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Con il Covid aumentano ansia, depressione e autolesionismo. La psicologa: “Una ‘psicopandemia’ che mette in risalto le fragilità degli studenti”

La ‘psicopandemia’ che colpisce i giovani nell’era del Covid, la psicologa Casarini: “Si riscontrano con sempre maggior frequenza disturbi d’ansia, dell’umore, fino a condotte autolesionistiche quando il dolore emotivo raggiunge una soglia tale da non trovare un canale più funzionale attraverso cui poter esprimere la sofferenza”

Di Tiziano Grottolo - 08 February 2022 - 09:30

TRENTO. “Andrà tutto bene”, era questo uno degli slogan comparsi durante le prime fasi della pandemia di Sars-Cov-2 che ha paralizzato il mondo. Tantissimi i cartelloni e gli striscioni realizzati nei mesi dei lockdown. Un modo come un altro per sentirsi parte di un insieme più grande in un momento in cui la drammatica situazione dei contagi chiedeva a tutti uno sforzo per “rimanere a distanza”.

 

A circa due anni dall’inizio della pandemia, anche grazie all’arrivo dei vaccini, si intravedono i primi spiragli per uscire dall’emergenza sanitaria. Gli strascichi della pandemia però non si esauriranno con la fine della fase emergenziale. Al pari dei problemi economici che andranno affrontati a medio e lungo termine ce ne sono altri di carattere psicologico che riguardano in maniera più intima, e talvolta drammatica, la salute delle persone.

 

Nel 2021, in Trentino, sono raddoppiati i casi di violenza domestica e di genere, mentre da marzo 2020 l’età media delle richieste d’aiuto che arrivano al Telefono Amico Trento si è abbassata notevolmente. Paura e incertezza per il futuro, mancanza di motivazioni e di speranze: sono queste le problematiche più comuni che spingono i più giovani a cercare aiuto. In altre parole pandemia, lockdown e le conseguenti misure anti-contagio hanno determinato un peggioramento trasversale nella salute mentale delle persone.

 

Per approfondire questo tema complesso abbiamo contattato Elisa Casarini, laureata a Padova in psicologia dello sviluppo e dell’educazione con un master di secondo livello per una specializzazione in psicopatologie dello sviluppo. Casarini, che attualmente frequenta la scuola quadriennale di psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza e lavora in uno studio privato, è anche psicologa scolastica e tutor per i Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

 

In uno dei video che hai postato sui social parli di garantire agli studenti un supporto psicologico, è un particolare servizio che hai deciso di lanciare?

“Si tratta, in realtà, di un servizio che svolgo all’interno della scuola in cui sono psicologa. Ho pensato che potesse essere utile anche per agevolare l’accesso in studio privato dato il bisogno sempre più crescente e urgente degli ultimi tempi causato, in larga parte, dall’emergenza sanitaria. Con ciò non voglio dire che le difficoltà e i disturbi non fossero già presenti, anzi, ma la pandemia sta contribuendo, in modo molto particolare, ad amplificare queste difficoltà”.

 

Immagino che in questo periodo siano aumentate le richieste di aiuto…

“È un periodo molto complesso ed effettivamente si è verificato un incremento delle richieste negli ultimi anni”.

 

Cosa è cambiato rispetto a prima della pandemia?

“La pandemia sta facendo da cassa di risonanza e sta contribuendo a slatentizzare molte difficoltà che erano già preesistenti in modo più o meno evidente negli individui. Sta, cioè, mettendo ancora più in risalto fragilità individuali che l’uomo tende, di per sé, a vivere come inaccettabili e intollerabili e, quindi, a evitare”.

 

Quali sono le principali problematiche/paure che un giovane si trova ad affrontare in questo periodo?

