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Coronavirus, in Trentino 11 giorni per trovare un positivo sintomatico (il triplo della media nazionale); eppure l’allerta scompare dal monitoraggio dell’Iss

In Trentino il 25% dei test effettuati risulta positivo e scatta l’allerta dell’Iss che però si “dimentica” quella che riguarda la velocità delle diagnosi. Nel frattempo lo stesso Istituto posiziona la Pat fra i territori “dove è stato rilevato un forte ritardo di notifica dei casi”, un fattore che potrebbe rendere la valutazione “meno affidabile”

Di Tiziano Grottolo - 28 dicembre 2020 - 05:01

TRENTO. “Quei gran distratti dell’Istituto superiore di sanità: gli indicatori pasticciati del Trentino”, titolava così nel suo blog Davide Bassi. L’ex rettore dell’Università di Trento infatti, da un lato rimarcava l’assenza di un controllo da parte dei vertici nazionali sui dati contraddittori provenienti dal Trentino, dall’altro l’Iss avrebbe anche commesso dei grossolani errori nella compilazione del monitoraggio settimanale (quello che delinea le criticità delle varie Regioni per intendersi).

 

Come spiegava Bassi, alla voce che riguardava i contagi riportati alla protezione civile nazionale negli ultimi 14 giorni, il dato trentino era stato trascritto male, si parlava addirittura di 19.207 casi, un numero persino superiore a quello rilevato dall’inizio della pandemia (fino al 12 dicembre). È sempre l’ex rettore a far sapere che, dopo la sua segnalazione, il dato è stato corretto: “Non mi hanno neanche risposto per ringraziarmi, ma almeno adesso i conti tornano. Parlo dei conti ‘ufficiali’ naturalmente, perché dei contagi veri del Trentino non c'è alcuna traccia”.

 

Tutto risolto dunque, solo una svista? Niente affatto perché nel nuovo report a quanto pare l’Iss si sarebbe perso per strada addirittura un’allerta rossa. L’ultimo monitoraggio della settimana, che va dal 14 al 20 dicembre, riporta una sola allerta precisando che si tratta dell’indicatore 2.1. che riguarda la percentuale di tamponi positivi escludendo per quanto possibile tutte le attività di screening e il ‘retesting’ degli stessi soggetti. Un indicatore che preoccupa perché considerato “in aumento e sopra 25%”, per la precisione per il Trentino è al 24.9%.

 

 

Bene, fin qui nulla di strano se non fosse che nella settimana precedente, che va dal 7 al 13 dicembre, a far scattare un’allerta per il Trentino era stato l’indicatore 2.2 “Tempo tra data inizio sintomi e data di diagnosi”. Tradotto, in Provincia di Trento, mediamente (tra il 7 e il 13 dicembre), trascorrevano 9 giorni dalla comparsa dei sintomi fino alla diagnosi di positività. Peccato che lo stesso dato nella settimana successiva (14-20 dicembre e quindi nell’ultimo monitoraggio disponibile) sia perfino peggiorato: in Trentino ora trascorrono ben 11 giorni dalla comparsa dei primi sintomi fino al momento della conferma della positività. Un’eternità, più del triplo della media nazionale: la seconda Regione peggiore, il Piemonte, ne impiega 5 di giorni per individuare un positivo.

 

 

A questo punto però viene da chiedersi come sia possibile che, pur peggiorando, lo stesso indicatore che solo una settimana fa rappresentava un’allerta ora non sia più un problema. Provando a fare un’ipotesi la ragione di questo “ritardo” nell’individuare i positivi potrebbe essere collegata al fatto che, come faceva notare l’ex rettore Bassi, nelle ultime settimane, in Trentino, si sia ridotto il gap esistente tra il numero di contagi rilevati solo con il tampone molecolare (i dati comunicati dalla protezione civile nazionale) e il numero dei contagi reali (che considera anche gli antigenici). Questo fatto confermerebbe i limiti e le capacità trentine nel comunicare chiaramente i dati relativi ai contagi. Peraltro una spiegazione simile potrebbe aver convinto gli esperti dell’Iss a non considerare l’indicatore 2.2. come una vera e propria allerta. Purtroppo, vista la scarsa trasparenza dimostrata fin qui dalle istituzioni, forse la conferma non arriverà mai.

 

In questo contesto è doveroso ricordare come la classificazione complessiva del rischio per il Trentino resti moderata con alta possibilità di progressione. Inoltre per quanto concerne gli indicatori di risultato relativi alla stabilità di trasmissione, (quelli che contribuiscono a definire l’Rt) l’Iss posiziona Trento fra le Regioni “dove è stato rilevato un forte ritardo di notifica dei casi nel flusso, che potrebbe rendere la valutazione di questi indicatori meno affidabile”. In tutto questo c’è ancora chi si compiace quando l’Rt trentino continua a oscillare pericolosamente sopra e sotto la soglia dell’1, per il momento attestandosi allo 0.68 con una forbice di errore stimata fra 0.63 e 0.73. Infine, i dati sui ricoveri rimangono i peggiori d’Italia sia per la capienza dei normali reparti che per i posti letto in terapia intensiva.

 

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