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Coronavirus, 4 Comuni pronti a far partire un'operazione di screening ''stile Alto Adige'' ma la Provincia appare tiepida: ''Progetto in autonomia, utile ma fare attenzione''

Ci sono 4 Comuni pronti a partire con un monitoraggio intenso della situazione epidemica attraverso i test antigenici, ma la Provincia è apparsa piuttosto tiepida e il presidente Maurizio Fugatti l'ha definita ''Un'operazione in autonomia'' per aggiungere "Bisogna fare attenzione"

Di Luca Andreazza - 24 novembre 2020 - 17:12

TRENTO. Il presidente Fugatti l'ha definita ''un'operazione in autonomia'' aggiungendo che ''bisogna fare attenzione ai test utilizzati perché l'Apss nostra li ritiene affidabili sui sintomatici e meno per gli asintomatici'' concludendo: ''Un'iniziativa anche interessante ma non so quale test venga usato''. Il tutto riferendosi a quei 4 Comuni della provincia da lui amministrata che si sono, ovviamente, appoggiati all'Apss per far partire un'operazione di controllo della popolazione sottoponendola a tamponi antigenici.

 

Qualcosa di simile a quanto avvenuto in Alto Adige e che ha impressionato tutti visto che dopo l'Austria anche i governatori leghisti di Veneto e Friuli Venezia Giulia stanno pensando a imitare Kompatscher che in tre giorni ha eseguito 352.000 tamponi antigenici ad altrettanti cittadini. Un progetto per certi versi coraggioso promosso a Cavalese (Qui articolo), Caldonazzo, Castello Tesino e Cles perché un amento dei tamponi può portare inevitabilmente a identificare più persone infette e quindi rischia anche di avvicinare i territori alla barriera del 3% di positivi per residenti che potrebbe significare "zona rossa". Ma in concreto è un'operazione di prevenzione, monitoraggio e chiarezza importante su una situazione comunque delicata a livello epidemico. 

 

La reazione della Provincia però, in conferenza stampa è apparsa tiepida, per usare un eufemismo, se non fredda e distaccata, quasi di disinteresse con il presidente Maurizio Fugatti che sulla questione, come spesso accade quando si confronta con la comunità in questi incontri via web, è apparso anche un po' impreparato in materia. Un progetto che piazza Dante non ha presentato direttamente, ci hanno pensato i territori e l'esecutivo è intervenuto solo a specifica domanda in conferenza stampa tra sabato 21 e lunedì 23 novembre.   

 

"Un'iniziativa anche interessante. Avevamo fatto un'operazione sui Comuni con forte incidenza del contagio. Non abbiamo pregiudizi ma deve essere scientificamente sostenibile e avere una valenza scientifica", ha spiegato Fugatti nel fine settimana, mentre lunedì ha aggiunto: "Un'operazione in autonomia, che può essere utile e interessante. Ma bisogna fare attenzione sui test utilizzati: l'Apss nostra li ritiene affidabili sui sintomatici, mentre per gli asintomatici non c'è una completa affidabilità. Non so quale test venga usato, ma c'è il rischio che un asintomatico venga rilevato negativo, una persona poi può pensare di essere sana e avere una sorta di patente di immunità, che non è certificata". 

 

 

In colpo solo sembra essere riuscito a delegittimare diversi attori come i Comuni, ma anche l'Azienda provinciale per i servizi sanitari: c'è un protocollo tra le parti e i tamponi vengono forniti proprio dall'Apss. Si lavora anche attraverso le impegnative dei medici di base e pediatri. Ma il messaggio che passa non è di grande fiducia. Azioni di questo tipo dovrebbero avere invece forse il pieno appoggio dell'amministrazione provinciale, almeno pubblicamente.

 

Anzi, se non si vuole optare per la campagna di screening di massa, si dovrebbe cercare di strutturare questo progetto per aumentare la partecipazione e creare magari degli ambiti più ampi e ancora più indicativi: Cavalese può ottenere indicazioni utili sulla situazione del contagio e l'analisi dei dati può portare diverse soluzioni, ma per esempio si potrebbe spingere per coinvolgere Castello-Molina di Fiemme, Tesero, PanchiàZiano e Predazzo per una panoramica ancora più interessante.

 

La differenza, poi, rispetto ai test sierologici eseguiti a primavera nei 5 Comuni attenzionati per l'alta incidenza del contagio è sostanziale: in quel caso si è più trattato di un'analisi ex post, questa volta invece è un'operazione di prevenzione: conoscere in tempo praticamente reale un quadro epidemiologico più completo possibile sul territorio e interrompere quante più catene del contagio possibile in anticipo, anche in comunità più piccole.

 

Un altro progetto che parte, un mix tra il servizio delle farmacie e lo screening ampio di Cavalese, è quello di Levico (Qui articolo). Anche qui, piazza Dante non sembra aver inviato comunicazioni ufficiali, ma ben venga l'intraprendenza del territorio. La Pat ormai sembra aver rinunciato e abdicato a quel ruolo di guida autorevole in tempi di crisi. La Provincia sembra limitarsi a firmare protocolli di sicurezza senza indicare una direzione precisa, se non quella dei "Vedremo", "Valuteremo", "E' un tema". Si preferiscono gli annunci, come quelli regolari sui test antigenici nelle farmacie, salvo poi comunicare i dati sbagliati (Qui articolo). 

 

Emblematico il caso dei Mercatini di Natale: tante critiche per la rinuncia di Trento per poi dire ai Comuni, "Fate voi in autonomia". E tutti si sono mano a mano sfilati (Qui articolo). Ancor di più la vicenda legata agli impianti da sci: settimane a spiegare che le linee guida sono in arrivo, sbilanciarsi a "garantire l'avvio della stagione invernale", mostrare un assaggio della campagna promozionale in arrivo (e prepararsi agli "inviti"?) senza voler "prendere in considerazione la soluzione C" per poi trovarsi spiazzati sulla decisione del governo con le Regioni di corsa a firmare il protocollo per provare a forzare la situazione (Qui articolo). Si va in ordine sparso, "si ragiona giorno per giorno". La fiducia non sembra massima tra le parti, l'ordine è sparso e i singoli Comuni si prendono le responsabilità delle decisioni, anche quelle più difficili, come la comunicazione dei dati completi, compreso gli antigenici, alla propria parte di popolazione.

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