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Caso Sara Pedri, paga Benetollo per tutti e Ferro (che lo ha ''coadiuvato'' per il rinnovo del primario) prende il suo posto. Ma Autonomia non significava ''responsabilità''?

In questi giorni è avvenuto qualcosa di incredibile: Rovereto commissaria Trento sempre che, alla fine, non arrivi Roma a commissariare tutti. L'auspicio è che non finisca così (anche se la presenza degli ispettori ministeriali è già stato qualcosa di unico e gravissimo) ma resta, questa, comunque la si legga, una delle pagine più brutte, tristi e pesanti della storia dell'Autonomia trentina sempre più a rischio per incapacità manifesta

Di Luca Pianesi e Luca Andreazza - 12 July 2021 - 09:02

TRENTO. E meno male che Autonomia significa, prima di tutto, responsabilità. In Trentino, da un po' di tempo, sembra che Autonomia significhi, più che altro, scaricare la responsabilità e così, alla fine, se c'è un problema basta trovare un buon capro espiatorio e Avanti Savoia, tutto procede in attesa del prossimo, matematico (non è cambiando una persona che le cose migliorano, qui c'è da cambiare almeno un'intera catena di ''comando'') inciampo. Alla fine la sanità trentina, oggi si ritrova in mano a due persone: da un lato il responsabile dipartimento salute della Provincia Giancarlo Ruscitti che nel tempo ha collezionato incarichi su incarichi allargando la sua sfera di influenza e dall'altro Antonio Ferro, già direttore sanitario, direttore del dipartimento prevenzione e oggi anche direttore generale dell'Apss. 

 

Non pervenuta, invece, l'assessora provinciale Stefania Segnana che anche quando c'era da parlare della vicenda Sara Pedri veniva invitata, sì, alle conferenze stampa, ma per leggere i numeri del contagio ed essere poi dimenticata al tavolo dei relatori, con il presidente della Pat a parlare e rispondere ai giornalisti. Benetollo è il capro espiatorio di questa incredibile vicenda. Avrebbe pagato la delibera di rinnovo del primario di ginecologia Tateo firmata il 7 giugno e non comunicata in maniera ''palese'' all'assessora che ha scoperto l'accaduto il primo luglio.

 

Detto che la colpa ''politica'' di non sapere dell'esistenza della delibera è tutta imputabile, in questo caso, all'assessora visto che l'atto era pubblico dal 14 giugno e il 15 una mail era stata mandata ai membri del consiglio provinciale (oltre al fatto che la prima domanda da porre, dopo che era esploso il 9 giugno il caso su Chi l'ha Visto, non poteva che essere ''quando scade questo primario?''), dall'altro lato c'è la colpa ''tecnica'' da imputare al suo dipartimento, guidato da Ruscitti, che non l'ha aiutata a ''scoprire'' quel che era, appunto, pubblico e palese.

 

E se si discute la sostanza di quella delibera, quindi il fatto che Tateo non andava rinnovato perché già a maggio c'erano stati incontri con dei medici per chiarire la situazione all'interno del reparto di ginecologia e da anni si susseguivano le interrogazioni e le proteste, a formare quella delibera ha partecipato anche chi lo ha sostituito, Antonio Ferro, come risulta dagli atti ed era proprio Ferro due giorni dopo il deflagrare del caso (il 9 giugno su Chi l'ha Visto) a metterci la faccia e a dire quanto segue:

 

"A una prima indagine interna fatta non ci sono elementi oggettivi per ritenere che ci sia una connessione diretta tra questa sparizione e il lavoro'' e ancora: "Come atti oggettivi non abbiamo elementi, lettere o segnalazioni di problematiche collegate. Però siccome è una vicenda pesante che ha riguardato il reparto abbiamo intenzione di approfondire la situazione''. Era l'11 giugno e Ferro usava queste parole in una conferenza stampa pubblica, due giorni dopo che il caso Sara Pedri era deflagrato su Chi l'ha Visto e 4 giorni dopo il rinnovo fino al 2025 del primario di ginecologia Saverio Tateo firmato dal direttore generale Pier Paolo Benetollo e coadiuvato, tra gli altri, anche dallo stesso Ferro visto che il rinnovo era avvenuto ''acquisito - si legge nella delibera - il parere favorevole del direttore amministrativo (Andrea Maria Anslemo ndr), del direttore sanitario (Antonio Ferro ndr) e del sostituto direttore per l’integrazione socio sanitaria (Andrenacci Arrigo ndr) nella riunione del Consiglio di direzione''.

 

Da sabato, come è noto, esattamente un mese dopo queste parole, la versione è completamente cambiata, in casa Apss, tanto da allontanare dal reparto il primario Saverio Tateo e un'altra dirigente medica del servizio per "fatti oggettivi" e una "situazione critica". Un mese in cui l'Azienda provinciale per i servizi sanitari è sprofondata nell'abisso (tanto per citare quella lettera fantomatica apparsa al rientro del primario in reparto, lunedì, scritta da un anonimo in suo sostegno, non firmata da nessuno) per una gestione politica della vicenda ai limiti del dilettantesco con la farsa delle dimissioni date, non date, e di nuovo date del direttore generale, l'assessora Segnana che nel mezzo conferma via stampa la sua ''fiducia'' al dg che, però a distanza di pochi giorni conferma le dimissioni con Fugatti che, ancora, di nuovo, dichiara che ci sono ma non ha ancora nessun atto scritto.

