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Coronavirus, nella seconda ondata un terzo dei casi a Trento che martedì in proporzione ha fatto peggio di Milano. Analizzati 3mila tamponi ma testate 449 persone, quale il criterio?

Una seconda ondata del coronavirus che sembra aver preso la direzione di un andamento più ''standardizzato'' per la diffusione di un'epidemia che solitamente si propaga e dovrebbe avere tassi maggiori nelle zone più popolate. E infatti Trento, questa volta sta facendo registrare dei dati molto alti di contagio. In ottobre triplicati i casi di settembre: quasi 10 mila positività da inizio epidemia

Di Luca Andreazza - 30 ottobre 2020 - 04:01

TRENTO. E se la frase ''noi siamo quelli che fanno più tamponi di tutti'', che a ogni conferenza stampa viene ripetuta come un mantra, si rivelasse fragile e in realtà poco indicativa? Se la quantità di tamponi non corrispondesse a una qualità del tampone? Qual è il reale stato dell'arte dell'emergenza Covid-19 a Trento, nel capoluogo? E' vero che ''va tutto bene'' ma è altrettanto vero che in proporzione Trento martedì ha fatto registrare più persone positive rispetto al centro che preoccupa più di tutti, Milano? Sono queste alcune delle domande che ci siamo posti per cercare di affinare l'analisi di quanto accade in questa seconda ondata. 

 

Una seconda ondata del coronavirus che sembra aver preso la direzione di un andamento più ''standardizzato'' per la diffusione di un'epidemia che solitamente si propaga e dovrebbe avere tassi maggiori nelle zone più popolate (Qui articolo). E infatti Trento, questa volta sta facendo registrare dei dati molto alti di contagio (martedì sono stati 105 i positivi a Trento mentre sono stati 768 a Milano città per un rapporto con i residenti dello 0,089% nel capoluogo trentino e dello 0,056% in quello lombardo) mentre nella prima fase erano stati i luoghi del turismo e dello sci a preoccupare di più quasi a creare un nesso tra gli sconsiderati inviti rivolti al Paese ad accorrere sulle piste, dei primi di marzo, e il livello di diffusione dell'epidemia.

 

A settembre le persone risultate positive sono state 896 e in questo mese (con i dati aggiornati a giovedì 28 ottobre si è già raggiunta quota 3.022: oltre il triplo. Questo si riflette anche sul numero di persone che ricorrono alle cure del sistema sanitario: oggi sono 118 pazienti di cui 9 in terapia intensiva, fino alla settimana scorsa il dato era dimezzato e la rianimazione vuota. Sono 30 i morti che porta il totale a 500 vittime da inizio epidemia.

 

 

La prima fase (1 marzo-31 agosto) evidenziava un tasso di contagio e un'incidenza per abitante relativamente basso per Trento e Rovereto e i 5 Comuni erano stati "blindati" per l'alto tasso di prevalenza (Vermiglio, Canazei, Campitello di Fassa, Borgo Chiese, Pieve di Bono-Prezzo). In questo periodo, caratterizzato dal lockdown, il capoluogo e la città della Quercia avevano registrato rispettivamente 730 e 274 casi per un totale di 1.004 positività a fronte di un dato provinciale complessivo di 5.718 contagi: il 17,5% (12,8% a Trento e 4,8% a Rovereto) delle infezioni. 

 

Un andamento in controtendenza che ora sembra essersi invertito in questa seconda ondata (dal primo settembre): il capoluogo ha già superato i numeri della prima fase, 958 casi, mentre la città della Quercia si attesta a 184 casi per un totale dei due principali centri a 1.142 casi, mentre complessivamente sono stati trovati 3.430 casi: il 33,3% (27,9% a Trento e 5,36% a Rovereto) delle positività. Un'analisi che non comprende i territori limitrofi, che però possono ricadere nell'orbita dei due centri. 

 

E se si perde il controllo dei centri più popolosi e il contact tracing non è efficiente il rischio saturazione negli ospedali aumenta sensibilmente. "Un calo percentuale di identificazione dei casi asintomatici - spiega la Fondazione Gimbe - dipende anche da questa attività di testing & tracing che se però è in affanno aumenta la probabilità di sottostimare i casi perché l’espansione del bacino di asintomatici non isolati accelera ulteriormente la diffusione del contagio". Questo si unisce poi ai ritardi nelle comunicazioni di eventuali positività e quarantene per un'accelerazione della diffusione di Covid-19 sul territorio.