“Personalmente riscontro con sempre maggior frequenza disturbi d’ansia, dell’umore, fino a condotte autolesionistiche quando il dolore emotivo raggiunge una soglia tale da non trovare un canale più funzionale attraverso cui poter esprimere la sofferenza. Una vera e propria ‘psicopandemia’ da non sottovalutare. Ripeto, le fragilità di base erano preesistenti alla pandemia, ma con essa si sono notevolmente accelerate ed evidenziate. I pazienti che vedo manifestano perlopiù ansia generalizzata, attacchi di panico, fobie specifiche legate alle malattie, al Covid-19 e alla morte, umore deflesso, incremento delle dipendenze (gioco d’azzardo, fumo, social network) tutto ciò accompagnato da un profondo disorientamento personale e valoriale per cui non si riesce a trovare i binari su cui percorrere in modo sufficientemente sereno la propria vita”.

 

Come si cerca di affrontare questi problemi?

“Per esperienza, i ragazzi arrivano in terapia (spesso costretti dai genitori) con una brocca colma di precedenti tentativi falliti, quasi fosse l’ultima spiaggia cui ancorarsi. Si pensa, erroneamente, che il terapeuta abbia la bacchetta magica e che aggiusti quel pezzetto ‘mal fabbricato’ in tempi rapidi. Viviamo nella società del tutto e subito, della prestazione, della frenesia. I ragazzi, ma anche molti adulti, prima di arrivare da me tentano di ‘sedare’ le emozioni spiacevoli, vissute come inaccettabili, in molti altri modi non propriamente funzionali. Non di rado capita che i ragazzi mi dicano di aver abusato di sostanze stupefacenti o alcoliche per non pensare al loro stare male, oppure, di aver passato il tempo 24 su 24 al telefono o giocando alla Playstation. Non sto a demonizzare i dispositivi preziosi che abbiamo, ma diventano un vero e proprio ostacolo nel momento in cui li usiamo come sedativi di emozioni spiacevoli. Anche alcuni adulti non vedono tempestivamente la gravità della situazione arrivando già con i cocci frammentati del vaso. Riconoscono non sia semplice chiedere aiuto, ma penso sia la via che consenta apprendere nuovi strumenti per affrontare questo periodo difficile in modo un po’ più funzionale. C’è anche chi, al contrario, disponendo di maggiori risorse dal punto di vista emotivo, riesce ad agganciarsi sin a subito a esperti della salute mentale”.

 

In questo periodo molti psicologi hanno segnalato un aumento degli episodi autolesionistici ma anche di ansia e depressione nei ragazzi, anche per la mancanza di contatti umani nelle scuole, è una cosa che hai potuto notare anche tu?

“Se non siamo per primi noi adulti ad aver trovato la nostra dimensione e il nostro equilibrio emotivo e psicologico, difficilmente saremo in grado di offrire ai ragazzi uno sguardo umano e compassionevole. Dobbiamo noi, in primis, mostrarci modelli autorevoli e credibili per creare ponti di alleanza e fiducia con i nostri ragazzi. Dobbiamo affinare l’arte della comprensione e dell’ascolto senza fermarci alle apparenze, altrimenti non genereremo in loro speranze e vocazioni. In realtà il malessere dei ragazzi che incontro è un malessere che rispecchia una società sempre più individualista e ripiegata su sé stessa. Una società che pensa al proprio ben-essere e poco protesa nell’aiuto all’altro.

 

Tornando alla domanda, non mi è possibile fare generalizzazioni: conosco insegnanti in gamba, con competenze emotive ed empatiche molto spiccate ed altri che faticano molto ad affinare questi strumenti emotivi. Penso che ognuno abbia una propria storia degna di rispetto, ma ritengo, allo stesso modo, che vi sia un’estrema urgenza di adulti che siano credibili, coerenti, autorevoli e affidabili e questo sia all’interno delle mura domestiche, sia nel contesto scolastico-educativo. Mi piace sempre prendere in prestito le parole dello scrittore Alessandro D’Avenia quando dice: ‘Provoca vocazioni solo chi ha trovato e vive la propria’. Auguro agli adulti d’oggi di ri-trovarsi e di guardare con occhi compassionevoli alla sofferenza dei nostri ragazzi”.

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