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Coronavirus, Cia: ''Finiamola di privarci della libertà di socializzare. Smettiamola di distruggere la nostra economia. Ma serve accelerare con campagna vaccinale''

Un tema è quello di salvaguardare il sistema sanitario. Claudio Cia (Fratelli d'Italia): "C'è stata una mancata valorizzazione della medicina territoriale e l'assenza di un vero programma di sostituzione dei medici di base in età pensionabile. Va necessariamente ripensata a tutto tondo coinvolgendo tutte le figure professionali interessate per meglio gestire questa e future emergenze"

Di L.A. - 16 marzo 2021 - 21:08

TRENTO. "Non si può tacere che nell'ultimo decennio ci sia stata una mancata valorizzazione della medicina territoriale". Queste le parole di Claudio Cia, consigliere provinciale di Fratelli d'Italia. "C'è stata l'assenza di un vero programma di sostituzione dei medici di base in età pensionabile. Questo ha fatto sì che, nel pieno dell’emergenza Covid, molti dei nostri paesi si siano ritrovati senza una figura di riferimento importantissima".

 

L'emergenza sanitaria dura ormai da un anno, il Trentino è in zona rossa con tutte le ripercussioni del caso sul tessuto socio-economico. "In questi 12 mesi - aggiunge Cia - sono stati emanati 24 Dpcm e un'infinità di ordinanze da parte di Regioni e Province autonome. Siamo rimasti chiusi in casa, sono state cancellate tutte le occasioni di socializzazione, sacrificata ogni tipo di attività aziendale e commerciale con perdita di reddito per migliaia di famiglie. L'Italia ha chiuso il 2020 con un calo del Pil dell'8,8%. Nel Trentino il crollo è stato di oltre il 10%, questo ha privato l'ultimo bilancio provinciale di ben 500 milioni di euro rispetto al precedente, eliminando di fatto risorse fondamentali per la realizzazione di opere e per l’erogazione di servizi".

 

Il consigliere provinciale di Fratelli d'Italia aggiunge: "Credo che sia necessario avere il coraggio di dire basta. Diciamo basta a chi alimenta una paura che distrugge le vite e le relazioni. Finiamola di farci del male, di privarci della libertà di socializzare. Smettiamola di distruggere la nostra economia che permette di vivere alle nostre famiglie e dalla quale traiamo le risorse per sostenere il sistema sociale che garantisce a tutti i cittadini l'accesso ai servizi, compreso quello sanitario, e alle forme di assistenza fondamentali. Serve però accelerare con la campagna vaccinale".

 

C'è in questo senso l'attesa dei ristori e del Recovery fund per rimettere in circolo risorse necessarie per la tenuta nazionale. In questa emergenza il Trentino ha pianto 1.308 vittime, mentre tra ottobre e dicembre è stata registrata la crescita più alta di decessi d'Italia (+65,4% rispetto alla media dei cinque anni precedenti); nel 2020 il territorio provinciale è stato secondo solo alla Lombardia (Qui articolo). 

 

Un tema è quello di salvaguardare il sistema sanitario. Anche l'Ordine dei medici ha spesso sollevato la necessità di un cambio di passo a livello di prevenzione per intervenire tempestivamente all'insorgere della malattia. "Non c'è un protocollo unico - evidenzia il consigliere provinciale di Fratelli d'Italia - chiaro e applicabile in tutte le realtà sanitarie territoriali per la gestione dei malati, soprattutto nei primi giorni dall’infezione".

 

L'intero sistema sanitario è sotto pressione ormai da un anno. In questo contesto i medici di medicina generale si sono sempre resi disponibili a fare la propria parte, anche a fronte di tutti gli altri cittadini da seguire per le normali patologie. Nei mesi hanno chiesto spazi per poter limitare percorsi promiscui tra pazienti Covid, pazienti non Covid e pazienti sospetti Covid. 

 

"Nei fatti - aggiunge il consigliere provinciale di Fratelli d'Italia - ogni ambulatorio si è ritrovato ad applicare un proprio protocollo di cura del paziente, basandosi sull’esperienza empirica del professionista e sulle informazioni che di volta in volta il paziente forniva telefonicamente senza poter essere visitato. A seguire venivano date indicazioni di come curarsi. In questo modo, tuttavia, i malati sono rimasti a casa senza essere realmente visitati e senza una terapia adeguata fino a quando le loro condizioni non erano così gravi da richiedere il ricovero ospedaliero urgente (quando ormai poteva risultare troppo tardi)".

 

E seguire i pazienti Covid a domicilio permette ai reparti ospedalieri di poter reggere: attualmente ci sono 259 persone ricoverate di cui 52 in terapia intensiva. "L’abbandono dei malati a domicilio, però, è stato spesso causato dalla paura del contagio vissuta anche dai medici. Risulta chiaro - dice Cia - che se si continua a pensare che questa infezione si debba e si possa curare solamente in ospedale, non se ne verrà più a capo. E' urgente prendere coscienza che la medicina territoriale, così come l’abbiamo vissuta, è inadeguata nonostante il grande impegno dimostrato dai sanitari. E’ chiaro che va necessariamente ripensata a tutto tondo coinvolgendo tutte le figure professionali interessate per meglio gestire questa e future emergenze".

 

La speranza di poter ritornare quanto prima alla normalità e uscire dall'emergenza è affidata alla campagna vaccinale. Al netto di tagli e ritardi nelle forniture, la sospensione in via precauzionale di AstraZeneca e gli errori tutti trentini, la vaccinazione prosegue, anche se sembra necessaria un'accelerazione. A oggi (martedì 16 marzo) sono state somministrate 65.777 dosi sul territorio provinciale di cui 22.855 sono seconde dosi (Qui articolo). 

 

"La vaccinazione di massa in tempi rapidi e certi, a oggi, è la vera e unica strada sicura per ridurre la diffusione del virus. Nei Paesi dove la campagna vaccinale si è già concretizzata, si è assistito ad una riduzione dei contagi al 90%. Possiamo farcela, impariamo dal passato: ai tempi del colera, nel 1973, Napoli diede una prova di grande efficienza e nel giro di sette giorni furono vaccinati un milione di napoletani. Se sono riusciti nell’impresa nel 1973, perché non riusciamo a farlo oggi?", conclude Cia.

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