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A Riva del Garda scricchiola la maggioranza Santi: in Consiglio manca il numero legale. Il Pd: “Un disastro politico e amministrativo senza appello”

Dal Mag alle quote di Dolomiti Energia, passando per la monorotaia da 30 milioni e la carne salada Igp, fino all’ultima seduta del Consiglio comunale dove l’assenza di molti esponenti della maggioranza ha fatto saltare il numero legale: tutte le difficoltà della sindaca Santi a Riva del Garda. Il Pd: “Giunta in crisi d’identità, siamo di fronte a dei dilettanti allo sbaraglio”

Di Tiziano Grottolo - 30 dicembre 2021 - 18:28

RIVA DEL GARDA. Una fine dell’anno con così turbolenta e con tante polemiche forse non si era mai vista nella storia dell’amministrazione comunale di Riva del Garda. D’altra parte la sindaca Cristina Santi è riuscita a incrinare le relazioni con il Comune di Arco, la polizia locale e i vigili del fuoco, indispettire le Amministrazioni vicine per la vicenda Ags, proporre un progetto “green” che però non piace agli ambientalisti e infine a far saltare l’ultima seduta del Consiglio comunale perché alcuni esponenti della stessa maggioranza non si sono presentati. Questo solo per citare gli esempi più eclatanti.

 

Secondo la sindaca il problema sarebbe “l’atteggiamento sempre aggressivo, mai costruttivo, dell’opposizione”, cioè il Partito Democratico, che secondo lei non avrebbe mai accettato di aver perso “clamorosamente” le elezioni. Eppure, a ben guardare, sembrerebbe essere stata la stessa Santi, con la complicità della Giunta che la sostiene, a confezionare una serie notevole di scivoloni.

 

In primis c’è la gestione del rinnovo della convenzione per il Mag, il Museo Alto Garda. Dopo aver trovato un accordo con Arco (con tanto di post social entusiasti per la nomina di Vittorio Sgarbi) è saltato tutto. Era stato lo stesso presidente del Mart a defilarsi dopodiché per cercare di rimediare alla figuraccia Santi si è scagliata contro l’Amministrazione arcense accusata di aver violato alcune clausole di riservatezza dell’accordo politico per la definizione della nuova convenzione del Mag.

 

Nell’accordo non c’è vincolo di riservatezza – replica l’assessore alla cultura di Arco Guido Trebo – noi abbiamo rispettato i patti con la sindaca portando ad approvazione la convenzione, che nella sostanza è rimasta invariata rispetto a quella degli anni scorsi se non per la durata. Oltretutto la convenzione approvata è quella che ci ha mandato Riva del Garda. Quindi non si capisce perché Riva venga meno all’accordo siglato”. Ovviamente anche il sindaco di Arco, Alessandro Betta non le ha mandate a dire: “Le dichiarazioni della sindaca ci lasciano amareggiati e basiti non capisco perché si cerchi di mistificare la realtà”.

 

C’è poi la decisione di vendere le quote societarie di Dolomiti Energia Holding (per 11,4 milioni di euro) a quanto pare senza avvisare gli alleati di governo e nemmeno gli altri Comuni dell’Alto Garda che pure fanno parte della società pubblica Alto Garda Servizi (Ags) che deteneva la quote. “Abbiamo scelto di abbandonare un mero investimento finanziario – seppur buono, spiegava Santi – per mantenere la natura operativa di Ags che punta ad essere l’eccellenza nelle reti di teleriscaldamento. Scegliere di mantenere l’operatività e guardare al futuro con investimenti sul territorio, ci garantisce anche il mantenimento e l’accrescimento della forza lavoro”. I progetti però, almeno per il momento, restano un mistero oltre al fatto che il Comune di Riva è stata l’unica Amministrazione a operare una scelta in questa direzione: Trento e Rovereto per esempio si tengono ben strette le loro quote. 

 

“La vendita di queste azioni – sottolinea l’ex assessore, oggi consigliere d’opposizione del Pd Alessio Zanoni – va a togliere un flusso importante di liquidità del quale la nostra Amministrazione ha sempre beneficiato, liquidità che ci ha permesso di non aumentare la tassazione al cittadino e che nel 2020 ci ha pure consentito di finanziare la manovra Covid a sostegno di famiglie e imprese. Inoltre la Giunta ha deciso di chiudere Agi la società che doveva gestire l’acqua pubblica che ora rischia di essere privatizzata”.

 

Recentemente la Giunta rivana ha presentato anche l’elenco delle opere che si vorrebbero finanziare con i fondi del Piano nazionale ripresa resilienza. Fra queste spicca il cosiddetto People Mover Riva-Arco, una sorta di monorotaia con un’infrastruttura sopraelevata per collegare le due città dal valore di circa 30 milioni di euro. Un’opera che l’ingegnere Ezio Viglietti, vicepresidente dell’Osservatorio Provinciale Mobilità Sostenibile in rappresentanza delle associazioni ambientaliste ha definito “assurda e inutile” che servirà solo “a distruggere il territorio e il paesaggio”. In compenso Riva del Garda risulta essere l’unico grande Comune che non ha presentato osservazioni sulla Valdastico, in sostanza si tratta dell’unica Amministrazione comunale che ha deciso di sostenere la grande opera.

 

Come se non bastasse la maggioranza che sostiene la sindaca Santi ha dato dei segni di cedimento. In questi giorni infatti il Consiglio comunale è stato convocato in via urgente per chiudere alcune questioni impellenti. Se nelle prime due sedute il numero legale è stato garantito anche grazie alle opposizioni nella seduta di ieri mancavano diversi esponenti della maggioranza (alcuni dei quali erano presenti il giorno prima).

 

“Con una forzatura – afferma Zanoni – la Giunta voleva far approvare entro la fine dell’anno anche la Variante 15, a loro dire un provvedimento epocale. Nelle due sedute precedenti, per senso di responsabilità, abbiamo garantito il numero legale ma per il provvedimento della Variante 15 non sussistevano i criteri di urgenza e nemmeno una scadenza obbligatoria così, a norma di regolamento, abbiamo chiesto un conteggio dei consiglieri presenti dal quale è emerso che la maggioranza non poteva garantire il numero legale”. Così la seduta è saltata.

 

“Questa Giunta sta attraversando una crisi d’identità, siamo di fronte a dei dilettanti allo sbaraglio – punta il dito Zanoni – quello che risalta è l’isolamento di Riva sia nel contesto provinciale che fra gli altri Comuni dell’Alto Garda. Riva viene ridicolizzata e subisce passivamente le decisioni della Giunta provinciale, emblematico il caso della procedura per rendere la carne salada Igp, dove su un prodotto locale ha deciso tutto Piazza Dante senza che la Giunta rivana, dello stesso colore politico, battesse un colpo. Siamo di fronte a un disastro politico e amministrativo senza appello”.

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