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Coronavirus, tra ''gufi'' e ''irresponsabili'' ora sui dati non si può più bluffare e il Trentino diventa ''arancione'' proprio quando bisognava restare gialli

Dopo che si è tenuta ''calmierata'' la curva del contagio per settimane grazie alla ''strategia trentina'' ora che non è più utilizzabile da gennaio perché antigenici e molecolari vanno comunicati unitariamente e ''formano'' l'Rt il Trentino finisce in zona arancione proprio mentre gli altri aprono impianti e attività. La provincia di Trento, in questo modo, si ritrova con uno dei livelli di decessi più alti d'Italia raggiunto nelle scorse settimane e con il più grave contraccolpo economico. La propaganda ha le gambe corte 

Di Luca Pianesi - 12 febbraio 2021 - 19:28

TRENTO. Da una parte quelli che ''gufi'', ''brutti'', ''professoroni'' che ci mancava poco che dicessero ''fatevi i fatti vostri, che ve ne frega, pensate all'economia, pensate al crano'' in stile Razzi (per chi se lo ricorda). Dall'altra quelli che avevano capito che serietàtrasparenza e rigore avrebbero rappresentato salvare vite umane, ridurre i contagi e quindi i dolori legati alla malattia, risparmiare a livello di casse pubbliche sul piano sanitario (perché ci sarebbero state meno persone da curare) e farsi trovare pronti (con i ''conti'' in ordine) quando contava davvero, al momento di riaprire collettivamente.

 

Ebbene è successo proprio quello che non doveva succedere: che a forza di mettere la polvere sotto il tappeto questo è saltato proprio il giorno della festa, quello con la casa piena di ospiti. Il disastro della gestione della pandemia da parte della giunta Fugatti ora è completo: in un colpo solo la Provincia di Trento si ritrova ad avere uno dei tassi di mortalità più alti d'Italia per Covid e al tempo stesso ad essere in zona arancione proprio nel momento in cui si riaprono gli impianti da sci e si può tentare di ''salvare'' il salvabile nelle zone di montagna, oltre a tornare a discutere di mobilità tra regioni e ripresa delle attività (per esempio anche sportive con il calcio che il 21 febbraio voleva riprendere gli allenamenti). 

 

Quel che è successo il Dolomiti cerca di raccontarvelo da mesi: la ''strategia'' trentina, quella che vi abbiamo svelato la prima volta già ad ottobre, appena attivata, e che è stata spiegata perfettamente, non più tardi di due giorni fa, inconsciamente, dallo stesso Fugatti (i positivi si cercano con gli antigenici, che non dovevano essere comunicati al ministero fino a poche settimane fa perché non li chiedeva, e i molecolari si usano per il controllo ed eventualmente per verificare la negatività) ha permesso di tenere sotto controllo la curva epidemica a livello di ''immagine'' mentre il contagio viaggiava a velocità tripla (si veda il grafico ufficiale dell'Apss mostrato in esclusiva dal nostro quotidiano: in rosso la parte di contagio non comunicata e in blu quella certificata dai molecolari che è stata comunicata ai cittadini) sul territorio e causava morti e malati tra la popolazione riempendo con, numeri record per l'Italia, ospedali e terapie intensive.

 

 

Le vacanze di Natale, con la zona rossa imposta a livello nazionale e la neve che ha bloccato il Trentino per giorni, hanno permesso un abbassamento reale del contagio e un conseguente svuotarsi delle strutture sanitarie e una diminuzione dei morti, ma il virus, al di là delle dichiarazioni rassicuranti da conferenza (senza)stampa, è sempre stato presente e molto forte. Da gennaio, poi, la ''strategia trentina'' è stata disinnescata dalle decisioni ministeriali che hanno deciso di parificare antigenici e molecolari e così, oggi, non si può più bluffare. Non più tardi di pochi giorni fa Fugatti ribadiva che il nostro Rt era tra i più bassi d'Italia e con Failoni emettevano già l'ordinanza per la riapertura delle piste ''a partire dal 17 febbraio, dopo carnevale, perché vogliamo essere prudenti'' hanno detto. 

 

Ruscitti tranquillizzava tutti sulle varianti, spiegando che praticamente solo il Trentino non è colpito (Veneto, Alto Adige e Lombardia che confinano sì), salvo poi scoprire, oggi, dall'Iss che sono praticamente ovunque e che oggi un positivo su cinque è colpito dalla variante inglese in Italia. Nel frattempo l'Europa, quella cattivona che a Fugatti e alla sua maggioranza non è mai piaciuta tanto (forse ora un pochino perché ci deve salvare economicamente) e che ha attaccato apertamente in piena prima ondata (quella dove il ''suo'' Trentino per oltre un mese era riuscito a mandare dati sbagliati al ministero perché era stato l'unico a interpretare male una circolare QUI ARTICOLO) pubblicando il video di una bandiera che veniva ammainata, ieri ci ha classificati ''rosso scuro''. Trentino, Alto Adige e Umbria i territori messi peggio in Italia per l'Ecdc.

 

Lui, come reazione, se l'è presa con Bruxelles chiedendo al Governo di tutelare l'immagine del nostro territorio. Oggi il Governo certifica quello che ha detto l'Europa: l'incidenza più alta d'Italia di positivi ogni 100.000 abitanti ce l'hanno Alto Adige, Trentino e Umbria. L'Rt è il terzo peggiore (dopo Alto Adige e Abruzzo) e il colore diventa arancione, per la prima volta dalla seconda ondata, nell'unico vero momento in cui serviva restare gialli. Il contraccolpo economico per il sistema sarà pesante e le vite perse nelle settimane scorse non torneranno più. Se si fosse detta la verità dall'inizio si sarebbero tutelati i trentini e la loro economia. Invece si è scelta la strada della propaganda,

 

La democrazia esige trasparenza e in una pandemia che si batte e si affronta solo con i comportamenti dei singoli e della collettività (mascherine, no assembramenti, igienizzazione) avere una popolazione consapevole della realtà in cui si muove e della concreta portata del virus non è solo importante, è fondamentale. Chi non capisce questo non è ''gufo'', ''brutto'', ''professorone'' è semplicemente irresponsabile.

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