Caos concessione A22, Fugatti in aula: "Niente prelazione? C'è un bando in corso, una retromarcia del Mit esporrebbe a ricorsi. Lavoriamo per tutelare il nostro territorio"
Il presidente della Provincia Maurizio Fugatti ha rivendicato che il percorso intrapreso sulla concessione dell'A22 non è stato casuale né subito passivamente, ma è frutto di una scelta politica e istituzionale di cui ci si assume la responsabilità: "Credo che stamattina - ha detto rivolto al consiglio provinciale - sia stato un momento in cui tutti hanno preso la consapevolezza che si tratta di un tema difficile da affrontare"

TRENTO. "Credo che stamattina sia stato un momento in cui tutti hanno preso la consapevolezza che si tratta di un tema difficile da affrontare".
Commenta così Maurizio Fugatti il lungo momento di confronto tra i consiglieri provinciali trentini intorno al tema, scottante a dir poco, della concessione per l'A22.
Dopo ore concitate, oggi mercoledì 25 marzo dal Consiglio provinciale è arrivato un "via libera parziale" alla risoluzione proposta dalla minoranza: approvate all’unanimità la premessa e i punti relativi all’indennizzo per il proponente e all’informazione periodica all’aula, mentre sono stati respinti i passaggi su sospensione della gara e ritorno all’affidamento in-house.
Ma c'era anche curiosità nel raccogliere le parole, le prime dopo la nota del Mit a riguardo, del presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, che ha voluto evidenziare la coerenza e la correttezza dell'operato della Provincia in questa fase, partendo da un rapido riassunto delle "puntate precedenti".
L'ultimo passaggio cruciale in ordine temporale è stata la decisione del Ministero dei Trasporti di procedere con la gara avviata ma escludendo la prelazione per il proponente, di fatto la principale garanzia per l’attuale concessionario che rappresenta gli enti locali trentini e altoatesini, su indicazione della Corte di giustizia europea.
Il presidente Maurizio Fugatti oggi in consiglio provinciale ha ricostruito la questione A22 e il recente cambio di posizione da parte della Corte di giustizia europea. La norma quindi secondo Fugatti aveva un suo fondamento, che poi è caduto. "Ora, legittimamente, ci si chiede cosa fare - ha detto il governatore trentino -. C’è un bando in corso gestito dal Ministero sul quale occorre muoversi con la dovuta prudenza: se qualcuno ha partecipato a questo bando e il Ministero volesse fare retromarcia in autotutela si rischierebbero potenzialmente dei ricorsi che comprometterebbero il percorso di una nuova concessione. Si deve anche tenere conto che lo strumento dell’in-house aveva avuto criticità sotto il profilo giuridico e amministrativo. Oggi l’in-house sarebbe di 15 anni, un percorso che rispetto alla volontà e necessità di investire della concessionaria non sarebbe semplice da percorrere. Altro punto debole dell’in-house quello dell’autonomia decisionale perché la governance era composta da sei rappresentanti (3 di nomina ministeriale e 3 di nomina territoriale). Certo, l’in-house garantirebbe la presenza territoriale e l’interesse nostro è quello di tutelare i nostri territori e questo è quello che continueremo a fare fino in fondo".
Fugatti ha rivendicato che il percorso intrapreso non è stato casuale né subito passivamente, ma è frutto di una scelta politica e istituzionale di cui ci si assume la responsabilità. In sostanza, il lavoro fatto ha costruito un percorso preciso, con tutte le sue conseguenze e proprio per questo la responsabilità delle scelte compiute va riconosciuta e rivendicata. "Credo che stamattina sia stato un momento in cui tutti hanno preso la consapevolezza che si tratta di un tema difficile da affrontare".
"Non voglio incolpare nessuno, ma vorrei far sì che questa autostrada rimanga di proprietà pubblica", ha detto Walter Kaswalder (Patt), richiamando l’attenzione sul valore storico e strategico dell’Autostrada del Brennero, costruita e rilanciata grazie all’impegno dei territori, senza risorse statali, e oggi patrimonio pubblico da tutelare. Da qui la preoccupazione per il rischio concreto di perderne il controllo, non solo sul piano economico ma anche simbolico e politico. Anche il consigliere del Patt, come altri esponenti della minoranza, ha suggerito di valutare la possibilità di tornare al modello in-house, anche alla luce di recenti pronunce giurisprudenziali che sembrerebbero lasciare margini di revisione. Da qui la richiesta di un approfondimento tecnico e politico per verificare se esistano ancora spazi percorribili, con l’obiettivo di fare tutto il possibile per mantenere l’autostrada sotto controllo pubblico, salvaguardando un’infrastruttura costruita nel tempo dai territori e per i territori.
"Il senso dell’informativa era avere più notizie e auspicare che il bando sia a nostro favore", ha aggiunto Paola Demagri (Casa Autonomia). "Le difficoltà ci sono, le abbiamo vissute anche nella gestione delle centrali idroelettriche. Da qui l’appello a fare fronte comune per tutelarci e aggiungere alcune riflessioni condivise".
Mirko Bisesti (Lega) ha invece rivendicato la correttezza del metodo adottato dalla Provincia Trento, in particolare la scelta di mantenere un profilo prudente e istituzionalmente rispettoso durante una fase delicata come quella di un bando aperto di rilevanza miliardaria. Ha sottolineato come il silenzio o la cautela non siano segno di inerzia, bensì espressione di rispetto delle regole e della complessità del procedimento, evitando interferenze in un iter soggetto a vincoli stringenti. Viene inoltre ribadito che la scelta del partenariato pubblico-privato non nasce da una preferenza ideologica, ma da un percorso condiviso tra istituzioni e territori, con l’obiettivo di garantire la tutela dell’interesse pubblico. In questo quadro, Bisesti ha confermato la volontà politica delle istituzioni coinvolte di lavorare per mantenere il controllo territoriale sull’infrastruttura, riconoscendo al tempo stesso la complessità delle opzioni in campo e la necessità di agire con equilibrio, responsabilità e coerenza.
Alessio Manica (Pd del Trentino) ha ribadito che per loro sarebbe stato necessario prevedere un piano B: “Il tema non è se sia revocabile o meno quel bando, ma occorre rimarcare che A22 non è una autostrada normale. Mentre la maggior parte delle autostrade è interna al paese, questa ha una valenza strategica, che ci collega all’Austria e all’Europa. Dentro questa valenza, che permette ai paesi di poter sfuggire alle mere logiche d’appalto, come l’acqua, l’energia, anche riflettere sulla possibilità di riflettere sulla valenza come asset strategico nazionale potrebbe essere una strada da seguire. Non ho dubbi che l’essere la società che ha gestito, che ha fatto il project, ci consente di essere in gioco. E’ un modello diverso che noi proponiamo di difesa di quell’asset”.