 

Ci sono delle difficoltà nel contact tracing, e tanti cittadini segnalano problemi di comunicazioni e ritardi, l'Ordine dei medici ha chiesto un cambio di passo, mentre l'Azienda provinciale per i servizi sanitari intende optare per un cambio di strategia. Ma le avvisaglie sulla fragilità del sistema si sono avute nell'imporre un "regime speciale" a Cembra Lisignago: 2.327 abitanti circa e l'impossibilità di arginare il contagio ha portato a imporre un lockdown soft. E questo può preoccupare anche in ottica Trento. 

 

Dati sull'evoluzione che sono importanti anche per spiegare le scelte. "L'importanza di fornire un quadro completo - dice l'ex rettore dell'Università di TrentoDavide Bassi - può chiarire alla popolazione l'effettiva situazione epidemiologia e valutare l'incidenza degli spostamenti: quante persone contagiate risiedono in altri Comuni del Trentino, ma che a Trento (o Rovereto) passano una parte importante della giornata per studio o di lavoro? (Qui il blog)". Se il contagio non avviene, per esempio, a scuola per i controlli, quale ruolo gioca il trasporto pubblico nella diffusione di Covid-19? E' da un po' che si dice vengano attenzionati. C'è un'indagine a livello provinciale per spiegare come si muove l'epidemia e il peso dei vari settori? Nuclei familiari, luoghi di lavoro o altro?

 

Forse ricorrere alla didattica a distanza per gli istituti superiori di Trento e Rovereto potrebbe essere una soluzione preventiva per mantenere il controllo sull'epidemia. La Provincia ha poi prontamente specificato che i protocolli per le case di riposo funzionano, ma il comparto è già in allarme: focolai importanti in 6 strutture a fronte di una cinquantina di centri. E ci sono criticità all'ospedale di Cles a causa dei contagi.

A livello numerico il numero di tamponi ci posiziona ai primi posti in Italia (un dato che può essere letto come strettamente legato all'elevata incidenza del contagio in provincia, la coperta è quella ed è sempre corta). Un altro primato, negativo questa volta, è il rapporto contagi/persone testate. Nella giornata di mercoledì 28 ottobre sono stati comunicati 191 nuovi casi ma sono state solo 401 persone testate (dati del ministero della salute), mentre giovedì 29 si totalizza 173 positivi su 449 persone testate (dati ministero della salute): quasi 1 su 2 in sostanza è risultato infetto, il 47,6% e il 38,53% a fronte di una media italiana che si attesta tra il 20,5% e il 22,5%. 

Il Veneto è arrivato a 36,1% con 2.143 casi su 5.941 persone testate mercoledì e 48,6% con 2.109 casi su 4.432 persone testate. L'Alto Adige, in fortissima difficoltà in questa seconda ondata, si è fermato al 21,3% (190 casi su 893 persone testate) mercoledì e 24,8% ieri con 298 positivi su 1.203 persone testate. L'ottimo è fissato al 3% e questo testimonia le criticità in Italia.

 

Un dato che si collega alla capacità di testing & tracing: il sistema è finito in crisi come si è verificato un consistente aumento dei casi. In questo caso il supporto arriva dalla Fondazione Gimbe che prende in esame i casi testati per 100 mila abitanti: la media nazionale è di 1.045 casi testati e si va dai 561 della Provincia di Trento ai 1.832 del Lazio nella settimana 14-20 ottobre. "Il contact tracing - commenta la Fondazione - è la prima diga per arginare il contagio, un rapporto troppo alto indica che il sistema è saltato". In questo contesto valle d'Aosta al 35,1%, Liguria al 23,5%, Piemonte al 17,4%, Trentino al 16,6% e Alto Adige al 15,1%, Veneto al 14,5% e Lombardia al 13,2%.

 

Fatto salva, la politica di bassa (Lega) provinciale alla notizia che i Mercatini del capoluogo non sarebbero stati organizzati per il complicato quadro epidemiologico generale per poi lasciare autonomia ai singoli Comuni e lavarsi così le mani (Qui articolo) e l'ultima querelle legata all'impugnazione del governo all'ordinanza di Fugatti che estende gli orari di bar e ristoranti (Ma la prevaricazione è usare l'autonomia "fuori legge" senza le basi del diritto o l'autonomia riportata nel solco di un più generale quadro nazionale?) non è ancora stata proposta un'analisi dalle autorità sanitarie sul movimento e la portata di questa seconda ondata di Covid-19. Si attende un forte peggioramento nella prima decade di novembre, ci si affida agli appelli ("Andate ai ristoranti che si è sicuri ma fate attenzione") e intanto ci si riorganizza, d'urgenza.

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