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Ambulatorio di Mori, ''Le persone, spesso anziane, devono aspettare in piedi in strada e un dipendente deve sgolarsi per chiamare i pazienti. E' questa l'attenzione della Lega?''

I consiglieri provinciali Michele Dallapiccola e Paola Demagri con il rappresentante comunale del Patt, Cristiano Moiola, lanciano l'allarme sull'ambulatorio di Mori che serve circa 10 mila cittadini: "Locali inadeguati, cattive condizioni dell'immobile e problemi di gestione. Il personale sopperisce alle difficoltà ma la situazione è inaccettabile"

Di Luca Andreazza - 18 luglio 2021 - 15:54

MORI. Sala d'attesa minimal e poche sedie, tante persone in piedi e una dipendente costretta a sgolarsi per gestire l'accesso all'edificio. Questa sarebbe la situazione dell'ambulatorio distrettuale di Mori in via Giovanni XXIII che accoglie tre giornate a settimana il punto prelievo e ospita un ambulatorio infermieristico, un ambulatorio ostetrico e un ambulatorio pediatrico.

 

"Siamo andati a verificare le preoccupazioni e il disagio manifestato dalla popolazione sull'inadeguatezza dei locali, le cattive condizioni dell'immobile e i conseguenti problemi di gestione dei servizi. La situazione è davvero difficile e drammatica. Il malessere è per la logistica dell'immobile - dicono Michele Dallapiccola, Paola Demagri (consiglieri provinciali del Patt) e Cristiano Moiola (consigliere comunale delle Stelle alpine) - ma i pazienti elogiano le capacità e le professionalità del persone sanitario che lavora e presta i servizi in queste condizioni. Spesso si sentono proclami da parte della Giunta provinciale, come da quella comunale di Mori, nei quali si parla di garanzia di servizi di prossimità, di qualità, di risorse ma a quanto pare, sembrano solo parole al vento. Dopo tre anni di governo, la Lega provinciale dimostra lontananza e scarsissima attenzione a semplici ma utilissimi servizi dei quali la pandemia ne ha richiesto maggior utilizzo per evitare il più possibile gli accessi in ospedale".

 

Il primo problema che viene evidenziato è quello relativo alla sala d'attesa. "Insufficiente per accogliere tutti i pazienti - aggiungono i rappresentanti del Patt - ma anche per garantire le misure di prevenzione anti-Covid. La maggior parte delle persone si trova poi costretta a sostare all'esterno dell’ambulatorio, praticamente in mezzo alla strada. Decine di persone anziane costrette ad attendere il proprio turno in piedi, esposti alle intemperie e agli agenti atmosferici. E' inaccettabile sotto ogni punto di vista e l'inverno la situazione diventa ancora più pesante".

Non sarebbero, però, le uniche criticità sull'immobile. "La sala d'aspetto - proseguono Dallapiccola, Demagri e Moiola - è piccolissima e si trovano solo tre sedie. Le persone aspettano il turno ammassate in piedi, lungo un corridoio stretto e negli spazi davanti agli ambulatori. Impossibile mantenere le misure di distanziamento. Il tutto si aggrava se si pensa che l'età media di coloro che hanno bisogno di questi servizi supera i 70 anni".

 

I consiglieri del Patt riflettono anche sulla sicurezza e cosa potrebbe accadere in caso di un semplice svenimento "Come si possano assicurare le manovre assistenziali in queste ridotte dimensioni dei locali? Da evidenziare anche le modalità in cui viene effettuata la cosiddetta 'chiamata' - evidenziano - invece che essere strutturata attraverso un totem e i dispositivi per i numeri, un'amministrativa deve chiamare attraverso la porta o la finestra i pazienti, utilizzando un tono di voce alto per poter essere sentita da tutti".

 

Queste in sintesi le criticità del polo che serve una popolazione di circa 10 mila abitanti. "Un servizio prezioso, soprattutto per gli anziani e per i pazienti cronici che ogni 15 giorni si devono recare all’ambulatorio per il controllo della propria patologia".

 

Da qui un'interrogazione depositata in Provincia per approfondire la questione e chiedere le considerazioni di tipo tecnico che riguardano i requisiti per l'autorizzazione delle strutture sanitarie per i poliambulatori e per i punti di prelievo. "Gli spazi dei servizi possono essere comuni ma commisurati ai livelli di attività, il luogo deputato all’attesa deve essere adeguatamente arredato con numero di posti a sedere commisurato ai volumi di attività. In linea generale i requisiti impongono che gli ambienti dove soggiornano o accedono i pazienti devono essere assicurati adeguati livelli di comfort ambientale", concludono Dallapiccola, Demagri e Moiola.

 

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