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Coronavirus, Fugatti accusa gli anziani che si ammalano, l'ex rettore: "Ma allora proprio non ci arriva, vi spiego perché''

Nel corso dell'ultimo punto stampa il presidente è ritornato sui casi che vengono registrati quotidianamente nella fascia più anziana. Bassi: "Invece di prendersela con gli anziani, Fugatti dovrebbe pretendere dai suoi tecnici che fosse detta tutta la verità sullo stato della pandemia in Trentino e che la smettessero di applicare tattiche elusorie per sfuggire ai vincoli dell'Istituto superiore di sanità". Sui vaccini: "Strada ancora lunga. Non ci si può permettere ritardi o errori di programmazione"

Di L.A. - 06 gennaio 2021 - 21:03

TRENTO. "Noncurante di quanto già spiegato relativo al contagio tra gli over 70 in Trentino, il presidente continua a prendersela con gli anziani che intasano gli ospedali del territorio". Così l'ex rettore Davide Bassi

 

Nel corso dell'ultimo punto stampa il presidente della Provincia è ritornato sui casi che vengono registrati quotidianamente nella fascia più anziana della popolazione, interessata a vaccinarsi contro Covid-19 il prima possibile. “Le categoria anziane sono le prime interessate, penso alle Rsa. Però i numeri di vaccini sono quelli – ha commentato Fugatti – agli anziani che chiedono dei vaccini mi sento sorridendo di predicare prudenzaSo che si arrabbiano quando ghe digo de star a casa, però anca ancoi i numeri parlano di 68 ultra 70enni contagiati, di cui, purtroppo, una percentuale finirà in ospedale. Gli anziani chiedono giustamente i vaccini, io chiedo loro di stare a casa. I nostri ospedali non si svuotano se gli anziani non stanno a casa. E quindi dovem far n'acordo: gli anziani chiedono il vaccino, va bene, ma devono stare a casa” (Qui articolo e video).

 

Arriva la presa di posizione dell'ex rettore dell'università di Trento il quale aveva spiegato come i dati dei contagi degli anziani fossero in linea con il resto d'Italia e dipendessero piuttosto dall'intensa circolazione del coronavirus. "Un piccolo conto: oggi in Trentino abbiamo registrato 387 positivi, di cui 68 over 70. Quanto fa 68 diviso per 387? La risposta è 0,1757. Cioè il 17,6% dei nuovi contagiati è costituito da anziani over 70. La media nazionale è del 17,4%". I dati di mercoledì 6 gennaio si attestano invece intorno al 15%, 89 casi su 592 positivi tra tamponi molecolari e test antigenici.

 

La curva del contagio appare ancora alta e questo inciderebbe sulle ospedalizzazioni. "Gli ospedali trentini - spiega Bassi - sono pieni perché c'è una grandissima circolazione del virus. Invece di prendersela con gli anziani, Fugatti dovrebbe pretendere dai suoi tecnici che fosse detta tutta la verità sullo stato della pandemia in Trentino e che la smettessero di applicare tattiche elusorie per sfuggire ai vincoli dell'Istituto superiore di sanità".

 

Intanto proseguono le vaccinazioni per fronteggiare l'epidemia. "I dati ufficiali di ieri sera riportano che in Italia era già stato somministrato il 54,1% delle 469.950 dosi disponibili. Ci sono grandi differenze a livello territoriale - evidenzia l'ex rettore - i numeri più bassi li troviamo in Sardegna (17,1%), Calabria (21,1%) e Lombardia (21,4%). Sul fronte opposto, 5 Regioni hanno già somministrato almeno 2/3 dei vaccini disponibili: Campania (69,8%), Trentino (73,3%), Veneto (73,8), Toscana (75,1%) e Lazio (77,9%)".

 

L'86% delle persone vaccinate sono operatori sanitari e sociosanitari e solo il 5,4% sono ospiti di Rsa. La rimanente quota è classificata genericamente come "personale non sanitario". "Apparentemente c'è una forte differenza di genere: il 60,8% delle persone vaccinate sono di genere femminile - commenta Bassi - ma è solo una specie di illusione ottica. Infatti, se ricordiamo che il 66,8% del personale sanitario italiano è composto da donne e che nelle Rsa ben il 74% delle persone ospitate sono di genere femminile, possiamo grossolanamente dedurre che forse la quota delle persone vaccinate di genere femminile è inferiore di circa 5 punti percentuali rispetto ai valori attesi (per poter trarre conclusioni più affidabili bisognerebbe conoscere i dati disaggregati per genere di tutte le categorie di persone vaccinate)".

 

C'è attesa per il secondo lotto, un altro mezzo milione di dosi e le operazioni di vaccinazione dovrebbero andare a regime. Entro l'estate l'Italia dovrebbe ricevere almeno 30 milioni di dosi, quanto serve per vaccinare 15 milioni di persone. "Un numero certamente troppo piccolo - aggiunge l'ex rettore - per sperare di raggiungere la tanto agognata immunità di gregge, ma abbastanza grande per porre un limite ai danni più rilevanti prodotti dalla pandemia, specialmente se si riusciranno a vaccinare le persone più esposte al contagio e alle complicanze di Covid-19".

 

Le vaccinazioni possono portare a un graduale ritorno alla normalità. "Per il Trentino potremmo contare su un numero di circa 270.000 dosi utili per vaccinare entro l'estate circa 135.000 persone. Supponendo di suddividere il lavoro su un arco di 20 settimane, sarebbero 13.500 dosi a settimana, quasi 4 volte quanto somministrato a ieri sera. Per riuscirci sarà necessario uno sforzo organizzativo non banale, soprattutto se il grosso delle vaccinazioni sarà fatto usando il vaccino Pfizer con i ben noti problemi di conservazione a bassissima temperatura. La strada da percorrere è ancora lunga e non ci si può permettere ritardi o errori di programmazione", conclude Bassi.

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