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Coronavirus, Bordon: ''I dati che comunichiamo a Roma si basano sulla circolare del 30 aprile'' proprio quella che il Ministero spiegava che il Trentino ha frainteso

Ieri mostravamo con un'analisi dei dati di vari territori presi ad esame che, all'improvviso, dal 4 maggio, il Trentino è passato da essere ''vicino'' alla Lombardia a risultare a contagio zero grazie ai nuovi numeri che stiamo comunicando alla Protezione civile. Avremmo voluto fare delle domande ma ci siamo dovuti accontentare della solita conferenza stampa. Il presidente dell'Ordine dei medici: ''Anche io ho chiesto risposte ma nessuno in Azienda sanitaria sapeva niente. In questi campi quando si sbaglia si dovrebbe avere l'umiltà di correggere e cambiare l'indirizzo intrapreso''

Di Luca Pianesi - 14 maggio 2020 - 06:01

TRENTO. Niente da fare, il Trentino va avanti per la sua strada anche se il ministero della Salute ha detto che ''si tratta di un evidente fraintendimento del contenuto'' dei documenti pubblicati in data 30 aprile e ieri abbiamo dimostrato con dati e grafici che sarebbe stato proprio questo fraintendimento a far precipitare la curva del contagio del Trentino sui livelli dei territori a contagio zero.

 

 

E allora passare da provincia problematica a provincia virtuosa, almeno agli occhi del Paese, è stato facile: è bastato cambiare la comunicazione dei dati e così a fronte, per esempio, dei 33 contagi segnalati ieri in Trentino (e inseriti nel totalone dell'Apss) a Roma ne sono stati comunicati solo 9.

 

Perché? Perché Trento dal 4 maggio inserisce nella casella che si chiama (crediamo non a caso) ''incremento di casi totali'' della Protezione civile non l'''incremento dei casi totali'' ma l'incremento dei ''nuovi casi con sintomi insorti negli ultimi 5 giorni''. E così se i ''casi totali'' del 3 maggio (il giorno prima del cambio di conteggio) segnati alla Protezione civile erano 66 il 7 maggio i nostri ''casi totali'' comunicati sono diventati (nonostante i ''casi totali'' veri fossero 55). Tutto ciò mentre gli altri territori continuano a inserire dati perfettamente in linea tra il prima e il dopo il 4 maggio. E così siamo piombati, all'improvviso, nella classifica dei territori a contagio zero (mentre fino a due settimane fa eravamo tra i quattro territori più in difficoltà).

 

 

Il ministero, con la lettera che ha inviato all'ex rettore dell'Università Bassi (che aveva chiesto proprio come mai il Trentino stesse comunicando i dati con questi ''casi (non) totali''), ha risposto chiaramente che ''vanno comunicati tutti i nuovi casi - spiega lo stesso Bassi nel suo blog - e che il criterio dei cinque giorni è dovuto ad una interpretazione sbagliata di altre norme. Comunque almeno fino a ieri è stato applicato. Di chi la colpa? Ah saperlo!''. Lo avrebbe voluto sapere l'ex rettore e lo avrebbe voluto sapere anche il presidente dell'Ordine dei Medici Marco Ioppi che ci spiega come ''anche io negli scorsi giorni ho chiesto informazioni in Azienda sanitaria su questo nuovo sistema di comunicare i dati e nessuno ha voluto darmi una risposta. Il che è grave perché se si inizia a dubitare dei dati che vengono comunicati rischia di saltare tutto. La trasparenza con i cittadini deve essere non solo di facciata ma reale e trasparenza è anche ammettere di aver sbagliato''. 

 

''Nel mondo della sanità bisogna avere l'umiltà di correggere e cambiare l'indirizzo intrapreso, se c'è un errore - prosegue Ioppi -. Bisogna abbandonare qualsiasi autoreferenzialità. A noi non interessa che ci ripetano 'siamo i primi', come tutti i giorni stanno facendo per esempio con i tamponi, anche perché primi non vuol dire niente. Bisogna vedere come li si fanno questi tamponi, se c'è un criterio per tracciare il virus. Si può anche essere secondi o terzi ma essere più efficienti dei primi. Qui parliamo di salute e a noi quello che interessa è che le cose si facciano con serietà e bene''.  

 

E anche noi, come il Dolomiti avremmo voluto avere delle risposte, avremmo voluto avere la possibilità di interloquire con qualcuno e abbiamo contattato Provincia e Azienda sanitaria che si sono rimbalzate il problema per poi ''risolverlo'' senza possibilità di contraddittorio con questa comunicazione del direttore dell'Azienda sanitaria Bordon nella solita conferenza stampa in diretta Facebook, ben schermato da possibili controdeduzioni e approfondimenti. Una spiegazione quasi tautologica che, di fatto, si è limitata a dire che il Ministero ha introdotto con la circolare del 30 aprile una serie di indicatori per monitorare l'evolversi del contagio (cita pagina 7, ma in realtà è pagina 8 per chi volesse seguire il suo intervento) e tra questi c'è anche quello ''dei 5 giorni''. Bene, benissimo, ma non si capisce perché questo dato lo si invia alla Protezione civile come se fosse il dato dei ''casi totali'' senza accorgersi che, andando avanti così, comunicando solo i contagi degli ultimi 5 giorni ma i guariti totali a fine epidemia potremmo diventare l'unico e straordinario territorio ad avere più persone guarite che persone che hanno contratto il virus. 

 

Qui la spiegazione di Bordon tutta basata sui documenti del 30 aprile e sotto la lettera del Ministero della Salute all'ex rettore Bassi dove si specifica che ''Per quanto riguarda “il criterio dei 5 giorni" , si tratta di un evidente fraintendimento del contenuto dei seguenti documenti pubblicati in data 30 aprile''.

 

Gentile Prof. Bassi,

 

in merito alla sua richiesta, per conto dell'ufficio 5 -  Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria - Le rappresento quanto segue.

 

Le fonti dei dati nazionali sono attualmente rappresentate da:

-        -  Sistema informativo Ministero della Salute/Protezione Civile (dati aggregati);

-        -  Piattaforma nazionale di Sorveglianza COVID-19 dell’Istituto Superiore di Sanità (dati individuali).

Le due fonti riuniscono i dati sui casi positivi al SARS CoV2 in Italia, con la differenza che il flusso ISS raccoglie dati individuali mentre Ministero della Salute e Protezione Civile raccolgono invece dati aggregati.

 

Più nello specifico:

 

Dal 28 febbraio (ordinanza del n. 640 del 27 febbraio 2020) l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) coordina un sistema di sorveglianza che integra a livello individuale i dati microbiologici ed epidemiologici forniti dalle Regioni e Provincie Autonome (PA) e dal Laboratorio nazionale di riferimento per SARS-CoV-2 dell’ISS. La sorveglianza comprende tutti i casi di COVID-19 diagnosticati dai laboratori di riferimento regionali, come indicato dalla Circolare del Ministero della Salute n. 0005443 del 22 febbraio 2020.  I dati vengono raccolti attraverso una piattaforma web dedicata e vengono aggiornati da ciascuna Regione/PA con cadenza giornaliera. Tuttavia è opportuno segnalare che il completamento delle informazioni può richiedere qualche giorno. Per questo motivo, non deve sorprendere la possibile mancata concordanza con quanto riportato attraverso altri flussi informativi che raccolgono dati aggregati con minor livello di dettaglio.

...

 

Di seguito i dati riportati dal flusso Ministero della Salute/Protezione Civile:

 

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_notizie_4727_0_file.pdf

 

Per quanto riguarda “il criterio dei 5 giorni" , si tratta di un evidente fraintendimento del contenuto dei seguenti documenti pubblicati in data 30 aprile:

 

-          DECRETO del Ministero della Salute: Adozione dei criteri relativi alle attività di monitoraggio del rischio sanitario di cui all'allegato 10 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 26 aprile 2020 (http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2020&codLeg=73981&parte=1%20&serie=null)

-          CIRCOLARE del Ministero della Salute: Emergenza COVID-19: attività di monitoraggio del rischio sanitario connesse al passaggio dalla fase 1 alla fase 2A di cui all'allegato 10 del DPCM 26/4/2020 (http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2020&codLeg=73983&parte=1%20&serie=null)

attraverso i quali sono stati disegnati alcuni indicatori con valori di soglia e di allerta che dovranno essere monitorati, attraverso sistemi di sorveglianza coordinati a livello nazionale, al fine di ottenere dati aggregati nazionali, regionali, locali e di classificare tempestivamente il livello di rischio, in modo da poter valutare la necessità di modulazioni nelle attività di risposta all’epidemia.

 

un saluto

 

Stefano Marro
MINISTERO DELLA SALUTE
Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria
Ufficio Malattie Trasmissibili e Profilassi Internazionale

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