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Coronavirus, bufera politica in Veneto sui test rapidi. Guarda (EV): "Studi internazionali ne dimostrano i limiti, quanto hanno influenzato la diffusione del virus?"

Rimane tesa la situazione in Veneto con le opposizioni che accusano Zaia di aver gestito male la pandemia, affidandosi troppo all'uso di test rapidi. Guarda (Europa Verde): "Secondo studi internazionali gli antigenici non sono efficaci nell'individuare positivi asintomatici, molto diffusi in Veneto.  Il governatore faccia chiarezza sulla gestione della pandemia" 

Di Mattia Sartori - 05 maggio 2021 - 17:48

VENEZIA. Dopo l’emergenza sanitaria in Veneto è scattata l’emergenza politica. È notizia delle ultime settimane il dibattito che ha infiammato la Regione riguardo al largo uso dei test antigenici come misura di prevenzione ordinato dal governatore Zaia. I cosiddetti tamponi rapidi secondo l’opinione di molti tecnici, tra cui spicca anche il nome di Crisanti (forse querelato dalla Regione, sulla questione non è ancora stata fatta chiarezza), sarebbero inaffidabili nel rilevare i positivi asintomatici.

 

Per questo nelle ultime settimane si è scatenata la bufera politica, con le opposizioni che disertano l’aula e Zaia più volte invitato a rispondere sulla questione in consiglio regionale. L’accusa sarebbe che proprio l’uso smodato dei test antigenici avrebbe infine portato all’altissima incidenza di contagi avuta dal Veneto nel corso della seconda ondata della pandemia.

 

Lo studio più citato sulla minore affidabilità dei tamponi rapidi è quello del dottor Crisanti, soprattutto per la grande attenzione mediatica che ha ricevuto a causa della presunta querela. Cristina Guarda, consigliera regionale di Europa Verde, ha però pensato di rivolgersi anche altrove, per confermare l’ipotesi di minor efficacia dei test antigenici nella rilevazione degli asintomatici.

 

“Secondo uno studio che mette a confronto e analizza 48 revisioni indipendenti, pubblicato sul database della Cochrane Collaboration, realtà scientifica che valuta criticamente e pubblica studi indipendenti riguardanti gli interventi sanitari sotto il profilo della efficacia, i test rapidi antigenici possono risultare utili nel rilevamento dell'infezione sintomatica da Sars-CoV-2, ma non sono altrettanto efficaci nell'individuare i positivi asintomatici. In Veneto, come ribadito più volte dallo stesso Presidente Zaia, è stata rilevata durante la pandemia una impressionante presenza di asintomatici, tanto che il loro tracciamento è stato a lungo una priorità a livello regionale”.

 

Puntualizza Guarda: “Lo studio mette inoltre in evidenza le differenze significative nell'accuratezza dei vari tipi di test, poche marche di test rapidi soddisfano gli standard minimi indicati dall'Organizzazione mondiale della sanità. Questo dato risulta essere significativo alla luce della poca chiarezza sulla quantità di test di prima, seconda e terza generazione sono stati utilizzati in Veneto nei mesi e in presenza di quali categorie di persone”.

 

Conclude la Consigliera di Europa Verde: “Durante la lunga commissione di martedì si è parlato molto di Crisanti, in sua assenza, e poco si è detto sugli esiti di alcuni studi internazionali che mettono in evidenza i limiti di una strategia, come quella adottata in Veneto, che si è focalizzata moltissimo sull’utilizzo prioritario dei test antigienici, divenendo quindi un cavallo di battagli della amministrazione regionale. Quanto questa scelta ha influito poi nella gestione complessiva della pandemia in termini di rilevazione dei contagi effettivi?

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