Contenuto sponsorizzato

Coronavirus, tracciamento saltato e virus nelle Rsa, ma per la Pat il Trentino “è ai vertici nazionali”. Bassi: “Meno slogan e più lavoro per recuperare il tempo perduto”

Tra la comunicazione della Provincia sul Coronavirus in Trentino e la realtà sul territorio lo scollamento inizia ad apparire sempre più profondo. Dal tracciamento al numero di tamponi effettuati, dai test rapidi ai "contagi fantasma", passando per le Rsa, il quadro si fa sempre più confuso. L'ex rettore Davide Bassi: "Basta slogan, tecnici e politici si concentrino nel recuperare il tempo perduto"

Di Davide Leveghi - 08 novembre 2020 - 22:05

TRENTO. Basta slogan e mettersi al lavoro seriamente e davvero per recuperare il tempo perduto. È questo il contenuto dell’appello lanciato da Davide Bassi, ex rettore dell’Università di Trento e attento osservatore della gestione provinciale dell’emergenza sanitaria. Una gestione che se nella prima ondata non poteva che scontare inevitabilmente l’eccezionalità e la novità della circostanza, in questa seconda ha invece dimostrato impreparazione, lentezza e confusione.

 

Già nella prima fase emergenziale, d’altronde, sul lungo periodo la giunta era incappata in non pochi errori. Al di là del singolo giudizio sui singoli assessori, tra chi veniva palesemente marginalizzato dal presidente Maurizio Fugatti e chi proprio non si faceva vedere, lasciando perplessi i settori, su tutti la scuola, che avrebbero necessitato della presenza di una figura ferma e in grado di assumersi anche delle minime responsabilità, piuttosto nota è la vicenda dell’incompletezza con cui la Pat comunicava i dati sui contagi.

 

In collaborazione con l’ex rettore Bassi, noi de ildolomiti.it avevamo infatti portato all’attenzione dell’opinione pubblica come nonostante dei dati alquanto preoccupanti il Trentino apparisse a livello nazionale come uno dei territori con contagio più basso d’Italia. Era l’inizio di maggio, i dati non sembravano affatto in “discesa libera”, e un inghippo doveva pur esserci. A svelarlo fu niente meno che il Ministero della Salute, che attraverso una comunicazione data in risposta proprio allo stesso Davide Bassi (che da parte sua aveva chiesto lumi in primis all’Apss e alla Pat senza ricevere alcuna risposta) evidenziò “un evidente fraintendimento” della direttiva con cui da Roma si chiedeva ai territori di comunicare i dati.

 

Invece che comunicare i dati totali, infatti, la Provincia di Trento aggiornava le statistiche di Roma inserendo solo quelli di chi aveva presentato sintomi negli ultimi 5 giorni, finendo per falsare il “piatto” e trasformare il Trentino da territorio con numeri analoghi (in percentuale) alla Lombardia in territorio virtuoso tanto quanto le regioni a “contagio 0” come l’Umbria (QUI e QUI gli articoli). 

 

Passata la prima tempesta, in cui il Trentino aveva palesato grandi difficoltà in ambienti come le Rsa, falcidiate dall’intrusione del virus, l’estate avrebbe dovuto portare consiglio e permettere di preparare la seconda ondata. A guardare i dati e le tante segnalazioni provenienti dai cittadini, abbandonati a sé stessi per settimane, la situazione pare però tutt’altro che migliorata.

 

Adesso ci raccontano che ‘Dai dati emerge anche una realtà che è capace di tenere monitorata l’epidemia…con tamponi e contact tracing. Su quest’ultimo fronte (la tracciatura dei contatti) la Provincia di Trento è ai vertici nazionali’ – incalza sul suo blog Bassi – ma parliamo della stessa Provincia di Trento che per ammissione di un alto dirigente sanitario pochi giorni fa riconosceva di non essere più in grado di fare contact tracing, con i positivi al test rapido antigenico che vengono sistematicamente abbandonati a sé stessi per almeno una settimana prima di poter fare il tampone molecolare? Parliamo della stessa Provincia di Trento dove ogni giorni si segnalano nuovi problemi nelle Rsa? Parliamo della stessa Provincia di Trento dove il 10% degli attualmente positivi è ricoverato in ospedale, contro un valore medio nazionale che è quasi la metà?”.

 

Leggendo Bassi non si può non notare la carica polemica, ma ciò che sostiene, dati alla mano, appare difficile da smentire. C’è in primis il fallimento del contact tracing, infatti, a confutare la capacità dell’Azienda sanitaria trentina a tener monitorata la situazione. Era quasi la fine d’ottobre quando il direttore del Dipartimento prevenzione Antonio Ferro ci dichiarava che di fronte ai tanti casi che “risalire all’origine del contagio risulta più difficile”.

