Caso Sara Pedri, Claudio Cia: ''Evidenti responsabilità dell'Apss ma dalla politica provinciale tentativo di deresponsabilizzarsi accettando di essere solo bancomat''
Per il capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio provinciale, Claudio Cia, serve "Recuperare un concetto di sanità basato sul lavoro di squadra che non può prescindere dal rispetto umano, sulla meritocrazia e sulla valorizzazione delle competenze del singolo"

TRENTO. Il caso di Sara Pedri sta travolgendo la sanità trentina e non solo. Per molti è solamente la punta dell'iceberg rispetto ad una situazione molto più complessa e negli anni sottaciuta. Ci sono responsabilità che riguardano l'Azienda sanitaria ma ci sono altre responsabilità che riguardano la politica provinciale.
A dirlo capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio Provinciale, Claudio Cia. “Sono evidenti - spiega - le responsabilità in primis di un'Azienda sanitaria troppo attenta alla reputazione e concentrata primariamente sulla produttività ospedaliera e sui Drg, ma in secondo luogo anche della politica provinciale che pur garantendo all’Apss fondi per oltre un miliardo di euro ogni anno, ha da tempo accettato di essere ridotta alla funzione di bancomat senza esercitare un indirizzo politico – gestionale chiaro nel tentativo di deresponsabilizzarsi e di minimizzare i possibili effetti sulla classe politica”.
La vicenda relativa alla scomparsa della dottoressa Sara Pedri è destinata a stravolgere l'intera struttura. Più giorni passano e maggiori elementi stanno uscendo sulla situazione in cui erano costretti a lavorare alcuni operatori. “Le testimonianze che abbiamo sentito nelle scorse settimane – spiega Cia - si aggiungono all’incredibile mole di denunce che negli ultimi dieci anni sono state portate dai lavoratori del reparto di Ginecologia dell’Ospedale S. Chiara di Trento all’attenzione dell’Azienda Sanitaria e della politica trentina. Ascoltando le voci degli operatori sanitari, pur se camuffate per garantirne l’incolumità ed evitare possibili ritorsioni sul lavoro, diviene evidente come la situazione attuale sia figlia di un sistema di gestione sbagliata del reparto, accentrata solamente sulla competenza e sulla casistica e poco o per nulla riconoscente nei confronti dei meriti dei molti professionisti di buon livello che con grande amore e dedizione prestano il proprio lavoro in esso”.
A confermare il clima interno del reparto sono gli scritti ritrovati dai carabinieri nell'appartamento della dottoressa Sara Pedri. Lettere nelle quali la giovane sanitaria parlava di un'esperienza al lavoro che ha generato “ansia e terrore”. (QUI L'ARTICOLO)
“Penso – conclude Cia - che da questa vicenda occorra recuperare un concetto di sanità basato sul lavoro di squadra che non può prescindere dal rispetto umano, sulla meritocrazia e sulla valorizzazione delle competenze del singolo. L’auspicio è che in futuro si attui un modello di sanità più umano e meno aziendale, dove si riesca a garantire – oltre alla salute di cittadini e pazienti – anche il benessere dei lavoratori”.














