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| 02 nov 2020 | 20:13

Coronavirus, in Trentino il rapporto nuovi contagi/persone testate oltre il 50%. Il Patt: “Servono dati più puntuali per comprendere l’evoluzione dell’epidemia”

Il Patt chiede di fare chiarezza sui dati dell’epidemia in Trentino: “Il numero di tamponi comunicato dalla Provincia è sì elevato, ma non si riesce a comprendere quali siano i test che vengono effettuati sulla cittadinanza e quali invece siano quelli prescritti agli ospiti delle Rsa che sono costantemente monitorati a cadenza programmata”

di Tiziano Grottolo

TRENTO. Da molto tempo l’azienda sanitaria trentina analizza un buon numero di tamponi, le persone testate però non raggiungo mai cifre troppo elevate tanto che il rapporto tra nuovi contagi e persone testate si aggira stabilmente sopra il 40% (mentre il 2 novembre ha superato il 50%), ciò significa che per ogni 2 persone testate (all’incirca) una è positiva.

 

“La Pat – osservano gli autonomisti Paola Demagri, Ugo Rossi e Michele Dallapiccola – comunica ogni giorno quanti siano i tamponi effettuati sul territorio trentino e quanti di essi risultino positivi, ma per poter leggere al meglio questo dato occorre tenere in considerazione a chi vengono eseguiti e quanti di questi siano controlli periodici su alcune fasce della popolazione e quanti ancora siano eseguiti su soggetti non coinvolti direttamente in determinate situazioni”. Al momento infatti, i tamponi restano lo strumento di verifica più importante per avere un quadro dell’evoluzione del contagio da Covid-19 sul territorio.

 

“Il numero di tamponi comunicato dalla Provincia – proseguono le Stelle alpine – è sì elevato, ma non si riesce a comprendere quali siano i tamponi che vengono effettuati sulla cittadinanza e quali invece siano quelli prescritti agli ospiti delle Rsa che sono costantemente monitorati a cadenza programmata e che, in caso di positività di un soggetto all’interno della struttura, vengono tamponati per escludere contagi fra gli altri ospiti”. Numeri che potrebbero incidere molto sul totale visto che in provincia di Trento ci sono ben 54 Rsa con più di 4000 posti letto dedicati.

 


 

Per esempio, così come rilevato da Gedi Digital che analizza i dati della protezione civile, l’1 novembre in Trentino sono stati effettuati 2610 tamponi su 507 persone (i contagi sono stati 210), i tamponi di controllo sono stati l’80,6%, mentre i tamponi diagnostici rappresentano il 19,4% del totale. Ciò significa che il rapporto tra nuovi contagi e le persone testate era oltre il 40%. Il 2 novembre invece, lo stesso rapporto raggiunge il 53%, perché a fronte di 353 persone testate e 187 contagi sono stati effettuati 937 test.

 

Come sottolineato dagli autonomisti, per meglio comprendere i dati diffusi dalla Pat, questi dovrebbero essere scorporati “perché solo conoscendo la percentuale di popolazione residente in Rsa che ha effettuato il test si potrà avere contezza della percentuale di cittadini, non residenti in casa di riposo, che hanno effettuato il tampone”. Proprio per questo Demagri, Rossi e Dallapiccola hanno firmato un’interrogazione per conoscere quanti tamponi siano stati effettuati su gli ospiti in Rsa e quanti sul resto della popolazione.

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