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Coronavirus, Ruscitti rassicura: ''Fino a ieri Trentino zona verde, poi gialla perché Conte non voleva dare eccessive sicurezze''. Ma nessuno risponde sui test antigenici

Mentre Trento e Bolzano sono finite entrambe nella fascia gialla in Alto Adige Kompatscher applica misure da ''zona rossa'' conscio della gravità della situazione per cercare di salvare il dicembre. In Trentino c'è chi (nonostante i morti siano di più di quelli di Bolzano e i ricoveri aumentino riducendo il ''gap'' con l'Alto Adige) continua a minimizzare e non si danno i numeri sui positivi con test antigenico, positivi che esistono nella realtà (e rischierebbero di raddoppiare i numeri che vengono comunicati) ma che nelle statistiche finiscono tendenzialmente quando sono negativi

Di Luca Pianesi - 05 novembre 2020 - 20:15

TRENTO. ''Noi fino alle 18 di ieri eravamo verdi, poi abbiamo scoperto di essere gialli perché, come ha spiegato il presidente Conte, verdi avrebbe dato una sensazione di eccessiva sicurezza. Abbiamo Lombardia, Alto Adige e Bellunese vicini che ci preoccupano ma nel disastro nazionale noi abbiamo indicatori importanti che ci fanno essere retroguardia del Paese. Il Trentino nei dati, comunque preoccupanti, è in fondo alla classifica''. Questo il dirigente generale del dipartimento salute della Provincia di Trento Giancarlo Ruscitti durante la conferenza stampa via web (anche perché il presidente Fugatti è in positivo in isolamento a casa) tenuta dai responsabili della Pat con i giornalisti collegati.

 

Parole molto rassicuranti per un territorio, il Trentino, che, si è ripetuto in questa conferenza, nel quadro generale nazionale molto complicato starebbe meglio degli altri. Ed effettivamente i dati dicono che ci sono meno contagi trovati in Trentin che nel vicino Alto Adige che pur di salvare le settimane a ridosso del Natale sta cercando il più possibile di trovare i positivi e anche se è stato inserito in ''fascia gialla'' come il Trentino sta trattando il suo territorio da ''fascia rossa'', perché meglio perdere il mese di novembre e tentare di tornare aperti a dicembre e magari gennaio che fare l'operazione inversa. Poi, a ben vedere i ricoveri in ospedale in Trentino sono 239, e quelli in Alto Adige sono 267 (ce ne sono 68 nelle strutture private mentre per Trento non si conosce questo dato), l'Alto Adige ha 18 persone in più in terapia intensiva ma ha 15 morti in meno del Trentino. Insomma dati non diametralmente opposti mentre, obbiettivamente, i positivi trovati in Alto Adige sono davvero molti di più: quasi 8.000 contro i poco più di 5.000 del Trentino in questa seconda ondata

 

Due elementi, però, non vengono considerati: il Trentino da giorni è fanalino di coda per quanto riguarda le persone testate in proporzione ai positivi. Vengono eseguiti tanti tamponi, è vero, ma a poche persone (quindi ci sono tanti tamponi di controllo e ripetuti alle stesse persone per cercare la negativizzazione) e la percentuale di positivi per persone testate raggiunge vette altissime, spesso prossime al 50% (uno su due). Qui sotto il grafico di ieri elaborato da Gedi Visual e qui l'approfondimento del 2 novembre.

 


 

E a fronte di questi dati ci sono le centinaia di persone che vengono trovate positive ogni giorno con i test antigenici e non vengono, giustamente, come da richiesta ministeriale, inserite nei conteggi ufficiali. Il problema è che queste persone esistono e se venisse fatto loro il tampone immediatamente finirebbero anche nelle statistiche, invece ora il tampone interviene (come ha spiegato Ferro ieri) di fatto solo per ''liberare'' la persona contagiata, per cercare di vedere se è tornata negativa e così il tampone che finisce nel conteggio ufficiale è quello che va a caccia del negativo mentre il test che trova il positivo non compare nelle statistiche. 

 

Tutto a norma di legge, per carità, però, lo ripetiamo da giorni, forse bisognerebbe spiegare alla popolazione che i positivi in circolazione sono molti di più rispetto a quelli che passano dai bollettini ufficiali proprio per tentare di mantenere alta l'attenzione e cercare di abbassare la curva il prima possibile, così da salvare quelle parti dell'anno fondamentali dal punto di vista economico magari sacrificando un pochino questi giorni comunque ormai compromessi. Al presidente Fugatti abbiamo chiesto di fornire qualche dato al riguardo, di dirci quanti sono i positivi trovati in media giornalmente con i test antigenici e la (non)risposta è stata che ''noi ci stiamo comportando come si comporta il resto del territorio del Paese''.

 

Poi però ha aggiunto, forse nel tentativo di giustificare il fatto che i positivi trovati con questo metodo sono tanti, che ''noi li facciamo solo sui sintomatici perché su questi hanno un alta affidabilità mentre gli altri li fanno anche sugli asintomatici e quindi se noi comunicassimo questi dati avremmo la curva dei positivi che si impennerebbe. Noi, quindi, come da richiesta ministeriale comunichiamo solo i positivi con i tamponi''. Come dire i positivi in più in circolazione ci sono, ma a noi chiedono di comunicare quei dati lì e in questo modo riusciamo anche a restare in ''zona gialla'', anzi ''verde'' come ha spiegato il dg Ruscitti. Noi preferiamo conclude con le parole del direttore generale dell'Apss Benetollo: ''Il Trentino pur nell'aggravamento della situazione attuale, con 15 ricoverati in terapia intensiva, è messo meglio della media nazionale. Dall'altro lato stanno aumentando i ricoveri e questo deve indurci a fare quello che sappiamo essere fondamentale: metro e mezzo di distanza e usare sempre la mascherina''. 

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