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Coronavirus, Trentino travolto dal contagio tra ottobre e novembre: oltre 800 positivi al giorno ma la Pat ne comunicava un terzo e intanto l'Alto Adige si metteva in zona rossa

C'è la pervicace assenza di trasparenza, questo nonostante le decine di richieste della stampa e addirittura le richieste in Consiglio provinciale di dati completi. Eccoli i dati completi e ufficiali certificati Apss dell'emergenza Covid in Trentino. Le settimane di novembre arrivano a toccare i 5 mila casi tra tamponi molecolari e test antigenici

Di Luca Andreazza e Luca Pianesi - 27 gennaio 2021 - 05:01

TRENTO. Oltre 800 positivi al giorno mentre ai trentini venivano comunicati 200 casi o poco più e in diversi giorni sono stati riportati più guariti rispetto ai nuovi contagi (Qui articolo); situazione reale del contagio che da metà ottobre è stata nascosta ai cittadini mostrando solo una parte minimale dell'evoluzione dell'epidemia, quando proprio a loro si chiedevano comportamenti consapevoli e responsabili; un'evoluzione della pandemia a questo punto simile a quella dell'Alto Adige che a fine ottobre si metteva in zona rossa e oggi conta circa 353 morti in meno per Covid rispetto al vicino Trentino, 177 vittime in meno nella seconda ondata. 

 

C'è la pervicace assenza di trasparenza, questo nonostante le decine di richieste della stampa (Il Dolomiti in primis che già da metà ottobre evidenziava l'anomalia trentina) e addirittura le richieste in Consiglio provinciale di dati completi. Eccoli, i dati completi e ufficiali certificati Apss dell'emergenza in Trentino.

Una seconda ondata che ha colpito in maniera pesantissima la provincia, come dimostrano i dati pubblicati da Il Dolomiti, nonostante la narrazione del presidente Maurizio Fugatti e dell'assessora Stefania Segnana sia stata per mesi molto diversa. E che continua a essere diversa. Alla richiesta delle minoranze di istituire una commissione d'indagine (Qui articolo), il governatore è intervenuto per dire che "Non c'è stato nessun trucco per rimanere in zona gialla". Nessuna conferenza stampa, nessuna possibilità di contraddittorio. Un video messaggio per evitare, almeno in questo momento, ogni ulteriore approfondimento e il solito ritornello: "Noi abbiamo sempre dato i numeri che ci chiedeva l'Istituto superiore di sanità, se le altre Regioni sono finite in zona arancione o rossa noi non ne conosciamo il motivo. Non capiamo a chi giovi questa polemica, siamo sempre stati precisi e puntuali" (Qui video).

Nel mese di novembre il Trentino è stato, però, travolto dal Covid-19 ma solo un terzo dei dati è stato regolarmente comunicato alla comunità. La conferma arriva dall'Azienda provinciale per i servizi sanitari. Un fine ottobre in crescita, poi novembre: una settimana con oltre 4 mila contagi, tre settimane a 5 mila casi. In dicembre (dal 4 vengono comunicati anche i test antigenici a Iss e ministero) c'è un calo delle positività, anche se i numeri restano superiori ai 2 mila nuovi positivi a settimana.

 

La tabella evidenzia la progressione dell'epidemia, un livello di contagio del tutto simile a quell'Alto Adige che si è poi autoproclamato zona rossa. La Provincia di Bolzano a novembre ha comunicato oltre 15 mila contagi (Qui articolo).

Un incontro avvenuto giovedì scorso ha finalmente svelato le carte della situazione epidemiologica in Trentino; i vertici della sanità pubblica, Pier Paolo Benetollo (direttore generale di Apss) e Antonio Ferro (direttore del Dipartimento prevenzione della Pat) hanno, infatti, illustrato i dati al personale sanitario e alla componente sindacale. Il castello di carta, pardon di circolari ministeriali da interpretare, sembra cadere nel corso di un webinar sullo stato dell'emergenza sul territorio provinciale. 

 

Il presidente della Provincia l'ha sempre detto: "Non è un problema fornire tutti i datili inviamo già ai sindaci"; nessun problema ma una panoramica di novembre non è mai stata fornita a livello ufficiale. Un contagio che però anche a inizio autunno sembrava il triplo rispetto a quanto riportato "ufficialmente" da piazza Dante. Ora c'è una conferma. La raccolta dei data, come evidenzia la tabella, è stata sempre puntuale, il quadro ben preciso ma comunicato solo parzialmente. Una fotografia in possesso dell'esecutivo, che anche nell'ultima informativa non ha risposto alle opposizioni e ha fornito comunque una documentazione che appare carente.

