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Scuole chiuse ma c’è la deroga per i figli dei sanitari, Zanella: “Le donne le più penalizzate, intervenire immediatamente per tutelare tutte le categorie di lavoratori”

Scuola aperte per i figli dei sanitari? Zanella: “Positivo che si sia trovata questa soluzione almeno per i bambini più piccoli, ma si tratta comunque di una soluzione parziale che rischia di mettere in difficoltà altre categorie di lavoratori”

Di T.G. - 13 March 2021 - 20:10

TRENTO. Con la Provincia di Trento che da lunedì 15 marzo entra in zona rossa sarà necessario adeguarsi alle nuove regole, fra queste quella che prevede la chiusura delle scuole tanto temuta dalle famiglie trentine. Nel pomeriggio però, il presidente della Pat Maurizio Fugatti ha firmato un’ordinanza con la quale si consente, oltre ai bambini con bisogni educativi speciali tenuti in considerazione dal Dpcm, anche ai figli o ai minori in affido di operatori sanitari di continuare a frequentare asili e scuole materne in presenza.

 

Positivo che si sia trovata questa soluzione almeno per i bambini più piccoli – commenta Paolo Zanella di Futura – ma si tratta comunque di una soluzione parziale che rischia di creare un’altra categoria di lavoratori (in particolare lavoratrici) che si troverà in difficoltà: maestre di nidi e scuole d’infanzia che non sapranno come gestire i propri di figli a casa da scuola. Quindi si risolve un problema da una parte e se ne apre uno dall’altra. E poi i bambini della primaria? Quelli mica sono autonomi”. 

 

Secondo il consigliere di Futura servono interventi più strutturali per i sanitari e gli altri lavoratori, e soprattutto lavoratrici, di servizi essenziali. “I periodi di aspettativa previsti dal Governo, spesso non sono usufruibili dai lavoratori della sanità perché sotto organico e in piena emergenza. Il bonus baby sitter, invece, potrebbe essere uno strumento valido, ma andrebbe integrato dalla Provincia, anche attraverso il Fondo Sociale Europeo. Invece la Giunta potrebbe autorizzare almeno la possibilità tra piccoli gruppi di colleghi di aggregare i propri figli per supportarsi vicendevolmente durante i turni di lavoro”.

 

Il problema della scuola in zona rossa è trasversale e come osserva Zanella “la lunga esperienza dello scorso anno ci ha insegnato che questa chiusura porta con sé gravi conseguenze. Innanzitutto l’impatto psicologico che l’assenza di relazionalità ha su bambini e ragazzi. Un impoverimento emotivo, con l’aumento del rischio di dispersione scolastica con tutte le conseguenze sul futuro delle giovani generazioni”. In questo senso l’obiettivo principale, oltre a garantire supporto psicologico, dovrebbe essere quello di limitare il più possibile il periodo di chiusura.

 

C’è però anche un altro aspetto da tenere in considerazione: l’accentuazione delle diseguaglianze socio-economiche. “Si ritorna allo scorso lockdown dove non tutte le famiglie avevano gli strumenti tecnologici o le competenze per permettere ai figli di seguire la Dad. Infine – prosegue Zanelle – il pesantissimo impatto sulle famiglie, da chi deve lavorare a casa a chi invece non può farlo. Una fonte di disagio e stress, specie per chi ha abitazioni piccole e inadatte”.

 

Ultimo aspetto, ma non meno importante è quello che vede il lavoro femminile più penalizzato dal lockdown “perché come sempre saranno prevalentemente le donne a stare a casa e a farsi carico dei figli costretti a non andare a scuola. In un Paese in cui è più facilmente sacrificabile il lavoro femminile, perché mediamente meno retribuito, servono in prospettiva interventi non solo di conciliazione delle responsabilità professionali e genitoriali, ma anche di più equa condivisione dei lavori di cura tra i genitori e soprattutto politiche che portino a maggiore occupazione femminile e parità salariale”.

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