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Coronavirus, zona rossa ma Fugatti forza la mano e riapre le scuole (in alcuni casi per due giorni e al massimo per tre). Mazzacca: ''Scelta assurda e unilaterale"

Dopo la scelta della Pat di riaprire le scuole dell'infanzia e primarie lunedì 29 marzo, nonostante la zona rossa, tra i docenti c'è sgomento. Mazzacca (Cgil): "Decisione unilaterale e fuori di testa? In base a quali dati è stata fatta?". Il concetto è ribadito anche dal sindaco Franco Ianeselli e dal consigliere Luca Zeni

Di Davide Leveghi - 26 March 2021 - 13:30

TRENTO. “E' una cosa fuori di testa. Una decisione unilaterale che porta alla riapertura per 3 soli giorni, in qualche caso solo per 2. E perché? In base a quali dati?”. Commenta così la referente per la scuola di Cgil Trentino Cinzia Mazzacca. L'annuncio della Pat di voler riaprire le scuole dell'infanzia e primarie lunedì 29 marzo, nonostante la classificazione delle autorità sanitarie centrali, ha spiazzato il mondo della scuola.

 

Le avvisaglie erano nell'aria da tempo. Diversi esponenti della giunta hanno espresso più volte la volontà di riaprire alla scuola in presenza, confermata poi ufficialmente nella conferenza stampa indetta per la tarda mattinata di venerdì 26 marzo. “L'incidenza del Trentino è pari a 279 contagi ogni 100mila abitanti, in calo rispetto alle scorse settimane – ha dichiarato il presidente Maurizio Fugatti – questo ci fa pensare che verrà confermata la permanenza del nostro territorio in zona rossa. Quindi fino a post-Pasqua”.

 

Fatta la premessa, il governatore ha poi “sganciato la bomba”: “Questa mattina ci siamo riuniti, abbiamo fatto l'analisi dei numeri delle ultime ore e va segnalato che nelle ultime settimane l'Iss fornisce un dato che non è pubblico ma che vogliamo dire, l'Rt augmented, Rt che cerca di interpretare il futuro dato di Rt nelle settimane a venire. È una previsione di come sarà. E questo dato ci porta ad avere un Rt in calo, al valore di 0.85. Fatta questa analisi la giunta si è riunita e ha preso in parola quanto detto da Draghi sulle scuole e ha dichiarato che il governo sta valutando di aprire una parte delle scuole in zona rossa. Noi auspichiamo che nelle prossime ore il governo lo faccio. La giunta ha deciso che le scuole elementari riapriranno”.

 

Per dopo Pasqua si ragiona anche su medie e superiori al 50% in presenza, ha aggiunto l'assessore all'Istruzione Mirko Bisesti. A tornare in classe, intanto, saranno circa 45mila alunni tra scuole dell'infanzia e primarie, con gli istituti già informati, così come gli insegnanti.

 

“Siamo insegnanti e allo stesso tempo cittadini, quindi ci chiediamo in base a cosa la Pat abbia deciso di riaprire le scuole. È una scelta fatta al di fuori da ogni regola della zona rossa, non concordata con i sindacati – ha dichiarato un'insegnante, messasi in contatto con il nostro giornale un attimo prima della comunicazione da parte della Pat - con quale ratio è stata fatta? Il governo parla di rientrare a scuola solamente con un test e noi 'fugattiani' riapriamo tutto e chi se ne importa. Questo per accontentare dei genitori. Come è possibile che procediamo con una legge autarchica?”.

Come hanno preso la notizia i docenti? “Siamo sorpresi e perplessi. Mancano pochi giorni alle vacanze di Pasqua. Tutti ci danno rossi, ma la Provincia ha dati differenti?”. Tutti concetti ribaditi da chi dei docenti è deputato a difenderne i diritti. “Non si capisce quali dati tranquillizzino tanto la Pat per decidere di riaprire – spiega Mazzacca – inoltre il calendario deliberato dalla giunta stessa stabilisce che il giorno giovedì 1 aprile comincino le vacanze di Pasqua. Il venerdì, dunque, si comunica che il lunedì si riaprirà. Per tre giorni, in alcuni casi due perché alcune scuole hanno gestito i propri giorni liberi così. Come fanno le scuole a riorganizzarsi?”.

