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Cornavirus, nel bellunese anziani costretti a spostarsi per chilometri per il vaccino. Guarda: "Perché non stati presi provvedimenti per tempo?"

Gli anziani che si trovano nelle valli più alte del bellunese sono costretti a spostarsi per più di 50 chilometri fino a Belluno per sottoporsi alla somministrazione del vaccino anti-Covid. La consigliera Guarda: "Un disservizio che grava sulle spalle degli anziani e delle loro famiglie"

Pubblicato il - 09 febbraio 2021 - 15:29

BELLUNO. Gli anziani che si trovano nelle valli più alte del bellunese sono costretti a spostarsi per più di 50 chilometri fino a Belluno per sottoporsi alla somministrazione del vaccino anti-Covid.

 

Quello dei vaccini è un tema caldo, e nello specifico, sulla situazione nel bellunese si è espressa la consigliera regionale dei Verdi, Cristina Guarda. "Rattrista apprendere che gli anziani dell’intera provincia siano stati convocati per la somministrazione del siero a Belluno. Per molti di loro si tratta di percorrere decine di chilometri in pieno inverno affrontando evidenti disagi".

 

"La presenza di strutture ospedaliere in più comuni della provincia sarebbe dovuta servire a rendere più agevole il piano di somministrazione del siero, approfittando di più centri a servizio dei cittadini. Questo non è accaduto e il risultato è un rinnovato senso di abbandono da parte dei cittadini delle zone montane".

 

"L’Ulss Dolomiti sta ora definendo l’adattamento dei Covid point di Feltre, Tai di Cadore e Agordo in centri vaccinali. Ci chiediamo per quale motivo questa azione non sia stata intrapresa dall’inizio della campagna vaccinale una azione utile, evitando così quello che è appare essere un disservizio che grava sulle spalle degli anziani e delle loro famiglie".

 

"Siamo consapevoli di quanto sia impegnativa la gestione di questo drammatico periodo soprattutto per quanto riguarda la erogazione di servizi sanitari. Tuttavia questo approccio, che ritarda l’azione nelle aree più periferiche, rischia di creare conseguenze non indifferenti".

 

"Il rischio ora è che ben pochi si presentino nei giorni indicati per la somministrazione del vaccino nel capoluogo, ossia il 27 e il 28 febbraio, causando il conseguente rallentamento dell’intero programma provinciale", conclude Guarda. "Per questo motivo ho presentato una interrogazione in Consiglio regionale per chiedere per quali motivi nella Ulss Dolomiti non sia stata attivata in prima istanza una diversa e meno gravosa articolazione per la somministrazione del vaccino".

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