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Coronavirus, primi per pazienti in ospedale e in terapia intensiva, terzi per decessi: i casi attivi in Trentino sono tra i più bassi d'Italia ma il 20% è ricoverato in ospedale

I positivi attivi ogni 100 mila abitanti e l'incidenza settimanale nell'ultimo report Iss sotto la media nazionale. Questo se si considerano i dati dei positivi accertati con tampone molecolare: 697 casi nella settimana 28 dicembre-3 gennaio; ci sono altre 1.685 infezioni trovate solo con test antigenico

Di Luca Andreazza - 10 January 2021 - 20:48

TRENTO. Primissimo per ricoveri in terapia intensiva per 100 mila abitanti (Trento a 8,48, Veneto a 7,23 e Umbria a 5,68; media nazionale a 4,34) e primo per ospedalizzazioni complessive causa Covid (il nostro territorio a 63, Piemonte a 62 e Emilia Romagna a 61; media nazionale a 39). Terzo posto, purtroppo, per numero di decessi. Un po' meglio per quanto riguarda l'incidenza settimanale dei contagi. Questa la fotografia del Trentino in questa fase dell'emergenza coronavirus. 

 

Gli attuali positivi sono 1.999 in provincia di Trento (Dati Protezione civile che riporta di 23.640 casi; il pannello monitoraggio provinciale segna invece 24.262 casi totali da marzo accertati solo da molecolare, dovuto perché nella fase più acuta della prima ondata venivano fatti pochi tamponi e venivano classificati come "casi" la presenza di sintomi riconducibili a Covid ma non venivano inviati a Roma; successivamente è stata fraintesa una circolare e poi c'è stato un riallineamento; i test antigenici non sarebbero stati confermati a stretto giro da un molecolare e quindi il solo positivo a test rapido non viene inserito), che si basano sui casi accertati con tampone molecolare, mentre l'Alto Adige si trova a quota 11.660 casi attivi. Ma a fronte di questo i numeri negli ospedali del territorio restano ben oltre le soglie di allerta e sono una fonte di grande preoccupazione: 389 ricoveri in ospedale di cui 46 pazienti in terapia intensiva. In Trentino circa il 20% degli infetti (Alto Adige al 2%; Veneto al 3%) ricorre alle cure del sistema sanitario, sotto pressione ormai da mesi, una situazione delicata che si unisce alla curva del contagio che comunque fatica a scendere.

 

Il dato "migliore" riguarda quindi i nuovi casi per 100 mila abitanti negli ultimi 7 giorni; "bene" anche quello degli attuali positivi ogni 100 mila abitanti: Trentino a 368, Alto Adige a 2.191, Veneto a 1.810 e media nazionale a 963. L'ultimo monitoraggio dell'Iss posiziona inoltre il Trentino a 128,42, dietro a Veneto (454.31), Emilia Romagna (242,44), Alto Adige (231,36), Friuli Venezia Giulia (205,39) e diverse altre Regioni per quanto riguarda l'incidenza settimanale. Questo se si considerano i dati dei positivi accertati con tampone molecolare: 697 casi nella settimana 28 dicembre-3 gennaio; ci sono altri 1.685 infezioni trovate solo con test antigenico.

 

L'Rt calcolato sui tamponi molecolari per il Trentino è di 0,85, un dato che deve mantenere alta l'attenzione ma migliore rispetto a tante altre realtà regionali. Questo però con le soglie di occupazione del 40% in area medica e del 30% per quanto riguarda la terapia intensiva ampiamente superate.

 

Nel monitoraggio settimanale presentato alla stampa dai membri del comitato scientifico, una tabella mostra quanto sia alto il rischio in provincia di Trento. Con un'occupazione al 51% per le terapie intensive e al 59% per i normali letti d'ospedale, la proiezione sui 30 giorni mostra un 50% di possibilità - “Stante la situazione attuale”, specifica il commissario straordinario dell'Iss Silvio Brusaferrodi raggiungere la saturazione dell'area medica e quasi il 90% di occupazione dell'area di rianimazione".

 

Numeri di ospedalizzazioni, terapie intensive e decessi che sono apparsi fuori scala rispetto ai contagi comunicati quotidianamente. Dopo le inchieste de Il Dolomiti (Qui articolo) e le continue richieste di trasparenza arrivata dalla cittadinanza e dalle opposizioni (Qui articolo), il Trentino sembra aver iniziato un percorso per cercare di riallinearsi alle norme nazionali per far quadrare i conti sui dati dei test antigenici (Qui articolo): numeri che sono comparsi solo a dicembre, compreso anche quelli sulle conferme. Quest'ultimo passo a fronte di messaggi contraddittori della Provincia e continui cambi nel modus operandi (Qui articolo).

 

Un altro aspetto forse da valutare e che meriterebbe di essere approfondito dalle varie autorità e comunicato ai cittadini è quello relativo alla capacità di testing. Nonostante la retorica del "facciamo più tamponi di tutti" di marca provinciale, non è mai stata spiegata la ratio e la qualità dei test: spesso il numero di nuove persone testate è apparso basso rispetto al volume totale di tamponi analizzati, mentre un monitoraggio dell'Iss delle scorse settimane ha messo in evidenza che ci vogliono anche 11 giorni per trovare un positivo sintomatico (il triplo della media nazionale). 

 

L'Azienda provinciale per i servizi sanitari e la Pat trovano un positivo: già il percorso comunicativo sembra cambiare se con molecolare oppure antigenico. Appare necessario comprendere quando il contagiato viene effettivamente accertato: se già presenta una sintomatologia severa, bene che venga diagnosticato ma è facile che il decorso ormai a quel punto preveda l'ospedalizzazione. E' quindi necessario comprendere a quale livello della sintomatologia si interviene e quanto si riesca ad anticipare i tempi in ottica preventiva.

 

Il superamento delle soglie di allerta negli ospedali appare purtroppo una costante anche in questa seconda ondata del Covid. Un quadro generale da monitorare attentamente; il governo prevede nuove limitazioni, ma c'è un progressivo allentamento delle restrizioni previste nelle zone gialle. Il Trentino e l'Alto Adige sono gli unici territori per esempio con le scuole superiori in presenza al 50% in deroga rispetto a quanto deciso dal governo. La data indicata sarebbe quella di lunedì 11 gennaio, ma sono poche le Regioni che hanno già deciso di procedere: val d'Aosta, Abruzzo e Toscana; le altre ipotizzano un ragionamento per febbraio. 

 

La curva del contagio appare sotto controllo, ma le ospedalizzazioni e il numero dei decessi: 608 morti in questa seconda ondata, complessivamente 1.078 vittime da inizio epidemia sembrano confermare una circolazione virale più importante di quanto appaia e forse, oltre la querelle test antigenici dei quali non si conosce ancora il peso totale sui casi attivi, la capacità di testing del Trentino è sovrastimata rispetto all'impatto reale della pandemia da Covid-19

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