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Supermercati chiusi la domenica: e se alla fine i cittadini dovessero pagare anche i danni? Federdistribuzione: ''E' il contrario di quel che si dovrebbe fare''

Le dichiarazioni pubbliche di Fugatti dove ripete di sapere che la norma potrebbe essere incostituzionale (lo è certamente perché sulla questione ha competenza lo Stato) associate al danno, evidente, che si verrà a creare per catene e centri commerciali potrebbe portare i supermercati, poi, a chiedere dei grossi risarcimenti alla Pat. Intanto nel disegno leghista le più penalizzate saranno le città (quelle dove elettoralmente trovano meno spazio). Stanchina: ''Pura strategia di basso livello per affossare Trento. E' un ritorno a 30 anni fa''

Di Luca Pianesi - 02 luglio 2020 - 11:53

TRENTO. ''In questo quadro introdurre fattori di freno alla crescita come la chiusura dei negozi nelle domeniche e nei giorni festivi va nella direzione contraria di quello che bisognerebbe fare: facilitare e semplificare gli acquisti delle famiglie e sostenere i livelli occupazionali''. E' il delegato per la Provincia di Trento di Federdistribuzione Diego Andolfato a prendere posizione contro la scelta, contrastata da tutte le categorie (eccetto i sindacati), dell'assessore Failoni e della Giunta Fugatti di tenere chiusi i supermercati le domeniche.

 

Una mossa incomprensibile in un momento di crisi dove servirebbe un rilancio sia in termini economici che occupazionali, una manovra depressiva che spaventa tutti sia le grandi catene di distribuzione che i piccoli negozianti che nei centri commerciali, gioco forza, dipendono anche dalla presenza dei supermercati. La manovra, poi, ha la quasi certezza di essere incostituzionale (la competenza in materia è esclusiva dello Stato ed esistono già bocciature in tal senso simili come da sentenza 98 del 2017) e le dichiarazioni pubbliche di Fugatti dove ha dichiarato di saperlo ma che a lui importa poco perché la Corte ci metterà comunque qualche mese ad arrivare a sentenza e lui  vuole porre, con questa forzatura, comunque il tema potrebbe causare dei gravi danni alle casse pubbliche.

 

I supermercati chiusi avranno vita facile, una volta arrivata la sentenza, a dimostrare di aver avuto un danno economico dalla decisione della Giunta della Provincia e a dimostrare che la Giunta sapeva di arrecarglielo senza che ci fossero la possibilità di farlo a norma di legge. Un ginepraio assoluto del quale l'amministrazione leghista non sembra rendersi conto ma che, auspichiamo, abbiano già valutato le conseguenze strutturando piani articolati di intervento in caso di (quasi certo) ricorso di una o più attività. Ma c'è di più si decide di dividere il territorio in ''turistico'' e ''non turistico'' (nelle prime località i market resteranno aperti per dare un servizio agli 'ospiti') quando nemmeno due mesi fa, il 20 aprile, avevano inserito in legge che ''il Trentino è tutto turistico''.

 

Una contraddizione che mostra la confusione di questa Giunta che, di fatto, andando a penalizzare soprattutto Trento e Rovereto, quelle città dove comunque la Lega non riesce ad avere consenso e che potrebbero essere inserite nei territori ''non turistici'' mostra che la manovra ha il sapore prettamente elettorale. La pensa così anche l'assessore al commercio di Trento Roberto Stanchina che su Fb commenta: ''Pura strategia di basso livello per affossare la città e andare a elezioni dicendo che la città oggi è governata da ignoranti. Proprio oggi, che sono a Parma a firmare un protocollo tra le città di La Spezia, Parma, Verona e Trento per un percorso di territorio, gusto e turismo lento, per promuovere la nostra città''. E riferendosi all'iniziativa leghista, Stanchina aggiunge: ''Il ritorno a 30 anni fa''.

 

''E' un provvedimento che contrasta con le necessità attuali di ripresa del Paese e dei suoi territori – prosegue Diego Andolfato, di Federdistribuzione -. Non si comprende infatti la necessità di un intervento normativo fortemente limitativo per le imprese del commercio e per le opportunità d’acquisto dei consumatori''.

 

''Siamo di fronte a una crisi gravissima, che ha colpito l’occupazione abbassando il potere d’acquisto, ridotto drasticamente i consumi e alimentato un clima di incertezza sul futuro che spinge ad accumulare risparmio – continua Andolfato – In questo quadro introdurre fattori di freno alla crescita come la chiusura dei negozi nelle domeniche e nei giorni festivi va nella direzione contraria di quello che bisognerebbe fare: facilitare e semplificare gli acquisti delle famiglie e sostenere i livelli occupazionali''.

 

Ed entrando nel dettaglio del ddl Failoni: “I contenuti del Ddl in discussione sarebbero infatti di freno alla ripresa dei consumi - aggiunge Andolfato - e comporterebbero inevitabilmente conseguenze sul lavoro, in un momento nel quale la curva dell’emergenza epidemiologica in fase discendente potrebbe favorire una graduale ripresa. Il commercio, se lasciato libero di agire in base alle esigenze dei cittadini, può rappresentare un significativo volano di sviluppo. Il nostro auspicio è che la Provincia possa riprendere in esame i contenuti del Ddl e non intervenire in senso restrittivo sugli orari di apertura dei negozi''.

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