto il rispetto per i sanitari, ma gli altri bimbi che hanno i genitori che lavorano anche in zona rossa?", "Una presa in giro", "Hai toppato alla grande". E' una pioggia di critiche per Maurizio Fugatti, governatore della Provincia di Trento

 

Il Trentino si appresta a entrare in zona rossa e con lunedì 15 marzo c'è la necessità di adeguarsi alle nuove regole per fronteggiare questa fase dell'emergenza Covid-19. C'è anche quella che prevede la chiusura delle scuole tanto temuta dalle famiglie trentine. E poche ore fa il presidente Fugatti ha firmato un’ordinanza con la quale si consente, oltre ai bambini con bisogni educativi speciali tenuti in considerazione dal Dpcm, anche ai figli o ai minori in affido di operatori sanitari di continuare a frequentare asili e scuole dell'infanzia in presenza.

 

Una decisione che è stata veicolata anche sui profili social del governatore. Apriti cielo perché in pochissimo tempo sono arrivati tantissimi commenti; una pioggia di critiche, reazioni in grande prevalenza contrarie e che lascia moltissime famiglie interdette per questa scelta che viene considerata poco equa. Nessuno mette in dubbio gli sforzi del personale sanitario per l'emergenza coronavirus, ma i cittadini sono perplessi per questa spaccatura creata proprio da piazza Dante: "" per questa categorie e "no" per altri.

Una decisione che potrebbe creare anche qualche grattacapo organizzativo. Una valutazione probabilmente demandata poi ai singoli istituti che potrebbero essere stati chiamati a trovare le opportune soluzioni in poco più di 24 ore. "Una scelta che si può anche comprendere. Se c'è una copertura giuridica - dice l'ex presidente Ugo Rossi - vale la pena però allargare questa possibilità a tutte le categorie che possono certificare che necessitano la scuola in presenza".

 

Il Dpcm aprirebbe le strutture solo per i piccoli con bisogni educativi speciali. "Le regole a livello statale sono ormai consolidate. Non vorrei che questa ordinanza venisse impugnata dal governo. Se però sono state portate avanti le verifiche e giuridicamente regge eventuali ricorsi o si può agire in questo senso - aggiunge Rossi - allora la decisione andrebbe allargata a tutti quei cittadini che necessitano di questo servizio".

 

Insomma, si va (quasi) tutti in Dad. "E' passato un anno dal primo lockdown. Forse - spiega l'ex assessore Luca Zeni - si può anche pretendere un minimo di programmazione senza passare per polemici? Ci si sarebbe aspettati un po' di organizzazione in quanto non è mai stato possibile escludere il passaggio in zona rossa, soprattutto nelle ultime settimane era un'eventualità purtroppo concreta. Invece si improvvisa, sempre".

La curva nelle ultime settimane è ritornata a salire con l'allerta sull'occupazione delle terapie intensive. Il Trentino è entrato in zona arancione e da circa un mese è considerato "dark red zone" dall'Unione europea per l'incidenza del contagio, un tasso superiore ai 250 casi ogni 100 mila abitanti per il quale già il governo aveva "suggerito" un passaggio in modalità didattica a distanza per le scuole di ogni ordine e grado. 

 

Una decisione arrivata tramite ordinanza come un fulmine a ciel sereno. "Venerdì 12 marzo in tarda mattinata - prosegue il consigliere provinciale in quota Partito democratico - c'è una comunicazione della Provincia alle scuole, si ipotizza la chiusura ma non è ancora certo. Nessun riferimento a possibile presenza a scuola dei bambini degli operatori sanitari; ancora venerdì 12 alle 18, ecco la conferenza stampa del presidente Fugatti che preannuncia la chiusura delle scuole, salvo i bambini con bisogni educativi speciali; sempre venerdì le scuole si organizzano di conseguenza; sabato 13 marzo c'è l’ordinanza: oltre ai Bes possano andare anche i figli degli operatori della sanità".

In queste ore si obbliga tutto il settore dell’istruzione a una lotta contro il tempo per arrivare pronti a lunedì perché avere una parte di bambini in presenza significa dover dividere gli insegnanti tra presenza e didattica a distanza, insegnanti che a loro volta spesso hanno figli che devono rimanere a casa in Dad e che non hanno avuto la possibilità di organizzarsi, avendo avuto indicazioni diverse fino a poche ore prima.

 

"La situazione è sicuramente molto complessa, la scelta di lasciare in presenza i figli dei sanitari è condivisibile, anche se tra i lavoratori essenziali si potrebbero ricomprendere anche altre categorie. Si può prendere una decisione più equa. Ma non si poteva programmare tutto in anticipo? Si mette in difficoltà tutti. Alla fine sarà l’impegno di chi è in prima linea a consentire che tutto funzioni, ma se ogni tanto si facilitasse il loro lavoro, sarebbe sicuramente cosa buona e giusta", conclude Zeni.

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