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Coronavirus, Alto Adige e Trentino, dati simili (ma un terzo di contagi ''ufficiali'' a Trento) e gestioni diverse: a Bolzano test per 350mila e trasparenza sui positivi agli antigenici a Trento no

I dati di ieri mostrano una situazione molto speculare con il Trentino che fa un po' peggio sulle terapie intensive e sui decessi ma che conta un terzo dei positivi ufficiali. E se in Alto Adige è la politica a richiamare ai suoi doveri i cittadini con uno screening di massa gestito come delle elezioni (con dati aggiornati in tempo reale, comune per comune), in Trentino sono i cittadini che con una petizione richiamano la politica ai suoi doveri in primis la trasparenza, uno dei più importanti in democrazia

Di Luca Pianesi - 22 novembre 2020 - 04:01

TRENTO. Da un lato la politica richiama i cittadini ai suoi doveri sottoponendoli alla più grande operazione di screening di massa mai vista in Italia (e tra le più importanti del mondo); dall'altro lato la cittadinanza richiama la politica ai suoi doveri di trasparenza con una petizione da 2.000 firme in tre giorni sostenuta dalle più importanti associazioni e enti di rappresentanza, dall'ordine dei medici a quello dei farmacisti, dai sindacati a Confindustria, dal Cnca all'Arci e alle Acli. Da un lato c'è chi sta comunicando i positivi ai tamponi antigenici alla sua cittadinanza, aggiornandola ora per ora, comune per comune, quasi fossero delle elezioni, senza che nessun ministero abbia chiesto loro di farlo; dall'altro lato c'è chi spiega che ''finché il ministero non ci dice di farlo noi non li diciamo'' e tiene all'oscuro la sua comunità rispetto alla reale portata dell'epidemia (non c'entrano nulla le zone rosse o gialle o arancioni, lo ribadiamo, ma centra la trasparenza dovuta da chi governa un territorio a quel territorio soprattutto se si trova in un contesto democratico).

 

La Regione è la stessa ma le Provincie no e sono entrambe autonome quindi si comportano di conseguenza: parliamo di Bolzano e Trento e del loro approccio alla pandemia che appare completamente diverso. Una era zona gialla e si è messa, da sola, in zona rossa per salvare la sua cittadinanza e l'economia nella seconda metà di dicembre; l'altra era zona gialla e sta facendo di tutto per restarvici nell'immediato, quasi fosse una gara con qualcuno, salvo usare proprio quei dati che non comunica alla cittadinanza per fare dei provvedimenti più restrittivi e istituire, per esempio, le ''zone rosse'' in alcuni comuni (è noto che Baselga di Piné e Bedollo sono state ''blindate'' perché superavano il 3% di positivi per residente sommando i contagiati trovati sia con gli antigenici che con i molecolari). 

 

Eppure oggi i dati sono molto simili con la provincia di Trento che fa peggio in due voci su tre tutte le voci: l'Alto Adige ha 450 ricoveri e 39 terapie intensive e 167 decessi dall'inizio della seconda ondata; il Trentino ha 413 ricoveri e 40 terapie intensive e 172 decessi dall'inizio della seconda ondata. L'unico dato dove Trento fa meglio di Bolzano, ormai lo sapete, è nei positivi identificati dove il rapporto è ai limiti del ridicolo: 2.826 in Trentino contro gli 11.675 dell'Alto Adige (in questo computo non ci sono i postivi trovati in questi giorni con lo screening che per la prima volta a Bolzano non necessiteranno del tampone molecolare di controllo, mentre in Trentino ciò avviene già da inizio mese e i positivi agli antigenici vengono sottoposti a molecolare solo per uscire dalla quarantena). Il perché ve lo raccontiamo da settimane: in Trentino la ricerca dei positivi è affidata prima di tutto ai tamponi antigenici (i contagiati così trovati sono circa il triplo rispetto a quanto comunicato quotidianamente dalla Pat) e ai tamponi molecolari i rimanenti positivi e, soprattutto, i guariti anche degli antigenici. Ciò sta permettendo al Trentino di tenere sotto controllo la curva dei contagiati comunicati (vi finiscono solo quelli da tamponi molecolari, come noto) nonostante per i provvedimenti restrittivi (come l'istituzione delle ''zone rosse'') si prendano in esame entrambi i dati, anche perché la realtà dei fatti è quella fotografata dalla somma e non solo da quanto viene comunicato dalla Pat.

 

E a dimostrazione di tutto ciò se si fa il rapporto tra gli altri dati (ricoveri, decessi, terapie intensive) e i positivi comunicati (quelli senza antigenici) il risultato è quasi imbarazzante: il Trentino esce dalle tabelle avendo dati tripli rispetto a tutte le altre regioni. Imbarazzante quasi quanto era stato fatto a maggio quando il Trentino da ''zona rossa'' era riuscita, da una settimana all'altra, a diventare territorio quasi a contagio zero cominciando a comunicare solo i positivi con sintomi sopravvenuti negli ultimi 5 giorni mal interpretando (unici in Italia con tanto di lettera da Roma a ribadirlo) una circolare ministeriale. Il Dolomiti aveva scoperto il clamoroso errore eppure per settimane il presidente Fugatti e l'assessora Segnana hanno continuato a difendere tale scelta salvo poi, come era ovvio che fosse, un mese dopo, nel silenzio generale, tornare a comunicare i dati completi con tutti i positivi.

 

 

Con l'arrivo della seconda ondata di coronavirus il Trentino Alto Adige è stato investito come gli altri territori nazionali, probabilmente con una curva leggermente anticipata a Bolzano rispetto a Trento ma, grosso modo, nella stessa maniera. L'approccio, però, di difesa della popolazione e di visione per quanto riguarda l'economia che non è quella di questa settimana (tra l'altro il peso di novembre è notoriamente sempre stato molto inferiore rispetto a dicembre) ma merita uno sguardo più di insieme, una prospettiva, è quasi opposto. Anche due giorni fa Fugatti ripeteva ''non sappiamo se resteremo zona gialla dipende dal ministero'' e ancora ''quel che succederà domani non lo sappiamo'' mentre in Alto Adige quel che sarebbe successo lo sapevano bene, le decisioni del ministero sono state anticipate, il virus lo si sta cercando di anticipare sottoponendo a tampone antigenico 350.000 persone in tre giorni.

 

E i dati vengono comunicati ora dopo ora, territorio dopo territorio, perché la cittadinanza deve sapere quel che accade. La cittadinanza deve saperlo sempre quel che accade perché la trasparenza è una delle basi della democrazia, figurarsi quando di mezzo c'è una cosetta che si chiama salute pubblica e se è minacciata da un virus che lo si batte con comportamenti consapevoli e responsabili. I conti si faranno alla fine, sicuramente. Intanto l'Alto Adige sta dando una lezione enorme al vicino Trentino foss'anche solo di democrazia. 

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Sono 459 le persone che ricorrono alle cure del sistema ospedaliero di cui 44 pazienti sono in terapia intensiva e 49 in alta intensità. Sono stati trovati 176 positivi a fronte dell'analisi di 740 tamponi​ molecolari per un rapporto contagi/tamponi al 23,8%

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30 novembre - 19:37

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