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Coronavirus, Trentino con pochi tamponi e troppi positivi? Ora Fugatti usa gli antigenici (quelli che non comunicava) per spiegare i tanti contagi

Il presidente ha spiegato (IL VIDEO) che i dati del Trentino, oggi molto simili a quelli dell'Alto Adige (nonostante Bolzano denunci oltre 700 positivi al giorno), sono così alti perché da sempre la Pat cerca i positivi con gli antigenici facendoli direttamente ai sintomatici e i molecolari diventano tamponi di controllo (anche della negatività). Esattamente quel che ''denunciavamo'' nelle settimane peggiori della seconda ondata solo che in quella fase la strategia permetteva di ''nascondere'' quei positivi alle comunicazioni ufficiali che invece si basavano solo sui molecolari

Di Luca Pianesi - 11 febbraio 2021 - 05:01

TRENTO. Perché l'Alto Adige fa circa il triplo dei tamponi e trova circa il triplo dei contagi rispetto al Trentino? Il presidente Fugatti nel rispondere a questa domanda in conferenza stampa ha, di fatto, svelato quello che il Dolomiti va scrivendo da settimane. ''Perché la strategia dell'Apss è diversa rispetto a Bolzano - ha detto il presidente -. I tamponi antigenici sin dall'inizio l'Apss li ha fatti su persone sintomatiche e non su persone asintomatiche. Questo fa si che il numero di tamponi sia minore perché le persone sintomatiche sono minori. Quei 1.500/2000 tamponi antigenici che noi facciamo sono su quelle persone, la gran parte, che hanno sintomi. I tamponi molecolari, invece, li facciamo per le attività di controllo soprattutto sugli ospedali, case di riposo e nelle zone a rischio contagio. Questa la strategia posta in essere sin dall'inizio e che riteniamo, vista anche la linearità della scelta, sia una strategia giusta''.   

 

 

 

 

Fugatti, insomma, ha ammesso chiaro e tondo qual è stata la strategia della Provincia di Trento per gestire la pandemia: tamponi antigenici per cercare i positivi andando a intercettare direttamente i sintomatici; tamponi molecolari per il controllo delle ''zone a rischio contagio''. Cosa vuol dire? I positivi si cercavano a colpo sicuro con i tamponi antigenici, gli strumenti che non venivano usati per i conteggi ufficiali e non venivano comunicati alla cittadinanza (almeno fino al 4 dicembre); gli strumenti, invece, ufficiali, venivano usati per il controllo sui casi non necessariamente sospetti e, come spiegato più volte in queste conferenze stampa, per verificare che il positivo all'antigenico si fosse negativizzato o meno, con un controllo dopo circa 10 giorni.

 

Effettivamente un metodo molto diverso dagli altri territori, per esempio dall'Alto Adige, dove la positività all'antigenico, sapendo che non sarebbe stata inserita nei conteggi ufficiali, veniva ''verificata'' subito dallo strumento ufficiale, il tampone molecolare (il direttore dell'Azienda sanitaria di Bologna Bordon, ex dg dell'Apss trentina, ha spiegato massimo entro 48 ore). Insomma tutto confermato. Volenti o nolenti è così che sono andate le cose e il tutto è stato fatto con piena consapevolezza. Quella che è stata una strategia senz'altro efficace (indubbiamente questo è l'utilizzo migliore che si può fare degli antigenici) ma ha di fatto ''nascosto'' alla popolazione e ai conteggi ''ufficiali'' delle tabellone della protezione civile oltre il triplo dei positivi nei mesi clou dell'emergenza, oggi viene utilizzata per giustificare il fatto che il Trentino, alla prova dei conti, ha un rapporto contagi/tamponi in linea (negli ultimi due giorni peggiore) dell'Alto Adige in lockdown, travolto dal virus e colpito anche dalla variante inglese.

 

Costretta dal ministero a comunicare i dati completi, infatti, la Provincia di Trento, che per molto tempo si è vantata di fare più tamponi di tutti, ha rallentato in maniera decisa lo screening e così mentre l'Alto Adige anche ieri ha fatto una cosa come 10.252 tamponi (tra antigenici e molecolari) trovando 789 positivi il Trentino ha fatto 3.885 tamponi (sempre tra antigenici e molecolari) trovando, comunque, 305 positivi. Il rapporto, quindi, finisce per essere leggermente peggiore a Trento (7,85%) rispetto a Bolzano (7,69%) come peggiore era anche martedì (Trentino al 6,93% e Alto Adige al 6,22%). Dati doppi, tra l'altro, rispetto alla media nazionale che martedì vedeva il rapporto contagi/tamponi al 3,9% e ieri al 4,1%.

 

 

Insomma la strategia che ieri ha, di fatto, abbassato enormemente la curva del contagio in Trentino sia nei conteggi ministeriali (che, ci è stato ripetuto mille volte, insistevano per volere solo il dato sui positivi ai molecolari) che agli occhi della comunità, oggi diventa, per il presidente Fugatti, l'elemento distorsivo che farebbe apparire la Provincia di Trento messa peggio di quanto è realmente. Comunque vada a sbagliare sono sempre i numeri che se letti bene danno una cattiva immagine della realtà che raccontano. Ma per il presidente Fugatti ci sarà sempre una nuova conferenza stampa senza domande e contradditorio a regalare ai cittadini la sua realtà dei fatti costruita su giustificazioni, argomentazioni del tipo ''chi dice così è un gufo'', ''chi non la pensa come noi fa fare una brutta figura al Trentino'' (identificando, evidentemente, sé stessi con il Trentino), ''chi si azzarda a riflettere sui dati vuole la zona rossa''. Noi potremmo a tutto ciò possiamo rispondere semplicemente come fa Clint Eastwood nella scena finale di "Per qualche dollaro in più" a Lee Van Cleef che gli chiede ''che succede ragazzo?'': ''No niente vecchio, non mi tornavano i conti''. 

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