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Coronavirus, i medici: ''I vaccini al personale amministrativo? Sintomo di poca efficienza. Ok scuole aperte ma allora serve una campagna di tamponi a tappeto''

Il presidente dell'Ordine dei medici interviene sulla campagna vaccinale e sulla situazione epidemiologica in Trentino. "Ci sono ancora persone over 80 in attesa di essere vaccinate, ci sono le categorie di pazienti super-fragili che devono essere assolutamente protetti. Non è accettabile che non ci siano liste pronte per effettuare le somministrazioni in eccesso o riuscire a intervenire in caso d'urgenza"

Di Luca Andreazza - 11 marzo 2021 - 10:56

TRENTO. "Una o due dosi che avanzano ci possono stare, ma 30 dosi è segno della organizzazione in Trentino per quanto riguarda la campagna vaccinale". Non usa giri di parole Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici, per quanto riguarda la somministrazione effettuata alle unità amministrative dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari. Sono state scongelate per errore 30 dosi: "Per non sprecare il vaccino, sono state chiamate le persone presenti nella lista jolly, ma vista l’urgenza è stato anche reclutato il personale presente in servizio al momento della comunicazione dell’esubero delle dosi" (Qui articolo).

 

"Ci sono ancora persone over 80 in attesa di essere vaccinate, ci sono le categorie di pazienti super-fragili che devono essere assolutamente protetti. Non è accettabile che non ci siano liste pronte per effettuare le somministrazioni in eccesso o riuscire a intervenire in caso d'urgenza. Questa azione è sintomatica della lentezza - dice Ioppi - i centri vaccinali non sono a regime, ci sono procedure farraginose e scorte ferme in frigo. Verrebbe quasi da dire che siamo stati aiutati da tagli e ritardi nelle forniture perché la macchina pubblica forse non sarebbe stata in grado di gestire la mole di richieste: si lavora in modalità standard, come se fosse una semplice anti-influenzale, quando servirebbe un approccio più battagliero, siamo in guerra".

 

Si era anche partiti con il piede giusto con le somministrazioni programmate per il personale sanitario e le Rsa, poi il meccanismo si è un po' inceppato tra tagli delle forniture e ritardi nelle consegne delle dosi. Non sembrano, però, mancate poi criticità tutte trentine tra errori nelle somministrazioni (ricordiamo il caso scoperto da il Dolomiti della soluzione fisiologica iniettata al posto del vaccino a una dozzina di pazienti) e topiche nella gestione (prima l'invito di Benetollo a registrarsi con tanto di data fissata per vaccinare i volontari della sanità di croce rossa, bianca e così via, poi lo stop di Ferro che diceva loro, ci siamo sbagliati, non c'è il vaccino, e il giorno stesso che pubblicavamo la notizia l'assessora Segnana che faceva ripartire la procedura). 

 

Poi la farsa delle prenotazioni online per gli over 80 con intere famiglie costrette a passare ore e ore sul sito del Cup per cercare di registrare i loro anziani, salvo non riuscire nemmeno a connettersi, non riuscire a parlare con gli operatori e finire, magari per ottenere l'appuntamento (in alcuni casi a chilometri di distanza) salvo poi scoprire il giorno della vaccinazione che non c'era l'appuntamento tanto atteso.

 

"Il vaccino funziona - prosegue il presidente dell'Ordine dei medici - la riduzione della mortalità nelle Rsa è evidente, tanto che alcune strutture possono aprire finalmente le porte alle visite, sempre in sicurezza. Si va però troppo a rilento. La somministrazione è decisamente inferiore alle attese e siamo un territorio relativamente piccolo. Ci aspettano ancora mesi complicati, ma c'è l'obbligo, anche morale, di accelerare se vogliamo riportare la situazione nel solco della normalità il prima possibile. E il personale infermieristico e di segreteria in primis deve proteggersi, non possono essere vettore di trasmissione del virus. Ci sarebbe la disponibilità dei medici di medicina generale a partecipare attivamente alla campagna di vaccinazione contro Covid ma devono essere messi nelle condizioni di poter operare tra spazi adeguati e il supporto di personale infermieristico. Ma non possono essere la risoluzione di tutti i mali con il tantissimo lavoro quotidiano che portano avanti perché naturalmente ci sono anche gli altri pazienti e le altre patologie. Ripeto: serve un'organizzazione più efficiente". 