 

Una frattura aperta in una conferenza stampa proprio dal presidente Fugatti giovedì scorso durante l'incontro sulla stazione di Calliano quando all'improvviso, come fosse l'ultima delle questioni, ha comunicato che Benetollo aveva ''rimesso il suo mandato'' e ribadita a Faver sempre a margine dell'incontro pubblico tra una foto davanti alla Famiglia cooperativa e il focus sulla bellezza e sulla fragilità del territorio. In questo quadro il tema, semplicemente, più importante e drammatico del momento è stato affrontato sempre come una cosuccia secondaria con l'assessora alla sanità sempre silente, incapace di intervenire anche quando il presidente ne ha parlato. Scende di ordinaria insipienza di chi è stato totalmente incapace di governare, anche mediaticamente, la vicenda e oggi si ritrova al centro dell'attenzione nazionale con quello che fino a qualche anno fa era ritenuto il fiore all'occhiello del sistema sanitario trentino, l'Ospedale Santa Chiara, ''sbattuto in prima pagina'' e gli ispettori ministeriali in reparto a cercare di capire cosa diavolo sta succedendo a Trento. 

 

E non è un caso se oggi in molti, moltissimi, parlano, e qualcuno addirittura auspica, un commissariamento della sanità trentina da parte di Roma. Uno dei simboli positivi dell'Autonomia della Provincia rischia di cadere e, comunque vada, è in parte già ''inciampato'' agli occhi del Paese. E pensare che l'assessora Segnana ha avuto tutte le possibili avvisaglie per muoversi in tempo. Il consigliere Filippo Degasperi le aveva dato la possibilità di informarsi sulla vicenda addirittura a gennaio 2019 quando aveva depositato un'interrogazione sulla vicenda (e anche Cia aveva sollecitato risposte). Ma informarsi richiede tempo e fatica e l'assessora ha pensato bene di affidarsi agli uffici per farlo (come al solito, così da snocciolare qualche dato tecnico buono proprio a non rispondere più che ad entrare di persona nella vicenda per affrontarla e magari stravolgerla) e di metterci due anni (la risposta è arrivata poche settimane fa).

 

Poi quando c'è stato il rinnovo del primario il 7 giugno e l'Apss ha reso pubblica la delibera il 14 giugno inviando anche una mail ai membri del consiglio provinciale il 15 giugno lei è rimasta, comunque, ignara di tutto. E nonostante ci fosse l'intero Paese che parlava di questa vicenda e che quel reparto (ginecologia e ostetricia del Santa Chiara) fosse al centro di ogni Tg, giornale, discussione pubblica, evidentemente non ha nemmeno mai chiesto quale fosse la situazione strutturale dell'unità operativa ed, evidentemente, non lo hanno chiesto nemmeno gli uffici tecnici della Pat e così lo ha scoperto solo il primo luglio che Tateo era stato rinnovato un mese prima da Benetollo e da chi lo aveva ''coadiuvato'': Anselmo, Arrigo e Ferro.

 

Proprio quel Ferro che l'11 giugno in pubblico spiegava che da quanto risultava da una prima indagine non c'era niente e che, poi, in questi giorni ha presieduto la commissione d'indagine interna dell'Apss che è arrivata a questa conclusione: "Dalla documentazione emergono fatti oggettivi e una situazione di reparto critica che rendono necessario, a partire da lunedì 12 luglio, il trasferimento del direttore dell’ostetricia e ginecologia di Trento ad altra unità operativa e di un altro dirigente medico ad altra struttura ospedaliera dell’Apss”. E ancora: "Dalla documentazione emergono fatti oggettivi e questi provvedimenti sono stati decisi al fine di tutelare la serenità delle pazienti, di tutti gli operatori coinvolti e a salvaguardia del buon funzionamento del reparto". 

 

Insomma da una seconda indagine (ma, lo ricordiamo, a maggio c'era già stato un incontro informale con dei medici del reparto per informare Benetollo della situazione) si direbbe che gli elementi erano talmente gravi e palesi da affidare ''l’unità operativa del Santa Chiara - scrive l'Apss - al direttore della struttura complessa di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Rovereto che guiderà il reparto a scavalco''. Qualcosa di incredibile: Rovereto commissaria Trento sempre che, alla fine, non arrivi Roma a commissariare tutti. L'auspicio è che non finisca così (anche se la presenza degli ispettori ministeriali è già stata qualcosa di unico e gravissimo) ma resta questa, comunque, una delle pagine più brutte, tristi e pesanti della storia dell'Autonomia trentina sempre più a rischio per incapacità manifesta. In mezzo tanto dolore, di chi c'è stato, di chi se n'è andato, di chi è scomparso, di chi ha resistito e si è battuto per i suoi diritti e per quelli degli altri. E se è vero che Autonomia è prima di tutto responsabilità pare incredibile che, in un quadro tanto confuso e assurdo, a pagare, alla fine, sarà, probabilmente, solo il dirigente generale Benetollo. Le responsabilità, in questa vicenda, sono diffuse e molteplici e la responsabilità, come è chiarissimo, non è solo del direttore generale.  

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