La “Carne salada” diventa Igp ecco chi e come potrà produrla: solo 8 Comuni trentini sono stati esclusi dalle zone di produzione
Il Consorzio produttori trentini salumi (con il parere favorevole della Provincia) ha avviato la procedura per ottenere il marchio di “Indicazione geografica protetta” per la “Carne salada” che potrà essere prodotta in tutto il Trentino eccetto che in 8 Comuni

TRENTO. La “Carne salada” potrebbe presto fregiarsi della marchio di “Indicazione geografica protetta” riconosciuto dall’Unione europea per tutelare i prodotti agricoli e alimentari con una determinata qualità e reputazione. Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, dopo aver ricevuto la richiesta di riconoscimento presentata dal Consorzio produttori trentini salumi (con il parere favorevole della Provincia di Trento), ha proceduto alla stesura del disciplinare di produzione. Si tratta di un documento essenziale dove vengono di fatto stabilite le “regole” affinché in futuro un prodotto possa effettivamente avvalersi dell’indicazione geografica protetta “Carne salada”.
Ma com’è dovrà essere la carne salata Igp per essere considerata tale? Il prodotto innanzitutto deve essere sempre ricavato da un unico fascio muscolare, mentre l’aspetto al taglio è di colore rosso rubino uniforme con eventuale viraggio verso la tonalità rosso scuro in corrispondenza della superficie esterna. Il prodotto inoltre presenta un profumo delicato, leggermente aromatico.
L’area di produzione sarà sicuramente il passaggio che più farà discutere, soprattutto fra i puristi. Secondo il disciplinare infatti la zona di produzione “coincide con il territorio compreso nei confini amministrativi della Provincia di Trento”, escludendo soltanto i comuni di Primiero San Martino di Castrozza, Imer, Canal San Bovo, Mezzano, Sagron Mis, Castello Tesino, Cinte Tesino e Pieve Tesino. E su queste indicazioni non si esclude che possano esserci dei malumori soprattutto in quelle zone dove la carne salada si produce da più tempo.
Non solo perché nel documento è specificato che nell’etichettatura, nella presentazione e nella pubblicità della carne salada è vietata “l’aggiunta di qualsiasi qualificazione del prodotto non espressamente prevista”, inoltre saranno banditi i marchi privati “che abbiano significato laudativo” e il fatto di associare al nome del prodotto immagini o termini che richiamano specifici territori all’interno della zona di produzione. Sarà consentito solo l’uso di marchi collettivi o di certificazione adottati da enti istituzionali.
Il disciplinare è stato pubblicato lo scorso 3 novembre, eventuali opposizioni devono essere presentate al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali entro 60 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.