 

L'incidenza ogni 100 mila abitanti si attesta a quota 358 nella settimana 4-10 marzo, mentre sale a 724 nell'arco delle due settimane. Il Trentino in questo senso presenta dati tra i peggiori d'Italia (Qui articolo). La curva è ritornata a salire, comprese le ospedalizzazioni. La terapia intensiva è stabilmente sopra la soglia di allerta del ministero, tanto che l'Apss ha deciso di rimodulare l'organizzazione e trovare ulteriori spazi per curare i pazienti (Qui articolo).

 

"Il contagio è alto e la pressione, sempre molto elevata negli ospedali, è ritornata se possibile a salire. Purtroppo poi - aggiunge Ioppi - il contact tracing è saltato tra ottobre e novembre, le autorità non sembrano essere più riuscite a riprendere pienamente il controllo. I tamponi vengono fatti per fare diagnosi sui sintomatici e non per diagnosticare gli asintomatici e per prevenire la diffusione del virus. Si rincorrono sempre gli eventi e questo si ripercuote poi sulla strategia e sulla capacità di prevenzione". 

 

Nonostante il "suggerimento" dell'Istituto superiore di sanità, recepito nell'ultimo Dpcm, di passare alla didattica a distanza nelle scuole se c'è un'incidenza settimanale a 250 casi ogni 100 mila abitanti, il Trentino ha deciso di proseguire in presenza.

 

"E' un'azione che può andare bene - continua il numero uno dei medici - la chiusura degli istituti è sempre una sconfitta, lascia cicatrici che le nostre nuove generazioni si porteranno dentro. Posso essere d'accordo nel proseguire lungo questa direttrice ma allora serve una campagna di tamponi efficace: dobbiamo garantire la sicurezza del mondo scolastico con controlli regolari a tappeto. Ora si può spostare la sorveglianza sanitaria dalle case di riposo agli studenti, compreso il personale docente e non. Questo conferisce anche maggiore tranquillità, oltre che essere un'azione di sanità pubblica, anche psicologica. Bene essere tornati indietro con 1 contagio per far scattare l'isolamento, però si è perso tempo. Si sarebbe potuti intervenire così prima in forma precauzionale".

 

A breve dovrebbero arrivare i test salivari. "E' ora di smetterla di annunciarli. E' da ottobre che sembrano sempre in dirittura per la Provincia. Intanto si è però rimasti pressoché fermi. Ci sono difficoltà anche i Austria e Alto Adige, ma il tracciamento si mantiene su standard elevatissimi. Ci sono, infatti, anche gli strumenti più tradizionali come i tamponi molecolari oppure i test antigenici. La sorveglianza è fondamentale, come ampiamente dimostrato in ambito sanitario e socio-residenziale. Il lockdown generale va bene come extrema ratio, servono interventi mirati".

 

Una zona rossa come quella imposta recentemente a Giovo. "E' una misura presa in modo un po' contraddittorio per alcune disposizioni ma almeno si è intervenuti. Ma quanto ci è voluto? Il trend era piuttosto chiaro, però si è aspettato di superare il 3% per decidere qualcosa: si sarebbe potuti anche decidere a 2,8% per esempio. E' come una pallina su un piano inclinato, la curva non si abbassa se si resta semplicemente a guardare. Questo rappresenta la cifra stilistica di questa politica: attendismo, mai un anticipo, sempre in ritardo per inseguire gli eventi. E questo rende tutto meno efficace", conclude Ioppi.

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