 

La decisione, nondimeno, è avvenuta in maniera unilaterale, senza che docenti e sindacati venissero interrogati. “E' molto grave perché non si è data informazione della scelta e la riapertura avviene in zona rossa senza che via siano state alcuna fornitura di dispositivi adeguati per gli insegnanti o revisione dei protocolli – continua la sindacalista della Cgil – siamo in una fase diversa della pandemia. Prima non colpiva i bambini piccoli, ora con la variante inglese sì. Gli insegnanti vengono mandati allo sbaraglio, senza sicurezza”.

 

L'ipotesi dei test ventilata dal governo in Piazza Dante non è stata ancora presa in considerazione. “Lo screening serve per capire con che frequenza di registra una positività tra i bambini o i ragazzi e se modificare i protocolli. Ora vedremo con i test salivari. La Pat non li ha mai ritenuti necessari perché parte dal presupposto che nelle scuole non ci siano contagi. Eppure a noi i dati per dire questo ufficialmente non sono mai stati forniti. Mai pubblicati. Lo dicono loro che non ci sono contagi nelle scuole”.

 

“Nei giorni in cui AstraZeneca veniva sospeso, in una riunione Ferro ci diceva che la riapertura sarebbe avvenuta in sicurezza dopo Pasqua perché il 70% degli insegnanti primari sarebbe stato vaccinato – conclude – poi è successo quello che è successo. Perché allora questa scelta? Io non so nemmeno quanti siano i genitori contrari alla dad, ma credo che la maggior parte sia conscia dei pericoli dei contagi a scuola, con i bambini o i ragazzi che rischiano di portarli in famiglia. Tutti vogliamo la scuola in presenza, ma in sicurezza”.

 

E tale concetto è al centro di alcune reazioni alla decisione della Pat. “Chiediamo l'apertura della scuola quanto prima, soprattutto per i più piccoli. Ma chiediamo anche che il ritorno in classe avvenga in sicurezza, con un piano che preveda controlli, tamponi, monitoraggio stretto sull'andamento dei contagi – ha commentato il sindaco di Trento Franco Ianeselli – chiediamo inoltre che ci sia una condivisione con il Commissario del governo e un confronto con lo Stato. Perché bisogna riaprire per poi non chiudere più”.

 


 

“Sono molto perplesso della decisione della Pat, ancora una volta improvvisa e senza un percorso di confronto con chi queste scelte deve poi attuarle – è stato invece il commento del consigliere provinciale Luca Zeni – le scuole sono chiuse da due settimane e tra pochi giorni ci saranno le vacanze di Pasqua. Il Trentino rimarrà zona rossa, ma la Provincia decide di forzare giuridicamente rispetto alle disposizioni nazionali, per riaprire nidi, asili e elementari per 3 giorni. E poi chiudere tutto fino a dopo Pasqua. È vero che tutti chiediamo di riaprire il prima possibile, ma questa scelta sembra solo simbolica, più dettata dalla volontà elettorale di accontentare una richiesta diffusa, che dalla logica. In questa situazione forse sarebbe stato più saggio non aprire una finestra di tre giorni, dopo due settimane di dad e prima di una settimana di vacanze, col rischio di compromettere parte dei sacrifici fatti. Per 3 giorni era meglio tenere duro tutti e riprendere in presenza con la curva dei contagi in calo dopo Pasqua. Speriamo di non dover pagare certe scelte tra qualche settimana”.

 


 

Per la giornata di sabato 27 marzo, a Trento era stata intanto organizzata un'altra manifestazione per la scuola in presenza. A promuoverla il comitato nazionale Scuola in presenza, protagonista di altre simili iniziative in Primiero e a Rovereto (QUI e QUI gli articoli).

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