 

Anzi, l'Apss ha proceduto in questo caso a regola d'arte nell'ingaggio: i positivi al test antigenico sono finiti in isolamento per cercare di contenere e interrompere la catena di contagio; sono stati conteggiati e, come noto, sono stati utilizzati per fissare le zone rosse a livello comunale. A questo punto sembra evidente la volontà politica di fornire numeri assolutamente parziali, nascondersi dietro le circolari del ministero e non informare adeguatamente la popolazione sulla circolazione di Covid-19.

 

A novembre "ufficialmente" sono stati comunicati tanto a Roma quanto ai trentini "solo" 6.595 casi (l'Alto Adige 15.395 casi), una media di circa 230 contagi al giorno, cioè quei positivi accertati con il tampone molecolare. Un dato che si mantiene praticamente costante nell'arco delle 4 settimane in cui si oscilla intorno ai 1.500 nuovi positivi in 7 giorni. Un numero che oggi si "scopre" riflettere solo una settimana di un novembre particolarmente difficile a livello epidemiologico: sono state circa 20 mila le persone che hanno contratto il coronavirus, una media di 660 persone ogni 24 ore. La consistenza dei test antigenici è, infatti, impressionante (basta osservare la proporzione delle barre blu e rosse).

 

E se in quel periodo l'Alto Adige si è auto-proclamato zona rossa e ha pianificato un test di massa per cercare di approfondire ulteriormente il livello di contagio, la Provincia di Trento ha preferito seguire altre strade, battersi per aprire gli impianti sciistici a ogni costo, "minimizzare" le preoccupazioni sui tassi di ospedalizzazione, terapie intensive sull'orlo della saturazione e un numero elevatissimo di decessi, soprattutto proporzionati ai dati del contagio ufficiale.

 

Valori che sono sempre sembrati fuori scala, una riconversione che è apparsa troppo alta tra tasso di contagio e posti letto occupati (Qui articolo), dati simili all'Alto Adige e un numero di decessi superiori: 736 morti (1.206 da inizio epidemia) in Trentino e 559 vittime in Alto Adige (853 in totale da marzo dell'anno scorso) per la seconda ondata. Addirittura solo nelle scorse ore in provincia sono state comunicate 30 morti per Covid in Rsa, risalenti tra l'altro ai mesi di novembre e dicembre.

 

Quella dei dati diffusi in maniera parziale è una criticità sollevata più volte in passato anche da Il Dolomiti con una serie di inchieste che hanno dimostrato una certa discordanza nei numeri (Qui articolo). Anomalie che ora trovano una (parziale) risposta nel vuoto di trasparenza operato scientemente nella comunicazione quotidiana per oltre un mese; in un novembre nel quale si è preferito leggere tra le pieghe del Dpcm, allentare in alcuni casi le misure, lasciare la responsabilità ai singoli territori di eventualmente organizzare i Mercatini di Natale e nelle ripetute contraddizioni sulle procedure per confermare il test antigenico con tampone molecolare (Qui articolo).

 

Era ormai evidente che i positivi si trovavano sempre di più con i test antigenici mentre i tamponi molecolari venivano usati sempre di più per cercare anche i negativi (quindi chi risultava positivo da antigenico non finiva in questi conteggi ma rientrava come negativo e guarito al termine del ciclo grazie al molecolare). Una serie di invisibili per la comunità che è stata fragilmente rassicurata che il contagio c'era ma tutto sommato era sotto controllo. 

 

La gestione è inevitabilmente difficile, nessuno lo nega e nessuno "tifa" per la zona rossa, ma cercare di mitigare la realtà dei fatti non aiuta poi a chiedere responsabilità e comprensione ai cittadini, non aiuta nemmeno a uscire prima dall'emergenza e dalla crisi, soprattutto se proprio il presidente della Pat sembra più interessato a una campagna elettorale perenne e a decisioni prese tanto a spot quanto estemporanee. E' fondamentale il rispetto delle regole da parte di tutti per interrompere la catena del contagio e superare l'epidemia. Ma rientra nella politica di salute pubblica anche la trasparenza nei dati

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