Covid, il Patt: ''Ci sono le norme e le risorse ma la Provincia è ferma sull'assistenza psicologica dei cittadini. La resilienza non basta per intervenire sulle fragilità''
I consiglieri provinciali del Patt, Paola Demagri e Michele Dallapiccola: "La Provincia aveva preso degli impegni per sostenere dei percorsi psicologici ma a oggi è stato fatto veramente poco rispetto a quanto programmato. Il Cup dell'Apss va potenziato e anche gli Ordini chiedono interventi incisivi"

TRENTO. La pandemia hanno lasciato segni nella popolazione, il lockdown e la paura del contagio, l'aver contratto la malattia magari in forma grave, la riduzione della socialità, l'isolamento e la solitudine. Oltre alla pressione sul sistema sanitario, sono diversi gli effetti di questa lunga emergenza: un'epidemia che incide anche sulla salute psico-fisica.
"La Provincia aveva preso degli impegni per sostenere dei percorsi psicologici - commentano Paola Demagri e Michele Dallapiccola, consiglieri provinciali in quota Patt - ma l'applicazione è stata particolarmente bassa. A oggi è stato fatto veramente poco rispetto a quanto programmato. Un'assistenza facilmente accessibile è fondamentale per superare le difficoltà che si manifestano sempre più spesso. Ma nonostante le tante parole, i passi in questa direzione sono sembrano essere stati pochi".
Quasi due anni contrassegnati da limitazioni e da restrizioni per fronteggiare la diffusione di Covid. E per alcuni cittadini si è reso necessario affidarsi alle cure di esperti del settore. Un quadro poi ulteriormente complicato dalla crisi economica che si è innescata a causa dell'epidemia. L'arrivo dei vaccini consente di intravedere i primi spiragli per uscire dall'emergenza sanitaria, ma gli strascichi non si esauriranno nel breve periodo.
Qui si inseriscono le criticità di carattere psicologico che riguardano in maniera più intima, e talvolta drammatica, la salute delle persone: "Aumentano ansia, depressione e autolesionismo. Una ‘psicopandemia’ che mette in risalto le fragilità degli studenti", aveva spiegato a Il Dolomiti la psicologa Elisa Casarini (Qui articolo). Anche l'Ordine trentino si è espresso per la necessità di ampliare l'offerta per intervenire in questo settore.
Il governo intende prevedere alcuni finanziamenti per le attività di assistenza psicologica alla popolazione tra reclutamento straordinari delle professionalità, il fondo per la promozione del benessere della persona e il fondo per il funzionamento delle istituzioni scolastiche. "Le regioni e le province di Trento e di Bolzano - spiegano Demagri e Dallapiccola - possono autorizzare le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale a conferire, in deroga, fino al 31 dicembre 2022, incarichi di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa, a psicologi, regolarmente iscritti al relativo albo professionale, allo scopo di assicurare le prestazioni psicologiche, anche domiciliari, a cittadini, minori e operatori sanitari, nonché di garantire le attività previste dai livelli essenziali di assistenza (Lea): un’assistenza facilmente accessibile è innegabile possa aiutare a superare difficoltà, molto spesso non manifeste".
Risorse stanziate a livello nazionale che non possono risolvere totalmente i problemi ma che consento di arginare le criticità e di fornire una prima risposta a situazioni molto delicate. Spunti che emergono dal "Rapporto Covid-19 e adolescenza. Fragilità che emergono dall'Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza" condotto dal gruppo di esperti istituito dalla ministra Elena Bonetti pubblicato a maggio 2021 e dalla relazione tecnica “Pandemia, Disagio Giovanile e Neet” risultante dal tavolo di coordinamento promosso dal Ministero per le politiche giovanili, in collaborazione con Ministri per le pari opportunità e la famiglia, della salute, dell’istruzione e delle politiche sociali.
Anche in Trentino sono state realizzate analisi che evidenziano la necessità di intervenire per promuovere il benessere psicologico. Indicazioni contenute nel report dell’Istituto provinciale per la ricerca e la sperimentazione educativa (Iprase): la quinta rilevazione “Report di Ricerca – Indagine 2021” denominata “Generazione Z- I giovani trentini durante la pandemia” presenta i dati causati dalla pandemia riguardo allo “stress, cambiamenti nelle relazioni, conflitti in famiglia, cambiamenti nella vita quotidiana, rinunce, problemi con la Dad".
"La legge provinciale sulla scuola del 7 agosto 2006 riporta che - evidenzia il Patt - la Provincia promuove nelle scuole di ogni ordine e grado servizi di consulenza psicologica rivolti a studenti finalizzati a sostenere il loro benessere emotivo e relazionale e il loro percorso di crescita in un contesto di multiculturalità, aperto anche a genitori e docenti, con particolare attenzione agli studenti con specifiche fragilità o a rischio di abbandono scolastico. Il comma 3 bis è stato aggiunto nel 2016 e non è ancora stato attivato. I Servizi di consulenza scolastica rappresenterebbero, se attuati, lo strumento più congruo per far fronte alle istanze degli alunni, genitori e docenti che si proiettano oltre il periodo temporale dell’emergenza pandemica".
E' esperienza comune, infatti, il bisogno di confrontarsi, condividere, trovare ascolto nelle reti di prossimità, cercarsi e offrirsi per donarsi reciprocamente forme di aiuto, sostegno e orientamento. "L’Unità operativa di psicologia dell’Apss non garantisce ancora, come avviene per le altre professioni sanitarie specialistiche, l’accesso tramite Cup telefonico e online ventiquattro ore su ventiquattro. I cittadini o le famiglie - continuano Demagri e Dallapiccola - per prenotare una visita psicologica, un esame psicodiagnostico o per iniziare una psicoterapia devono rivolgersi solo a uno dei diversificati numeri telefonici dei 10 servizi territoriali di loro residenza".
L'accesso all'assistenza psicologica, sostengono le Stella alpine, è pesantemente condizionato da orari telefonici legati alla presenza di giornate e orari lavorativi nelle singole sedi; dall’impossibilità di fruire dell’assistenza psicologica in sedi diverse da quella di residenza, il che limita l’opportunità di scegliere liberamente luoghi e tempistiche. E ancora da liste di attesa non aperte su tutto il livello provinciale.
"A oggi la Provincia ha fatto molto poco. La Giunta non è convinta che la pandemia abbia colpito la parte psicologica dell'individuo? La parola resilienza ampiamente abusata rimane come unico strumento a disposizione delle persone? Quando si parla di tutela della salute va considerata anche quella psicologica per prevenire distress emotivi connessi con l'impatto con la pandemia. Tanto è forte l'allarme che i presidenti degli Ordini chiedono un'organizzazione che permetta ai cittadini di accedere a terapie a supporto psicologico. La Pat non può esimersi dall'applicare il piano: c'è il punto normativo ma è l'applicazione della norma che è ancora lontana", concludono Demagri e Dallapiccola.














