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Coronavirus, la richiesta di dati trasparenti sul contagio arriva in Aula. Il Pd a Fugatti: rivedere la gestione dell'emergenza e potenziare la centrale Covid

In un documento consegnato alla giunta, il gruppo consiliare del Partito democratico ha chiesto una serie di misure per rendere più efficace e trasparente la gestione dell'emergenza Covid. Dall'adozione di azioni simili a quelle prese a Bolzano alla richiesta di un chiarimento da Roma sulla comunicazione dei dati degli antigenici, ecco quali sono le richieste

Di Davide Leveghi - 18 novembre 2020 - 19:56

TRENTO. Passata la prima ondata, tragica e travolgente, della primavera, giunti alla seconda la situazione è apparsa comunque critica. Sotto la lente dei mezzi di informazione e dei cittadini, sempre di più coinvolti da un virus che si è diffuso rapidamente e capillarmente su tutto il territorio provinciale, è finita dunque la gestione da parte delle autorità politiche e sanitarie della Provincia.

 

A creare estraniamento tra la popolazione, in particolare, è stato il progressivo scollamento fra gli annunci dati dalla giunta e dai dirigenti dell’Azienda sanitaria e la realtà vissuta da migliaia di trentini. I tempi biblici di attesa di una comunicazione da parte del Covid center, la crisi del sistema di tracciamento, lo stato di abbandono in cui molti cittadini si sono sentiti, le procedure tutt’altro che chiare, sono stati alcuni dei problemi denunciati dai tanti che, soli o con i conviventi, hanno passato lunghi periodi di isolamento a causa del contagio – non a caso, per alleggerire il carico del Covid center e sostenere i cittadini in quarantena o isolamento l’Ordine dei medici si è proposto di dare una mano.

 

L’aspetto più discusso, però, rimane sicuramente la trasparenza nella comunicazione dei dati, con tutte le conseguenze che una informazione opaca può avere sulla cittadinanza, dalle misure decise in accordo con Roma alla disinvoltura con cui le persone si comportano, rischiando magari di appesantire ulteriormente la pressione sugli ospedali. Proprio su questo aspetto, rispetto al quale da settimane noi de ildolomiti.it chiediamo chiarezza, rappresentanti di enti, associazioni, ordini professionali hanno firmato una petizione inviata alla Pat, chiedendo che si “superi ogni ritrosia e nell’interesse di tutti i cittadini e le cittadine si rendano note tutte le informazioni a disposizione sul monitoraggio dei soggetti positivi”.

 

Il rischio di distorsione della percezione del contagio da parte delle autorità politiche e sanitarie centrali e della cittadinanza è infatti grave, ancora di più, se vogliamo, di fronte ai paradossi creati: la Pat comunica ai trentini un dato, i sindaci dal canto loro un altro (sommando ai positivi con i molecolari quelli con gli antigenici). E ancora: la Pat comunica ai trentini e a Roma un dato (solo quello dei positivi coi molecolari, attualmente 3000), salvo poi aggiungere per bocca del capo del Dipartimento prevenzione dell’Apss che “i positivi reali sarebbero circa 10mila”.

 

Proprio per fugare la grande confusione in cui vivono i cittadini, il gruppo consiliare del Partito democratico ha depositato una risoluzione chiedendo alla giunta di impegnarsi in una razionalizzazione complessiva, una vera e propria riorganizzazione della gestione del Covid in provincia, dalla comunicazione dei dati a quella tra la centrale Covid e i cittadini, passando per le terapie.

 

Innanzitutto c’è la richiesta a “promuovere nelle sedi istituzionali nazionali un chiarimento rispetto ai protocolli da seguire in caso di utilizzo di test antigenici rapidi non confermati dai tamponi molecolari e rispetto alle metodologie di conteggio dei positivi”. Se è pur vero che dal punto di vista internazionale la conferma di un’infezione da Sars-CoV-2 può avvenire solo tramite test molecolare, non si capisce perché un positivo al test antigenico non venga tamponato con un molecolare se non al momento della sua presumibile negativizzazione.

 

Punto caldo della discussione più contingente in provincia, i consiglieri dem chiedono che la giunta si impegni “in ogni caso a comunicare in maniera chiara e senza reticenze tutti i dati relativi all’epidemia in corso, sia quelli relativi ai contagi che alla situazione clinica ed ospedaliera, e ad adottare le decisioni di politica sanitaria in base all’andamento reale dell’epidemia”. L’aumento dei tamponi attraverso il coinvolgimento di Cibio, Istituto zooprofilattico delle Venezie e altri laboratori privati disponibili viene indicato come una possibile soluzione.

 

Comunicazione completa ai cittadini, “anche attraverso vademecum da consegnare al momento dell’effettuazione del tampone”, semplificazione delle procedure e automatizzazione delle certificazioni per le persone in isolamento e quarantena sono altre misure richieste. In particolare, continuano i consiglieri del Pd, “prevedendo una certificazione di fine isolamento automatica nel caso di tampone di fine isolamento negativo, in modo da non far perdere inutilmente due giorni alle persone interessate”.

 

Riguardo alla centrale Covid, la richiesta si indirizza verso un potenziamento del personale, così da evitare lunghe attese al telefono e risposte chiare e precise alle esigenze dei cittadini isolati o in quarantena. La tecnologia viene indicata come una possibile soluzione a sostegno del sistema sanitario, rafforzando così l’assistenza domiciliare. Collegato in parte a questa situazione, vi è poi la richiesta di una definizione più chiara del ruolo dei medici di medicina generale, affinché la presa in carico assuma su tutto il territorio provinciale una maggiore omogeneità.

 

Sostegno a Bolzano in vista dello screening di massa (con tanto di valutazione di un’iniziativa analoga in provincia di Trento) e promozione della donazione di plasma iperimmune sono altre richieste, a cui si aggiunge quella di “fornire entro 7 giorni al Consiglio provinciale un’analisi epidemiologica con la valutazione dei possibili effetti sull’economia dell’adozione di misure rigorose di chiusura per un tempo limitato”, utili eventualmente a “abbattere la curva” (così come deciso a Bolzano) e a evitare il “mantenimento di limitazioni meno rigide per un tempo più lungo”.

 

Oltre a promuovere “corretti stili di vita”, il gruppo consiliare del Pd chiede infine che si ritenga “obiettivo prioritario del sistema sanitario trentino quello di gestire questa seconda fase della pandemia garantendo le migliori cure possibili a tutti i malati delle diverse patologia, senza interruzioni dovute a incertezze organizzative ed a valutare la possibilità di organizzare la rete ospedaliera, sul modello di Verona, utilizzando più possibile gli ospedali di valle e le strutture private per gestire i pazienti Covid, in modo da ‘sporcare’ meno possibile l’ospedale Santa Chiara, per consentire la maggior tenuta possibile dei servizi non Covid, in particolare oncologia, chirurgia, ortopedia”.

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