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Coronavirus, per Trento un’anomalia in ogni grafico: con la “strategia trentina” i contagi sembra non siano mai calati da novembre e ora la curva è tra le peggiori d’Italia

Mentre le Regioni del nord venivano investite dalla seconda ondata il Trentino continuava a dichiarare gli stessi contagi registrati nel Sud Italia. La Provincia di Trento è l’unico territorio dove si trovano più positivi con i tamponi antigenici rispetto ai molecolari: così la strategia trentina rappresenta un unicum nel Paese

Di Tiziano Grottolo - 18 February 2021 - 11:33

TRENTO. Ora che anche il miraggio della zona bianca si è dissolto il Trentino svela, almeno in parte, la vera portata dei contagi che lo hanno portato a finire in zona arancione. Adesso l’obiettivo dovrebbe essere quello di limitare il più possibile la circolazione del virus ma per farlo davvero (e non solo nei dati) bisognerebbe almeno conoscere qualcosa di più sulle varianti (articoli QUI e QUI). Solo di recente l’assessora alla Salute Stefania Segnana ha comunicato che la Provincia ha inviato i primi campioni all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie per partecipare al progetto di sequenziamento del virus.

 

Nel frattempo, in attesa di conoscere i dati di novembre, grazie ad alcuni grafici elaborati da Lorenzo Ruffino, studente di economia all’università di Torino e collaboratore di Youtrend, è possibile approfondire l’anomalia trentina. Nel primo grafico vengono mostrati i tassi di positività ai tamponi molecolari e a quelli antigenici, da gennaio a febbraio, cioè da quando la protezione civile comunica ufficialmente la distinzione fra i due tipi di test. In 19 territori su 21 il tasso di positività ai tamponi molecolari è molto superiore a quello degli antigenici. Solo in Trentino e Friuli Venezia Giulia il rapporto è invertito ma come salta all’occhio in Provincia di Trento il divario è norme. In sostanza questo grafico mostra la strategia trentina che fa un larghissimo uso di test antigenici, cosa che in queste misure non avviene in nessun’altra Regione.

Come spiegato più volte da il Dolomiti, in Trentino i positivi si cercano con l’antigenico (efficacie quando a sottoporsi al test è una persona con sintomi, molto meno quando si tratta di asintomatici). Ciò, soprattutto a novembre (quanto gli antigenici non venivano calcolati per determinare l’indice Rt) ha sicuramente influito sui dati, con ogni probabilità facendo diminuire (ma solo in maniera apparente) i contagi “reali”. Come evidenzia lo stesso grafico alcune Regioni mostrano un numero di positivi all’antigenico molto basso ma questo, oltre alla diversa strategia, si spiega nel fatto che le persone che risultano positive al tampone rapido vengono subito confermate (massimo entro 48 ore) da un tampone molecolare. In Trentino invece, passano almeno 10 giorni.

 

È nel secondo grafico (sempre a cura di Ruffino) però, che l’anomalia trentina emerge in tutta la sua chiarezza: qui viene mostrata l’incidenza dei casi ogni 100.000 abitanti e quella del Trentino è misteriosamente costate. Tutte le Regioni del Nord Italia tra novembre e dicembre mostrano un’impennata dei contagi che coincide con la cosiddetta seconda ondata. Lombardia, Piemonte, Alto Adige, Valle d’Aosta, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Veneto Emilia-Romagna, nessuno sfugge all’aumento dei contagi. Nessuno Tranne il Trentino. Persino Toscana, Campania, Umbria, Abruzzo, Basilicata e Lazio presentano una curva dei contagi in forte risalita a ridosso di novembre che poi si abbassa verso la fine di dicembre. Le curve d’incidenza sono quasi sovrapponibili, con l’aggiunta per il solo Alto Adige di una nuova impennata dei contagi rilevata fra gennaio e febbraio.

La Provincia di Trento invece, è l’unico territorio con i contagi che sono praticamente costanti da novembre. Di fatto il Trentino mostra un’incidenza paragonabile a quella di novembre quando l’Italia era nel pieno della seconda ondata. Delle due l’una: o Trento è stata risparmiata dalla seconda ondata oppure quest’ultima semplicemente non risulta nei dati ufficiali per via della strategia basata sui tamponi antigenici. Una delle ipotesi è che i contagi in realtà siano in leggero calo (anche se molto dipenderà dalla diffusione delle varianti) come avviene nelle altre Regioni del nord, ma questo calo non viene rilevato proprio perché nei mesi precedenti il Trentino ha dichiarato un numero di positivi molto inferiore a quelli “reali”. Pertanto mentre le altre Regioni migliorano o restano gialle, il Trentino, esattamente da quando nel calcolo dell’Rt vengono inseriti anche i positivi all’antigenico, è diventato arancione.

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