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Sanità, Segnana al Pd: ''Tempi di attesa più lunghi a causa di Covid e strutture pubbliche in difficoltà per questo si è chiesto supporto ai privati''

Il Pd ha parlato di “sanità trentina al collasso: serve un commissario straordinario alla Figliuolo". L'assessora Stefania Segnana replica: "Le richieste di prestazioni specialistiche ad alta priorità hanno registrato certamente ripetute impennate ma questo è coinciso con momenti di grave difficoltà da parte delle strutture pubbliche che dovevano e devono ancora gestire pazienti Covid". Nessun accenno alla fuga di medici e professionisti

Di L.A. - 09 August 2022 - 21:35

TRENTO. "In passato i tempi di attesa avevano valori migliori rispetto a oggi perché l’impatto della pandemia da Covid da inizio 2020 ha provocato enormi rimbalzi della richiesta specialmente a causa dei ripetuti lockdown". A dirlo l'assessora Stefania Segnana. "E' una criticità che si è manifestata ovunque, in Italia e negli altri Paesi attraversati dal coronavirus".

 

Le richieste di prestazioni specialistiche ad alta priorità, spiega la Provincia, hanno registrato certamente ripetute impennate ma questo è coinciso con momenti di grave difficoltà da parte delle strutture pubbliche che dovevano e devono ancora gestire pazienti Covid. La conseguenza è stata dover chiedere supporto alle strutture esterne all’Azienda provinciale per i servizi sanitari. "Questo supporto - aggiunge Segnana - è stato fondamentale per ridurre e arginare la mobilità esterna al Trentino".

 

Un numero allarmante di dimissioni, privatizzazioni, tempi d’attesa lunghissimi e problemi nella gestione delle chiamate d’emergenza: è un quadro sconfortante quello che emerge da report del Partito Democratico sullo stato della sanità trentina che non a caso nel giro di pochi anni è scivolata dal primo al quinto posto nella classifica Crea sui sistemi sanitari regionali.

 

La capogruppo del Pd in consiglio provinciale Sara Ferrari parla di un “trend in continua discesa” e sottolinea le difficoltà per poter accedere ai dati: “Ci sono voluti due ricorsi al Tar per farci consegnare dei dati che dovrebbero essere di dominio pubblico, mentre le interrogazioni rimangono sistematicamente inevase”, mentre l'ex assessore Luca Zeni, punta il dito contro le difficoltà della Giunta Fugatti nell’amministrare il settore: “Il contesto difficile degli ultimi anni non è sufficiente a giustificare una situazione estremamente difficile per cittadini e professionisti della sanità, la pandemia c’è stata per tutti ma altre Regioni hanno saputo reagire, non in Trentino" (Qui articolo).

 

A stretto giro è arrivata la replica della Provincia. "In relazione alle difficoltà di offerta che persistono ancora oggi - spiega - nonostante gli interventi, fondamentalmente per la carenza di professionisti sanitari presente sul territorio nazionale, va sottolineato che l’analisi della appropriatezza della priorità assegnata continua a evidenziare che molte richieste con Rao ad elevata priorità (A, B,C) non rientrano nei criteri clinici previsti. In poche parole, ciò ha generato un intasamento di slot nelle agende di prenotazione".

 

Per far fronte a questa situazione, la Provincia di Trento spiega di aver provveduto tempestivamente a supportare la cittadinanza prevedendo il ristoro in forma indiretta per visite e prestazioni di particolare criticità, per volumi e tempi di attesa. "Anzitutto - dice Segnana - per quanto riguarda la medicina dello sport (provvedimento dell’autunno 2020) e successivamente per una serie di visite e prestazioni di specialistica ambulatoriale (dicembre 2021). Entrambi i provvedimenti sono tutt’ora in vigore. Inoltre, l’Urp dell’Azienda sanitaria gestisce tempestivamente le segnalazioni degli utenti, che vengono subito vagliate e alle quali si dà immediata risposta in base alla priorità richiesta".

 

Piazza Dante cerca inoltre di gettare acqua sul fuoco sui tempi di attesa. "La gran parte dei cittadini - continua Segnana - con richieste a elevata priorità viene comunque garantita l’attesa entro i giorni indicati dall’utente. I dati riportati sono riferiti ai tempi medi, che risentono molto degli scostamenti dovuti alle code della distribuzione statistica, fenomeno che si è molto accentuato durante il periodo della pandemia. Posto che le regole non consentono il rimborso totale di una prestazione in libera professione dei medici nella manovra di assestamento la Giunta provinciale ha inserito la norma che prevede il rimborso parziale delle visite in libera professione intramoenia, che ora necessita di un passaggio con la parte sindacale".

 

Tra le criticità rilevate dai Dem i tempi lunghi nelle chiamate al 112. Dai dati forniti emerge che, a fronte di una diminuzione del numero complessivo di chiamate al 118, sono notevolmente aumentati sia il tempo di passaggio della chiamata dal 112 al 118 (da 3-4 secondi in alcuni mesi fino a 12-13 secondi in dicembre 2021, gennaio e febbraio 2022) che la durata media della chiamata al 118, da 41 a 66 a seconda del mese. Per il Pd questo allungamento dei tempi potrebbe essere legato al fatto che vengono utilizzati in maggior numero rispetto al passato operatori “laici” (e non più sanitari esperti), per questo si chiede un’analisi approfondita della situazione. 

 

Ma per quanto riguarda le chiamate al 112-118, "l’incremento della durata può essere legata al fatto che da luglio 2021 si utilizza un sistema di intervista telefonica che prevede anche le 'istruzioni per arrivodate all’utente per supportare il paziente nell’attesa dei soccorsi (per esempio somministrazione di aspirina per il dolore toracico, autoiniezione di adrenalina nello shock anafilattico, rianimazione nell’arresto cardiaco). Da notare che l’intervista telefonica e l’invio dei mezzi di soccorso può essere svolta da operatori diversi, quindi il prolungamento della telefonata non corrisponde a un ritardo di invio". L’assessore alla salute precisa infine che nella Centrale operativa 118 non sono presenti operatori laici (non sanitari). Nessun riferimento invece da parte di piazza Dante sulla fuga dei medici e dei professionisti.

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