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Scuole chiuse ma Fugatti introduce la deroga per i figli dei sanitari: ''Queste le regole''. Una circolare però include solo i Bes, l'ordinanza della Pat rischia l'impugnazione?

Non si placano le polemiche per la deroga contenuta nell'ordinanza della Provincia che consente, oltre ai bambini con bisogni educativi speciali tenuti in considerazione dal Dpcm, anche ai figli o ai minori in affido di operatori sanitari di continuare a frequentare asili e scuole dell'infanzia in presenza. Il governatore è così intervenuto per cercare di smorzare il polverone che si è alzato a seguito di questa decisione

Di Luca Andreazza - 14 marzo 2021 - 19:35

TRENTO. "Il servizio sanitario è un servizio essenziale. Oggi il Dpcm nazionale permette di tenere aperti i servizi per l’infanzia solo alle famiglie degli operatori sanitari". Così il presidente Maurizio Fugatti. "Per tutti gli altri non è concessa alcuna deroga. L'autonomia trentina purtroppo ora non può fare nulla, dobbiamo adeguarci a Roma. Se non viene concessa la deroga per il servizio sanitario, il rischio è che vengano a mancare medici e infermieri e questo non possiamo permettercelo".

 

Non si placano le polemiche per la deroga contenuta nell'ordinanza della Provincia che consente, oltre ai bambini con bisogni educativi speciali tenuti in considerazione dal Dpcm, anche ai figli o ai minori in affido di operatori sanitari di continuare a frequentare asili e scuole dell'infanzia in presenza. Il governatore è così intervenuto per cercare di smorzare il polverone che si è alzato a seguito di questa decisione (Qui articolo).

 

"Se nei prossimi giorni il governo centrale ci permetterà di allargare la platea, la Provincia di Trento non si tirerà indietro, perché, come abbiamo sempre cercato di fare in passato, sappiamo quanto è importante per i nostri figli andare a scuola", conclude così Fugatti il post sui social e l'intervento video. C'è però il fortissimo rischio che piazza Dante si sia infilata in un vicolo cieco, pur in presenza di una disposizione per certi aspetti comprensibile. 

 

Una circolare del ministero dell'istruzione riporta che "Nell'ambito di specifiche, espresse e motivate richieste, attenzione dovrà essere posta agli alunni figli di personale sanitario (medici, infermieri, Oss, Osa...), direttamente impegnato nel contenimento della pandemia in termini di cura e assistenza ai malati e del personale impiegato presso altri servizi pubblici essenziali, in modo che anche per loro possano essere attivate, anche in ragione dell'età anagrafica, tutte le misure finalizzate alla frequenza della scuola in presenza". Si parla di categorie considerate essenziali. La platea potrebbe quindi essere allargata, non solo esclusivamente al personale sanitario. 

 

C'è, però, una circolare, sempre da Roma che sembra rimettere in ordine la questione, la più recente. La data è quella del 7 marzo. Il Capo di gabinetto del ministero dell’istruzione ha confermato che allo stato le uniche deroghe alla sospensione della frequenza in presenza sono quelle previste dall'articolo 43 del Dpcm: "Sono sospese le attività dei servizi educativi dell'infanzia di cui all'art. 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e le attività scolastiche e didattiche delle scuole di ogni ordine e grado si svolgono esclusivamente con modalità a distanza. Resta salva la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l'uso di laboratori o in ragione di mantenere una relazione educativa che realizzi l'effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali, secondo quanto previsto dal decreto del Ministro dell'istruzione n. 89 del 7 agosto 2020, e dall'ordinanza del Ministro dell'istruzione n. 134 del 9 ottobre 2020, garantendo comunque il collegamento on line con gli alunni della classe che sono in didattica digitale integrata".

 

Ci sarebbe quindi una marcia indietro proprio di Roma. E solo il Governo nazionale può quindi modificare o integrare il testo del Dpcm con ulteriori deroghe per specifiche categorie di alunni. Si aggiungono anche le lamentele della Regione Lombardia con il commento di Attilio Fontana di due giorni fa: "La mia richiesta per la scuola in presenza per figli di personale sanitario non è stata accolta. Insisterò". Non sembrano però esserci ulteriori aggiornamenti.

 

A far propendere che non sarebbero ammesse deroghe, nemmeno per il personale sanitario anche le disposizioni contenute nel decreto legge del 13 marzo per il periodo 15 marzo-6 aprile per "il genitore di figlio convivente minore di anni 16, lavoratore  dipendente,  alternativamente  all'altro  genitore,  può
svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile per  un  periodo corrispondente in tutto o in  parte  alla  durata  della  sospensione dell'attività didattica in presenza del  figlio
". Sono previsti dei congedi, mentre per il personale sanitario c'è il bonus baby-sitting.

 

"I lavoratori dipendenti del settore sanitario, pubblico e privato accreditato, appartenenti alla categoria dei medici, degli infermieri, dei tecnici di laboratorio biomedico, dei tecnici di radiologia medica e degli operatori socio-sanitari, per i figli conviventi minori di anni 14, possono scegliere la corresponsione di uno o più bonus per l'acquisto di servizi di baby-sitting nel limite massimo complessivo di 100 euro settimanali". Insomma, la partita è ingarbugliata e le varie disposizioni non aiutano a chiarire il quadro, anche se il vicolo preso dalla Pat non sembra comunque corretto o equo.

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