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| 10 lug 2023 | 16:44

Sanità, tracollo della soddisfazione dei trentini. Zanella: “Gestione del post-pandemia non all’altezza”

L’indice di gradimento dell’utenza è calato a picco: se nel 2020 il 76,5% dei trentini si riteneva soddisfatto dell’assistenza medica ricevuta nel 2021 il dato è sceso al 51,1%. Il commento di Zanella: “Giunta, Dipartimento e Azienda sanitaria non sono stati in grado di proporre soluzioni efficaci per far fronte alla domanda in aumento di servizi sanitari”

Sanità, tracollo della soddisfazione dei trentini
di Tiziano Grottolo

TRENTO. I trentini stanno incontrando diverse difficoltà quando devono approcciarsi all’Azienda sanitaria e ciò si riflette sul grado di soddisfazione per le prestazioni. Come fa notare il consigliere provinciale, Paolo Zanella, secondo l’Ispat l’indice di gradimento dell’utenza è calato a picco: se nel 2020 il 76,5% dei trentini si riteneva soddisfatto dell’assistenza medica ricevuta nel 2021 il dato è sceso al 51,1%. Si tratta di un valore addirittura inferiore alla media registrata nel Nord Italia e nel Nordest.

 

“È evidente – commenta Zanella – che nel post pandemia chi ha in capo la gestione della nostra salute non è stato all’altezza della sfida. Tutti siamo consapevoli che la situazione in cui versa la sanità non è oggettivamente facile, in particolare per la carenza di personale. Questo però non giustifica una Giunta, un Dipartimento e una Azienda sanitaria che non sono stati in grado di proporre soluzioni efficaci per far fronte alla domanda in aumento di servizi sanitari”.


D’altra parte i tempi di attesa per prestazioni specialistiche sono molto lunghi e spesso superano i termini fissati dalla stessa Azienda sanitaria mentre rivolgendosi ai privati è possibile ottenere un appuntamento in pochi giorni. “Peccato che non tutti possano permetterselo – osserva il consigliere di Futura – inoltre così si alimenta l’iniquità in un tema fondamentale come la salute. Questo è uno dei principali motivi del malcontento dell’utenza, al quale si unisce quello dei professionisti che, mal retribuiti e insoddisfatti per l’impossibilità di lavorare bene e crescere professionalmente, lasciano il pubblico”.

 

Secondo Zanella sarebbe pertanto necessario ascoltare e trovare soluzioni condivise, e praticabili, con i professionisti, gli ordini professionali, le Consulte e le parti sociali: “Questo sarebbe il minimo per garantire il diritto alla salute e difendere la sanità pubblica e universalistica”, conclude.

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