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Coronavirus, Cia: ''Alcuni pazienti entrano in ospedale per altri motivi e si ammalano di Covid. Si investa in prevenzione e sulla medicina territoriale''

l consigliere provinciale di Fratelli d'Italia mette in luce alcune criticità relative alla sicurezza negli ospedali trentini. Claudio Cia: "L'unica via di uscita è rappresentata nell’investimento in prevenzione all'interno degli ospedali e nella gestione a domicilio dei malati Covid che non presentano una sintomatologia particolarmente grave attraverso la valorizzazione della figura e dell'esperienza dei medici di base"

Di L.A. - 15 marzo 2021 - 18:34

TRENTO. "Troppe infezioni all'interno degli ospedali trentini, si investa in prevenzione e sulla medicina territoriale". Così Claudio Cia, consigliere provinciale in quota Fratelli d'Italia, che aggiunge: "Se all'interno della prima ondata di un'emergenza sanitaria che sta coinvolgendo tutto il mondo con tragici effetti, un po’ di imprevisti e di errori si potevano anche giustificare, non si può più fare per la seconda fase e ancora meno è accettabile nella terza ondata. Le criticità sono sostanzialmente le stesse ma oggi conosciamo molto meglio il virus rispetto all'anno scorso".

 

Il consigliere provinciale di Fratelli d'Italia mette in luce alcune criticità relative alla sicurezza negli ospedali trentini. "Nell'ultimo periodo - dice Cia - mi sono arrivate molte segnalazioni relative a storie di pazienti ricoverati per problemi diversi da quelli generati da coronavirus, il tutto testimoniato dall’esito del tampone negativo effettuato nel triage che precede l'entrata al nosocomio, e che – per un motivo o per un altro – nel corso della degenza hanno finito per entrare in contatto con il virus, infettandosi e venendo trasferiti nei reparti Covid dove, purtroppo, i familiari perdono le tracce del parente fino al momento in cui – in molti casi – non ricevono la telefonata che annuncia la sua dipartita".

 

A chi è costretto a ricevere questa notizia, oltre allo sconforto e alla tristezza che caratterizzano ogni lutto, rimane sempre il risvolto di non aver potuto essere presente nel momento del bisogno di un familiare o di una persona cara. C'è anche un sentimento che rischia di minare la fiducia nelle istituzioni sanitarie.

 

"E' inaccettabile - prosegue Cia - il fatto che una persona che in un momento di estrema fragilità e debolezza si sia fatta ricoverare in un ambiente dove dovrebbe potersi sentire protetta, in cui dovrebbero essere adottate tutte le buone pratiche e precauzioni affinché il contagio venga evitato, finisca per morire a seguito di un'infezione che, senza timore di smentita, può ben essere definita figlia dei tagli alla sanità".

 

Insomma, Cia chiede un cambio di passo nella gestione della prevenzione. "Ci tengo a ricordare come già prima dell'emergenza Covid-19 le infezioni ospedaliere uccidessero in Italia circa 50 mila pazienti all'anno, segno evidente di come negli ultimi anni si sia investito davvero poco nella prevenzione. E' risaputo che i tagli alla prevenzione sono quelli che – se tutto va bene – danno meno nell'occhio, ma è altrettanto vero che in un contesto emergenziale come quello in cui stiamo vivendo essi hanno lasciato un segno profondo, acuendo le criticità a cui giornalmente assistiamo".

 

Intervenire in modo tempestivo sulla diagnosi consente di limitare, per quanto possibile in questa fase dell'emergenza, gli accessi al sistema sanitario. "Torno a ribadire - conclude Cia - come l’unica via di uscita da questa emergenza sia rappresentata da un lato nell’investimento in prevenzione all'interno degli ospedali e dall'altro nella gestione a domicilio dei malati Covid che non presentano una sintomatologia particolarmente grave attraverso la valorizzazione della figura e dell'esperienza dei medici di base. Fino a quando continueremo ad aspettare che si sviluppino i sintomi più gravi per trasportare d'urgenza in terapia intensiva gli infetti invece di utilizzare le conoscenze in nostro possesso per curarli nelle prime fasi della malattia, non ne verremo più a capo".

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