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Commissione Affidamento minori, botta e risposta tra Bassetti e Dalzocchio. Il Cnca: ''Sconcerto, controproducente indurre l’opinione pubblica al sospetto''

La Commissione è presieduta dall'esponente della Lega, Mara Dalzocchio. Bassetti ha spiegato che la creazione di un simile organismo sull’argomento "ha creato non poco sconcerto, perché pare che sottenda finalità più di carattere mediatico e indagatorio che interesse per l’accoglienza e la tutela del minore"

Di GF - 18 gennaio 2021 - 18:52

TRENTO. “Sconcerto” è questo il termine usato per definire il lavoro portato avanti dalla Commissione speciale di indagine in materia di affidamento di minori presieduta dall'esponente provinciale della Lega, Mara Dalzocchio.

 

Ad usare questa parole, durante un'audizione, è stato Claudio Bassetti, presidente del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza, realtà che raccoglie circa 300 realtà associative e nell’ambito regionale sono 18, delle quali due si occupano di minori (Progetto92 e Villaggio SOS).

 

L’iniziativa – sull’onda dei clamorosi fatti di Bibbiano - era arrivata  della Lega Salvini Trentino, per l’istituzione di una Commissione consiliare d’indagine biennale sul complesso tema degli affidi di minori. Già al momento delle costituzione, l'allora consigliere provinciale di Futura, Paolo Ghezzi, aveva chiesto le ragioni per avviare questa indagine, visto l'aspetto invasivo su un settore molto delicato.

 

Dubbi che sono stati in qualche modo fatti trasparire anche oggi nel corso delle audizioni con le associazioni. Claudio Bassetti ha spiegato che all'interno delle realtà associative del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza si cerca di affrontare la problematicità dei rapporti famigliari offrendo l’accoglienza in comunità residenziali temporanee ad adolescenti con vissuti particolarmente difficili. La famiglia però è tutt’altro che esclusa, spesso gli inserimenti sono condivisi e il rapporto viene mantenuto, nella consapevolezza che l’obiettivo finale è il ritorno in famiglia. “La creazione della Commissione d’indagine – ha spiegato Bassetti - sull’argomento ha creato non poco sconcerto, perché pare che sottenda finalità più di carattere mediatico e indagatorio che interesse per l’accoglienza e la tutela del minore”. “Da parte nostra - ha aggiunto - nessuna solidarietà a chi lavora male, tuttavia è controproducente indurre l’opinione pubblica al sospetto. La Commissione dovrebbe piuttosto esplorare attraverso tavoli tematici e iniziative di studio, modalità migliorative dei servizi, coinvolgendo i soggetti che lavorano con i minori.

 

Ad intervenire è stata anche Paola Pisoni per il Forum delle associazioni familiari del Trentino, associazione di secondo livello che ha espresso alcune considerazioni di carattere generale. “Il tema richiede molta prudenza e non si presta a generalizzazioni perché al centro di ogni situazione c’è un minore con i suoi legami e le sue difficoltà” ha spiegato aggiungendo che al minore va offerto un percorso personalizzato che risponda individualmente alla sua situazione ma anche sottolineando l’importanza della cura dei legami e del coinvolgimento del territorio.

 

Mara Dalzocchio, dal canto suo, si è detta “sconcertata” delle parole di Bassetti, ed ha replicato spiegato che “l’organismo nasce per fare chiarezza”. Nel corso della riunione della commissione ad intervenire è stata la capogruppo in Consiglio provinciale del Pd, Sara Ferrari, che ha chiesto la composizione e le caratteristiche sociali delle famiglie di cui stiamo parlando e se i disagi hanno un legame con precarietà di natura occupazionale e dunque economica; se ci si aspettano effetti di medio o lungo periodo da questa pandemia; se in questo sistema ci sia qualcosa di migliorabile nelle relazioni; come attuare e declinare la prevenzione; e, infine, se si può generalizzare una prevalenza di genere.

 

A queste domande hanno cercato di rispondere alcune associazioni spiegando che ci sono diverse tipologie di famiglie con livelli culturali e gradi di istruzione anche medio alti, posizioni lavorative anche buone.

 

Paolo Romito dell’Associazione provinciale per i minori ha spiegato dal canto suo che “I disagi e le difficoltà hanno una matrice culturale, senza differenze di scolarizzazione, nel senso che provengono da una crisi profonda di valori e riferimenti trasversalmente in atto nella società”. Ha quindi proposto di creare e stimolare la nascita di percorsi preventivi il più possibile “non istituzionali” e, partendo dalla constatazione dell’eccellenza del sistema trentino, ha suggerito di lavorare sulla tempestività delle risposte alle criticità.

 

Bassetti ha confermato la necessità di aprire dei tavoli di lavoro su questo argomento perché le risposte a domande così puntuali come quelle poste da Ferrari, richiedono l’avvio di un confronto, a maggior ragione dal momento che si percepisce un sempre più diffuso bisogno di sostegno e di vicinanza. 

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