 

Ogni operazione di tracciamento con numeri che quotidianamente corrono attorno ai 200 contagi di media appare operazione decisamente complicata e ne viene pertanto che un contagiato, una volta raggiunto dalla notizia della positività, deve procedere autonomamente nel comunicare la propria situazione a tutti i contatti avuti negli ultimi 15 giorni.

 

Il discorso si fa ancora più problematico, poi, entrando nella questione dei test rapidi. Dopo alcuni giorni, la Provincia ha compiuto la scelta di non comunicare le positività individuate con i test rapidi o antigenici perché poi sarebbe arrivata la conferma con il tampone molecolare. Ma le procedure si sono allungate e il rischio è quello di trovare ora un negativo. Se ne deduce, quindi, che nel bollettino quotidiano comunicato da Apss il numero di positivi nelle ultime 24 ore non rappresenti che una porzione del totale dei positivi individuati, visto che alcuni saranno più fortunati e non vedranno confermata la positività nei tamponi molecolari, ma molti altri saranno invece quelli effettivamente positivi al Covid.

 

Secondo Progetto Salute, azienda che si occupa di medicina del lavoro e che compie i test rapidi a pagamento, con i tamponi antigenici i dati del contagio quotidiano in Trento sostanzialmente raddoppierebbero. “Da noi circa il 20% delle persone testate risulta positiva”, ci raccontava il direttore Azelio De Santa.

 

La scelta di non comunicarli, dunque, oltre a rappresentare una mancanza di trasparenza verso la cittadinanza – che probabilmente acquisirebbe maggiore consapevolezza della diffusione del virus – anche in questo caso corre il rischio di falsificare la realtà. Com’è possibile, infatti, che una persona risultata positiva al test antigenico, con sintomi chiaramente ascrivibili al Covid, passata dai 7-10 giorni di isolamento e negativizzata al test molecolare di conferma non rientri nei numeri dei contagiati? Con centinaia di persone rimaste a casa per settimane e molte volte abbandonate a sé stesse da un’Azienda sanitaria che non riesce a tenere il passo dei nuovi positivi, il rischio è che i “contagi fantasmi” siano moltissimi.

 

Il paradosso s’ingigantisce inoltre se calcoliamo che molti di quei contagi mai entrati nelle statistiche finiscono per entrarvi come negativizzati ai tamponi molecolari. Da qui la comunicazione che in fondo il Trentino non sta andando così male, specie di fronte ad un contagio decisamente fuori controllo nella provincia sorella, l’Alto Adige (dove da giorni si superano i 700 casi quotidiani) - in cui non a caso, nonostante l’inserimento nella fascia gialla decisa da Roma, il presidente Arno Kompatscher ha deciso misure da “zona rossa" - o delle vicina provincia di Belluno. 

 

E se anche il mantra che si sente da mesi secondo cui il Trentino sarebbe la provincia che fa "più tamponi di tutti" forse deve essere rivalutato - quante sono effettivamente le persone testate? - diviene chiaro che lo scollamento fra la comunicazione della autorità e la realtà sul territorio si approfondisce. La stessa crescita dei ricoveri, d’altronde, sta confutando la sicurezza con cui il presidente Fugatti rassicurava la popolazione e la stampa al principio di questa seconda ondata. Attualmente le strutture ospedaliere trentine ospitano infatti 275 ricoverati nei normali reparti e 20 pazienti in terapia intensiva. La situazione nelle Rsa, invece, è tornata sotto ai riflettori, con ultimi casi segnalati a Mori e Brentonico.

 

In conclusione la situazione reale appare ben diversa da quanto presentato dalla giunta. Lo stesso “balletto” sulle ordinanze, firmate e poi ritirate, impugnate e bocciate da Roma, non fa bene ad un territorio che ha costruito le sue fortune sull’efficienza, in cui l’autonomia significa innanzitutto buona amministrazione. Svilita, l’efficienza trentina finisce così per essere un guscio vuoto.

 

Ma non è tutto perduto. “Mi permetto di consigliare a tutti, politici e tecnici – conclude Bassi – di rilasciare meno dichiarazioni prive di fondamento ed interviste auto-assolutorie, concentrandosi sul lavoro che è necessario fare per recuperare il tempo perduto”.

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione del 30 novembre 2021
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
01 December - 09:34
L'incidente è avvenuto nelle prime ore di questa mattina  sul territorio di Peio all'altezza del bivio per la frazione di Celledizzo. [...]
Cronaca
01 December - 05:01
L'opinione di chi da molti è stato definito "l'angelo dei bambini". Padre, nonno, pediatra e fondatore dell’associazione “Amici [...]
Cronaca
01 December - 08:29
Tra Trentino e Veneto gelo e raffiche di vento. L'analisi fatta dall'associazione MeteoTriveneto. Le centraline meteorologiche nei giorni scorsi [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato