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Spaccatura sul nuovo Cda della Fondazione Mach e il mondo agricolo rischia di restare fuori: ''Situazione mai vista, ci sono novità mai emerse prima''

C'è ancora un mese di tempo per ricomporre la frattura ma intanto la nuova governance potrebbe partire a gennaio in versione dimezzata. Dallapiccola: " La riforma è stata imposta a colpi di maggioranza, senza considerare le fondamenta: il mondo agricolo non sembra essere stato sufficientemente coinvolto"; Ferrari: "Auspichiamo che si trovi una soluzione per garantire un'istituzione imprescindibile per il Trentino"

Di Luca Andreazza - 22 dicembre 2020 - 13:28

TRENTO. E' spaccatura sul nuovo Consiglio d'amministrazione della Fondazione Mach. C'è un mancato accordo tra le categorie del mondo agricolo sui nomi da indicare alla Giunta per la nomina dei rappresentanti nell'organo di controllo. C'è ancora un mese di tempo per ricomporre la frattura ma intanto la nuova governance potrebbe partire a gennaio in versione dimezzata.

 

Il rischio concreto è quello che Provincia si trovi a nominare in queste ore solo 5 membri, anziché 8 consiglieri, e senza i rappresentanti dell'espressione delle realtà agricole con l'operatività che sarebbe assicurata dal nome in più indicato proprio dalla Provincia. Una situazione che non si è mai verificata prima, complice anche la recente riforma voluta da piazza Dante.

 

Il precedente Cda era composto da 12 membri, di questi 8 erano indicati proprio dalle categorie agricole, ma la riforma ha cambiato i paradigmi con sei sindacati, cioè Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Act-Associazione contadini trentini, Acli Terra e Federcoop, a dover trovare una condivisione per i 4 posti a disposizione. La Giunta Fugatti avrebbe diritto a due nomine, più il presidente, ma avrebbe scelto tre figure da affiancare a Mirco Maria Franco Cattani, numero uno della Fem: Angelo Frascarelli, Ilaria Romagnoli e Andrea Merz.

 

Se la componente agricola e la Federcoop dovessero trovare un accordo, un prescelto dalla Pat dovrebbe farsi poi da parte; l'ultimo nome, l'ottavo, è espressione invece delle minoranze provinciali: Roberta Raffaelli, docente di economia agraria all'Università di Trento.

 

La condivisione però tra i sindacati agricoli non sembra in vista nel breve periodo, l'ultimo vertice ha visto Diego Coller, Michele Odorizzi e Gianluca Barbacovi abbandonare il tavolo delle trattative. 

 

Intanto sono emersi 4 nomi: Diego Coller (presidente di Confagricoltura), Michele Odorizzi (vice presidente di Federcoop e presidente di Melinda), Luigi Stefani per Coldiretti e Giacomo Broch, vice presidente di Cooperfidi e della Federazione provinciale allevatori. I primi tre membri del Cda uscente. Indicazioni, però, contestate da Cia e Acli Terra che hanno evidenziato un possibile conflitto di interesse (le indicazioni riguardano figure che conducono le trattative) e perché ritenute più legate a logiche di rappresentanza e del passato, piuttosto che per affrontare le sfide del prossimo futuro, quali cambiamenti climatici e sostenibilità, ricerca e innovazione.

 

Il primo risultato della riforma è intanto quello di aver prodotto uno stallo. "Una condizione mai emersa prima - si legge nella lettera inviata all'assessorato provinciale - né nella comunicazione di richiesta formale delle designazioni, né negli incontri delle giornate e settimane precedenti. Il parere espresso dal Servizio Legislativo della Provincia sulla necessità che l’intesa (richiamata dalla norma) imponga la condivisione di tutte le sigle sindacali e della Federazione sui nomi proposti, pena l’invalidità della designazione, costituisce un elemento di novità la cui rilevanza risulta palese".

 

La richiesta del mondo agricolo inviata all'assessora Giulia Zanotelli è quella di spendere un time out e mantenere l'attuale organo di governo in regime di proroga almeno fino a fine gennaio. "Il tentativo di dare riscontro a questo nuovo quadro giuridico necessita di tempo - prosegue la lettera - per tentare di costruire una risposta unitaria".

 

Una situazione che naturalmente preoccupa anche le opposizioni provinciali. "Questo atteggiamento della Provincia non è nuovo. La cifra - spiega l'ex assessore Michele Dallapiccola - che contraddistingue gli interventi della Giunta sul mondo agricolo appare sempre più spesso a gamba tesa. La Pat ha evidenziato la necessità di introdurre elementi di novità: l'evoluzione è sempre interessante se non preclude però gli sviluppi. La riforma è stata imposta a colpi di maggioranza, senza considerare le fondamenta: la base è il mondo agricolo che però non sembra essere stato sufficientemente coinvolto per acquisire la consapevolezza di quale fosse il disegno finale di piazza Dante. La Lega dovrà assumersi l'intera e triste responsabilità di questa situazione".

 

Insomma, le Stelle alpine non sembrano convinte del modus operandi della Provincia. "Si è pensato - prosegue Dallapiccola - a un consiglio di amministrazione formato da figure manageriali. Peccato che rispetto a quelle di prima linea, strettamente a contatto con la terra e i contadini, le nomine fin qui indicate si occupino di formazione, trasformazione e altri preziosissimi settori, che però potevano venire presidiati anche in altra maniera".

 

Stallo che preoccupa anche il Partito democratico. "Non entro nel merito della discussione tra i vari soggetti di rappresentanza - dice Sara Ferrari - quanto rimarcare, anche alla luce della mia precedente esperienza di assessora provinciale alla ricerca, l'importanza della Fem per il sistema agricolo trentino e la sua innovazione, nel quale un ruolo imprescindibile spetta alle realtà produttive. La Fondazione Mach vive e opera principalmente in funzione del suo rapporto con il territorio e non può quindi fare a meno dei rappresentanti. La nuova legge provinciale chiede a tutti la capacità di fare squadra, una sfida alla quale non ci si può sottrarre. Faccio appello al mondo agricolo affinché sappia mettere in campo tutto il senso di responsabilità e unità che questo difficile momento richiede, per garantire la piena operatività del Cda per continuare a costruire in modo coeso il futuro di questa imprescindibile istituzione".

 

Le opposizioni sperano in una rapida ricomposizione della frattura. "Auspico - aggiunge Ferrari - che i player più grandi e rappresentativi in primis, si facciano carico della ricerca di una sintesi virtuosa con persone in grado di dare una rappresentanza trasversale a tutti i soggetti di questo variegato comparto e ai molti interessi che questo mondo è capace di esprimere, valorizzandone la pluralità, le nuove esigenze, soprattutto legate alla conversione ecologica e all'agricoltura 4.0, e la capacità di essere ponte tra tradizione e innovazione".

Il Patt mette poi in luce le tante questioni aperte che devono essere affrontate dalla Pat. "Nonostante le numerose richieste dei professionisti e i nostri atti politici - conclude Dallapiccola - assistiamo a un sostanziale nulla di fatto per nuovi bandi Psr. I più attesi, quelli delle Misure 411-Investimenti e 611-Premio giovani. Mancano all’appello anche gli interventi per sostenere il sistema irriguo provinciale. Un solo ettaro di bosco non è stato recuperato dopo il disastro della tempesta Vaia con il sostegno della Provincia che si limita agli annunci ma senza fatti".

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