Contenuto sponsorizzato

Coronavirus, il caso dei dati del Trentino arriva in Parlamento. Interrogazione di Forza Italia a Speranza: ''Verifichi cosa sta succedendo''

Mentre ieri anche la televisione austriaca è venuta a Trento nella redazione de il Dolomiti per capire come mai il Trentino abbiamo così pochi positivi ufficiali a fronte di dati pessimi su tutte le altre voci il parlamentare veneto Zanettin ha depositato un'interpellanza al ministro della salute: ''Sembra che il Trentino abbia sfruttato un cavillo giuridico, che avrebbe consentito di non comunicare i contagiati individuati con tampone rapido. Così si spiegherebbero le vistose, ed apparentemente incomprensibili, differenze di contagio, con il Veneto''

Di Luca Pianesi - 17 dicembre 2020 - 05:01

TRENTO. ''Si chiede se il Ministro della Salute intenda sottoporre a verifica i dati sulle infezioni Covid del Trentino Se il governo intenda sottoporre a revisione le norme che consentono a regioni e province autonome di elaborare in modo diverso tra loro i dati sul contagio Covid''. Si conclude così l’interrogazione parlamentare depositata ieri in via telematica, dall’onorevole Pierantonio Zanettin, parlamentare veneto di Forza Italia, in relazione alle gestione dell'emergenza da Covid in provincia di Trento.

 

La questione è quella portata alla luce da il Dolomiti già i primi di novembre, legata alla curva del contagio che è stata, più o meno volontariamente, tenuta ''sotto controllo'' dalla Pat per tutto il mese scorso grazie alla decisione di affidare il grosso della ricerca dei positivi ai tamponi antigenici, che non figuravano nei conteggi ufficiali, e di lasciare ai molecolari, quelli tracciati a livello nazionale, la ricerca dei contagi residui e la verifica sugli antigenici circa una decina di giorni dopo la scoperta positività. Qui, a questo punto, dobbiamo restare vaghi perché in questo mese abbiamo sentito tutte le versioni possibili e immaginabili al riguardo: il direttore del dipartimento prevenzione Apss Ferro il 4 novembre spiegava che non si sarebbe più proceduto alla verifica con molecolare di un positivo all'antigenico e si sarebbe provveduto al suo immediato isolamento per poi fare il controllo al decimo giorno per vedere se era sopravvenuta la negativizzazione. 

 

Fugatti il 15 novembre allungava i tempi e spiegava, ripetendolo in conferenza stampa almeno quattro volte, che il controllo avveniva, quando avveniva, tra i 10 e i 14 giorni quindi quasi esclusivamente per rilevare la negatività sopravvenuta. Infine pochi giorni fa il presidente ha spiegato che loro facevano il controllo con il tampone molecolare entro il decimo giorno. Insomma tre versioni opposte (QUI I VIDEO che lo dimostrano) per un caos totale sull'elemento fondante della gestione dell'epidemia in Trentino (che come noto si è fatto territorio pilota anche con il ministro Speranza, proprio per l'utilizzo dei tamponi antigenici anche nelle farmacie e nell'apparato sanitario pubblico).

 

Il tutto mentre anche ieri l'ex dg dell'Apss e ora attuale dg dell'Ausl di Bologna, Paolo Bordon, spiegava a il Dolomiti che nel resto d'Italia il tampone di controllo al positivo da antigenico, con il molecolare, veniva fatto il giorno stesso o al più il giorno dopo facendo risultare nei conteggi ufficiali tutti i positivi trovati. La vicenda negli scorsi giorni ha raggiunto le pagine del Messaggero e ieri anche la televisione austriaca ORF si è occupata della vicenda raggiungendo Trento e venendo proprio nella redazione de il Dolomiti per comprendere cosa sta succedendo. 

