Caso Pedri, Cia: ''Creare una struttura autonoma per raccogliere segnalazioni di mobbing. Forse Segnana si è fidata dei tecnici e tra questi anche Ferro''
Claudio Cia (Fratelli d'Italia): "Il metodo dei panni sporchi che vanno lavati in casa si scontra con le attuali necessità degli operatori sanitari che non hanno bisogno di un direttore che operi un ascolto condizionato e finalizzato a sentire solo le cose belle"

TRENTO. "La vicenda relativa alla scomparsa di Sara Pedri ha evidenziato che una problematica maggiormente sottovalutata negli anni all'interno della pubblica amministrazione". Così Claudio Cia (Fratelli d'Italia). "La criticità è l'atteggiamento autoritario di chi si trova a coprire un ruolo di dirigenza oppure di coordinamento di una struttura provinciale".
Il consigliere provinciale di Fratelli d'Italia evidenzia la necessità di aggiornare e adeguare i provvedimenti per riuscire a nomare il mobbing. Ferma in parlamento c'è anche una legge della senatrice Donatella Conzatti (Italia Viva). "Sarebbe sbagliato e ingiusto nei confronti dei molti coordinatori, direttori e dirigenti che svolgono con passione e umanità la loro professione generalizzare eccessivamente - aggiunge Cia - tuttavia è palese che il meccanismo attualmente utilizzato per raccogliere le segnalazioni relative al mobbing non sia adeguato a svolgere le funzioni per cui è stato pensato, posto che in molti casi – proprio per il problema relativo all’accentramento di ruoli in capo a pochi – il controllore e il controllato sono rappresentati dalle medesime persone".
Già negli scorsi anni erano arrivate alcune segnalazioni ai consiglieri provinciali e all'Ordine dei medici, ma con la richiesta di riservatezza in quanto i professionisti erano preoccupati per eventuali ripercussioni. "E’ così che spesso chi è vittima di questi comportamenti finisce per non denunciare - prosegue il consigliere di Fratelli d'Italia - inoltre una persona che solleva una questione viene percepito come il problema e si espone potenzialmente a diventare oggetto di provvedimenti disciplinari e quindi al licenziamento. Questo è destinato inevitabilmente a generare carenze, problemi e nel lungo periodo costi per l’ente pubblico in termini di diminuzione della qualità del servizio offerto ai nostri cittadini, ma anche per il recupero dello stato di salute psico-fisica dei dipendenti oggetto di tali atteggiamenti".
Nel frattempo l'ex assessore Luca Zeni, tirato in ballo per la IV commissione a gennaio 2019, è intervenuto per chiedere se Cia avesse informato l'assessora e l'Apss delle segnalazioni in suo possesso. A tal proposito il consigliere provinciale del Pd ha depositato un'interrogazione: "All'epoca non aveva voluto fornire nulla".
"Rispetto il suo diritto di presentare interrogazioni. In quell'occasione Zeni si era stizzito, forse perché avevo portato alla luce in qualche modo alcune criticità che l'aveva coinvolto nel suo operato da assessore. Avevo raccolto diverse testimonianze in momenti separati e i racconti erano tutti concordanti. Ho portato all'attenzione della commissione quelle situazioni, già ai tempi di Bordon avevo fatto notare che 11 dimissioni in poco tempo non era fisiologico ma mi ero fermato: non avevo voluto forzare perché non volevo diventasse una questione strettamente politica".
Da lì il consigliere provinciale di Fratelli d'Italia ha fatto una richiesta di accesso agli atti. "Mi sono state consegnate circa 800 pagine di documenti e mi sono calcolato i dati che hanno evidenziato un carico di lavoro spaventoso, una media di 15 ore al giorno. Non ho fatto poi interrogazioni mirate perché, a detta delle minoranze, i tempi di risposta della Giunta sono estremamente lunghi e quella di Filippo Degasperi è rimasta ferma per 2 anni. Avevo comunque reso pubblico tutto e poi sono intervenuto durante i question time in Aula".
In queste settimane si è arrivati alla crisi dell'Apss con il cambio di direttore generale. "Se devo scegliere tra la maggioranza e la verità, scelgo quest'ultima. Anzi, una maggioranza che ha il coraggio di non tacere è un elemento qualificante. L'assessora si è trovata a gestire questa situazione. Ribadisco che le eventuali colpe degli altri non possono giustificare o rendere meno pesanti quelle attuali, forse Segnana si è fidata dei tecnici, tra questi anche Ferro. E' inoltre evidente che il metodo dei panni sporchi che vanno lavati in casa si scontra con le attuali necessità degli operatori sanitari che non hanno bisogno di un direttore che operi un ascolto condizionato e finalizzato a sentire solamente le cose belle, quanto piuttosto di una persona che si metta a servizio per trovare le soluzioni migliori".
Da qui anche la proposta di verificare gli ambienti di lavoro. "Adesso è comunque necessario continuare a verificare e controllare il benessere organizzativo all'interno dell'Azienda sanitaria", conclude Cia. "Potrebbe essere interessante che la struttura preposta a raccogliere le segnalazioni relative al mobbing fosse autonoma e indipendente rispetto agli uffici coinvolti in modo da garantire l’anonimato e la sicurezza di chi si trova a comunicare una determinata problematica. Ritengo inoltre sia opportuno istituire una Commissione d’indagine per valutare in primis quali siano le criticità legate al mobbing all’interno della Pubblica amministrazione trentina e in secondo luogo per scoprire il motivo per cui queste problematiche non vengono denunciate oppure non sono adeguatamente prese in considerazione".













