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Coronavirus, l’anomalia trentina spiegata con i numeri: a Bolzano il triplo dei positivi al molecolare rispetto a Trento, eppure i positivi all’antigenico combaciano quasi perfettamente

L’anomalia dei tamponi molecolari: con una parità quasi perfetta dei test eseguiti (13.892 a Trento, 13.764 a Bolzano) i positivi rilevati dall’Alto Adige sono il triplo di quelli trentini dove, in 10 giorni, si dichiarano appena 567 contagi. Dai casi fantasma ai macroscopici errori dell’Iss (che dovrebbe controllare le Regioni), pare impossibile avere un quadro puntuale dell’evoluzione epidemiologica

Di Tiziano Grottolo - 17 gennaio 2021 - 05:01

TRENTO. Da tempo si attende di conoscere i dati dei “reali” contagi avvenuti in Trentino. Se da un lato il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, non perde occasione per ricordare come ci sia sempre stata “la massima trasparenza”, le opposizioni e l’opinione pubblica attendono ancora che siano resi noti i dati sui contagi di novembre. La Provincia ha iniziato a comunicare il numero dei positivi individuati con i test antigenici rapidi solo dopo l’intervento del Governo.

 

Nessuna fonte ufficiale ha però saputo spiegare come mai a fronte di un numero di morti estremamente elevato, con gli ospedali e le terapie intensive che superano le soglie critiche (il Trentino ha i dati peggiori d’Italia), si continui a registrare un numero di positivi piuttosto contenuto. Il sospetto è che questi numeri siano condizionati dalla scelta trentina di effettuare un tampone molecolare (l’unico che fino a poco tempo fa veniva inserito nei conteggi ufficiali del ministero della Salute) ad almeno dieci giorni di distanza. Anche se in merito le versioni fornite dai vertici politici e dell’azienda sanitaria sono diverse.

 

Calcoli alla mano le storture trentine possono essere messe in evidenza confrontando i dati con quelli degli altri territori. Basandosi sui numeri dichiarati da Province e Regioni, nel periodo che va dal 4 al 10 gennaio (lo stesso preso in esame dall’ultimo monitoraggio dell’Iss) in Trentino sono stati rilevati 567 positivi ai tamponi molecolari (13.892 quelli effettuati), mentre i positivi all’antigenico sono stati 1.579 (su 10.393 test). In Alto Adige, nello stesso arco temporale, ci sono stati 1.678 positivi al molecolare (su 13.764 tamponi) e 1.515 positivi all’antigenico (su 26.843 test). Qui va specificato che il numero più elevato di tamponi antigenici fatti a Bolzano (circa 16mila in più) è legato alla campagna di screening di massa che tra il 9 e il 10 gennaio ha interessato gli abitanti di Valle Aurina, Gais, Curon Venosta. L’Emilia-Romagna invece, tra il 4 e il 10 gennaio, ha dichiarato 12.919 positivi tutti riconducibili a molecolari dal momento che, come spiegava a Il Dolomiti Paolo Bordon, il molecolare di controllo sui positivi all’antigenico viene effettuato subito o al massimo nell’arco di 24 ore. Anche per questo la Regione non comunica i positivi al test antigenico.

 

Ricapitolando, prendendo in esame i dati di Trento e Bolzano (due territori simili per caratteristiche quindi facilmente paragonabili) si scopre che il numero di positivi individuati tramite antigenico è pressoché identico (1.579 in Trentino e 1.515 in Alto Adige). L’Alto Adige ha fatto persino più tamponi ma trattandosi di uno screening di massa non è equiparabile a una campagna mirata. Il dato più rilevante (proprio perché mostra un’anomalia) riguarda i tamponi molecolari: con una parità quasi perfetta sui test eseguiti (13.892 a Trento, 13.764 a Bolzano) i positivi rilevati dall’Alto Adige sono il triplo di quelli trentini, rispettivamente 1.678 e 567. Analizzando il rapporto contagi/tamponi (ricordando che il numero di test è praticamente uguale) quello dell’Alto Adige si attesta al 12,19%, cioè la percentuale di test risultati positivi sul totale. Il Trentino si ferma a un misero 4,09%. La riprova arriva dai dati dell’Emilia-Romagna dove lo stesso rapporto raggiunge il 14,02%, guarda caso molto più in linea con quello altoatesino.

 

 

Ma quindi, se tutti gli altri dati coincidono, com’è possibile che in Trentino così poche persone risultano positive al molecolare? La risposta probabilmente risiede nelle tempistiche e quindi nella strategia messa in campo dai vari territori. Solo in Trentino infatti, se si risulta positivi a un tampone antigenico, si viene sottoposti a un tampone molecolare ad almeno 10 giorni di distanza, ciò significa che una persona nel frattempo può negativizzarsi o comunque parte dei dati riguarda contagi che nella migliore delle ipotesi sono avvenuti 10 giorni fa. Quindi se già il monitoraggio settimanale dell’Iss fotografa la settimana precedente i dati del Trentino potrebbero essere quelli di due settimane prima. Queste anomalie hanno ripercussioni importanti sui dati “reali” e incidono su molti parametri a partire dall’Rt, fra i principali indicatori per stabilire quali Regioni devono finire in zona gialla, arancione o rossa.

 

Pochi giorni fa, Fugatti, rivolgendosi in aula ai consiglieri di opposizione e riferendosi alla questione dei dati reali ha dichiarato: “Credo che quello che ha fatto il Trentino se fosse stato completamente sbagliato qualcuno avrebbe alzato il telefono e ci avrebbe detto ‘signori cosa state combinando’. Credo che se ci fosse stato qualcosa di così clamorosamente sbagliato qualcuno si sarebbe alzato e ce lo avrebbe detto”.

 

 

Eppure non deve sorprendere che nessuno si sia accorto di nulla visto che è lo stesso Istituto Superiore di Sanità ad aver commesso degli errori macroscopici. Sembra incredibile ma ogni volta che si vanno ad analizzare nel dettaglio i dati riportati nel monitoraggio settimanale (redatto dall’Iss in collaborazione con il Ministero della Salute) si scoprono degli errori (QUI un esempio). Addirittura le incongruenze si riproducono all’interno delle stesse pubblicazioni dell’Iss. Nella tabella mostrata durante la conferenza stampa per presentare il monitoraggio settimanale, nel periodo compreso tra il 4 e il 10 gennaio, per il Trentino, vengono riportati 624 casi. In realtà quelli indicati dalla Pat nei comunicati (riferendosi ai soli molecolari) sono 567.

 

In sostanza ci sono 57 casi fantasma, non è dato sapere se sia stato il Trentino a dichiararne meno o se sia stato l’Iss ad attribuirne di troppo. Fatto ancor più assurdo è che nella pubblicazione “Monitoraggio Fase 2 Report settimanale”, dedicata al Trentino e sempre curata dall’Iss, i casi riportati nello stesso periodo sono 602 e non 624. Un errore simile riguarda anche l’Alto Adige che tra il 4 e il 10 gennaio ha dichiarato 1.678 positivi al molecolare, invece per l’Iss sono 1.707 (+29), mentre nella pubblicazione diventano 1.677 (-1 rispetto a quelli dichiarati da Bolzano). Nel caso dell’Emilia-Romagna i dati sono ancora più sballati: 12.919 i positivi dichiarati dalla Regione, 12.715 o 12.582 a seconda della fonte quelli pubblicati dall’Iss. Errori che forse non cambieranno la sostanza ma se non si riesce a essere precisi nemmeno su un dato cosi facile da controllare figuriamoci sul resto.

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