 

Anche l'interrogazione depositata in Parlamento parte dalle inchieste de il Dolomiti e chiede chiarezza su una gestione che, quanto meno, è apparsa molto opaca a danno soprattutto dei trentini che per più di un mese non hanno potuto conoscere il quadro completo del contagio sul loro territorio. La portata dell'epidemia è stata sottostimata nelle comunicazioni ufficiali e nelle conferenze stampa del presidente Fugatti il quale, nonostante conoscesse perfettamente i dati completi (perché ai sindaci venivano comunicati i numeri totali di positivi sia agli antigenici che ai molecolari, per i propri Comuni), non ha mai fatto cenno al fatto che se pure venivano comunicati 200/250 positivi in quel giorno ce ne erano almeno il triplo in più ed era bene, quindi non stare tranquilli e tenere altissima la guardia. Invece finché si è potuto si è festeggiato per le ''zone gialle'' confermate a livello governativo (''ghe l'avem fata'' esultava il presidente), si è continuato a promettere l'apertura degli impianti da sci (è dovuto arrivare Roma a prendersi la responsabilità), si è parlato di voler riaprire le scuole a metà dicembre (ancora una volta è stato il ministero a dire di no). 

 

E i dati sono ancora lì a dimostrare che qualcosa in Trentino è stato completamente sbagliato: 50 terapie intensive, 873 morti, 464 ricoveri e solo 2.802 positivi attuali contro, per esempio, il vicino Alto Adige che ieri aveva 22 terapie intensive, 370 ricoveri e 668 decessi e 10.654 positivi.

 

''Dai dati diffusi dalla provincia, e ripresi dal ministero della salute e dall’Istituto Superiore di Sanità - scrive nell'interrogazione parlamentare Zanettin - al 12 dicembre le persone contagiate in Trentino risultavano pochissime. La provincia di Trento registrava 2439 infetti da Covid, uno ogni 221 residenti, quando la limitrofa provincia di Bolzano (che ha numero di abitanti simile) ne registrava circa il quadruplo, 10651. Il Veneto contemporaneamente registrava 85.093, uno ogni 50 abitanti. Questi dati hanno consentito al territorio Trentino di apparire il più virtuoso in Italia, per quanto concerne l’infezione da Covid, nonostante avesse ricoverati in terapia intensiva n. 8,9 per centomila abitanti, contro n. 6,5 del Veneto''.

 

''Sembra - continua l'onorevole di Forza Italia - che il Trentino abbia sfruttato un cavillo giuridico, che avrebbe consentito di non comunicare all’Istituto Superiore di Sanità  i contagiati individuati con tampone rapido, che sarebbero stati messi in isolamento fiduciario e sottoposti a tampone molecolare solo a distanza di dieci giorni, quando molti di loro erano già guariti. Così si spiegherebbero le vistose, ed apparentemente incomprensibili,  differenze di contagio, tra le due regioni limitrofe. Il Veneto  al contrario ha scelto di agire fin da subito con la massima trasparenza, comunicando all’ Istituto Superiore di Sanità anche gli esiti dei tamponi rapidi. Non a caso il Presidente della Regione Veneto Zaia in diverse occasioni ha lamentato criteri non omogenei sul territorio nazionale per il calcolo del contagio da Covid''. 

 

 

 

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 21 gennaio 2021
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

22 gennaio - 11:05

L'Apss conferma l'errore: nell'ospedale di Rovereto sono state somministrate 12 dosi di soluzione fisiologica al posto dei vaccini. A dare la notizia eravamo stati noi de ildolomiti.it, senza ricevere alcuna risposta da parte delle autorità sanitarie. "Gli operatori sono stati informati. Non c'è nessun rischio per i soggetti coinvolti"

22 gennaio - 05:01

Ad alcuni sanitari, invece della prima dose del vaccino, è stata somministrata per errore una semplice soluzione fisiologica. Ora, anziché presentarsi per il richiamo dovranno essere sottoposti a un test sierologico per capire chi ha ricevuto il vaccino e chi no (QUI L’AGGIORNAMENTO E LA CONFERMA DELL’ERRORE DA PARTE DELL’APSS)

22 gennaio - 10:25

Il personale vaccinato è di 82 unità su 95 (86%) tra operatori sanitari e assistenziali. Da questa settimana riprendono le visite con le solite regole, per gli ospiti che possono riceverle

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato