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Caso Pedri, Segnana resta alla guida della sanità: le minoranze chiedono discontinuità ma la maggioranza salva l'assessora

In un'assise cominciata con una gaffe della maggioranza che ha proposto il minuto di silenzio per ricordare l'assassinio di Borsellino ma ha dimenticato le 268 vittime di Stava le minoranze hanno sottolineato le contraddizioni della gestione della sanità trentina e l'assessora ha confermato che sapeva dei problemi di ginecologia e ha chiesto scusa alla famiglia di Sara Pedri per quell'infelice considerazione su un'ipotizzata ''fragilità''. Fratelli d'Italia ha votato con la maggioranza pur sottolineando i problemi che c'erano e ci sono tutt'ora. Minoranze compatte (tolto Ossanna che si è astenuto)

Di Luca Pianesi - 19 luglio 2021 - 19:44

TRENTO. Tre dirigenti generali in un anno: basterebbe questo dato per comprendere che i problemi degli ultimi anni della sanità trentina partono da chi la guida politicamente. Eppure cambiano i dirigenti, si succedono le dimissioni, il personale è in subbuglio e l'Azienda sanitaria del Trentino è sempre più sulle pagine della stampa nazionale per notizie negative ma l'assessora Segnana resta al suo posto. Ci resta nonostante le opposizioni oggi abbiano tentato di proporre una mozione con la quale si ''impegna la Giunta a promuovere azioni politiche e amministrative che si collochino in sostanziale discontinuità nella gestione del comparto sanitario''.

 

E ci resta nonostante le minoranze abbiano votato compattamente per la ''discontinuità'' (tolto il consigliere del Patt Ossanna che però, come è noto, fatica a dare ''dispiaceri'' all'amministrazione Fugatti e si è astenuto) e nonostante Fratelli d'Italia in discussione abbia sottolineato le forti criticità che sono emerse, con Cia che è stato tra quelli che ha fotografato meglio la situazione, ma alla fine ha votato per la ''continuità dell'assessorato Segnana. 

 

La numero uno della sanità provinciale nel consiglio straordinario convocato per la sua informativa sulla vicenda Pedri ha evidenziato chiaramente che il problema di ginecologia era noto da tempo e che la stessa assessora ne aveva avuto notizia già anni fa quando aveva convocato l'allora dg Bordon per ottenere chiarimenti. Ma, ha spiegato, il dg l'aveva rassicurata come poi ha fatto il direttore generale Benetollo quando ''di tali problematiche lo avevo informato'', ha detto Segnana. L'informativa dell'assessora si è ridotta, come quasi sempre accade, a una lettura asettica di un lungo documento dai contenuti tecnici, citazioni di leggi e commi, ma dallo scarso interesse politico. Il concetto più forte è stato, di fatto, proprio che l'assessora sapeva già anni fa del problema ginecologia (dimostrato da ''l'alto numero di dimissioni - ha letto Segnana -, 13 sono avvenute tra 2016 e il 2018 quando sono state 7 e il dottor Tateo è stato nominato nell'ottobre 2018'').

 

E poi, a chiudere l'intervento, un messaggio di scuse rivolto alla famiglia della ginecologa scomparsa. Segnana, infatti, in un'intervista aveva definito la giovane ''fragile'' mandando un messaggio profondamente sbagliato sotto ogni punto di vista. Oggi ha detto: ''Chiedo scusa alla famiglia della dottoressa Pedri se ho utilizzato un termine non corretto in una risposta ad una domanda di un giornalista. Non ho conosciuto direttamente la dottoressa Pedri e mi scuso se ho travisato il suo carattere causando ulteriore dolore ai suoi famigliari''. Di scuse in scuse il dibattito in aula è proseguito con le opposizioni che non hanno potuto far altro che sottolineare la pochezza dimostrata negli ultimi tre anni dalle politiche dell'assessora mentre la maggioranza, ha difeso Segnana, ricordando che le cose andavano così da prima che ci fosse la maggioranza Fugatti e che, quindi, i problemi esistevano anche prima. Insomma, un mesto tentativo di girare la frittata che però non cambia le cose e non fa presagire nulla di buono per il futuro perché dopo quasi tre anni di legislatura e tante, tantissime promesse di ''cambiamento'' regalate agli elettori lo stallo è generale e la sanità è alle corde con l'arrivo, addirittura, dei commissari ministeriali.

 

D'altronde anche lo stesso consiglio straordinario è stato introdotto da una gaffe davvero imperdonabile con l'assessore Bisesti che ha chiesto il minuto di silenzio per ricordare l'assassinio di Paolo Borsellino dimenticando, invece, le 268 vittime di Stava il cui triste anniversario cadeva proprio oggi. E' stato il consigliere De Godenz a dover ricordare la più grande tragedia che ha riguardato il Trentino del dopoguerra e alla consigliera Ferrari la richiesta di fare un minuto di silenzio anche per ricordare queste vittime. Poi il dibattito, con Degasperi che ha letto il documento delle minoranze che sintetizza il pensiero delle opposizioni e che pubblichiamo integralmente qui sotto. Degasperi, in particolare, ha sottolineato come si sia scoperto oggi che l'assessora sapeva da anni dei problemi di Ginecologia e che non è scusabile semplicemente per il fatto che ha ricevuto sempre rassicurazioni al riguardo: ''I riscontri che lei chiede all'azienda sanitaria dovrebbe verificarli in qualche modo, questo dovrebbe essere il suo compito. Tolte le scuse alla famiglia, ad oggi da parte sua non c'è stato nulla. Non si capisce qual è il suo ruolo. Noi avremmo bisogno di una persona che ha il timone della sanità non una che passa le veline che arrivano da via Degasperi''.

 

Zanella ha aggiunto che il ''tema è la capacità della mancanza di governance che c'è nella sanità trentina''. ''Non si capisce - ha aggiunto il consigliere di Futura - perché il direttore generale che ha firmato quella delibera di rinnovo dell'incarico al primario si è dimesso mentre quello che, comunque, ha promosso quella delibera sia stato promosso a dg''. Questa riorganizzazione è parte del problema e di fatto ''denota una totale mancanza di visione''. E Sara Ferrari del Pd ha aggiunto che deve essere il presidente Fugatti ad assumersi personalmente la responsabilità politica della sanità trentina visto che ha scelto lui Segnana per il ruolo di assessora.

 

E anche il consigliere Cia di Fratelli d'Italia ha sottolineato la gravità della situazione ricordando che lui stesso aveva cercato di portare il 17 gennaio 2019 la questione ginecologia in quarta commissione ma il tema non era stato accolto perché per buona parte basato su ''chiacchiere''. Chiacchiere di medici che, poi, nel tempo si sono tramutate in testimonianze, pec, mail, in dimissioni e addii. ''L'unica cosa documentabile - ha detto Cia - era verificare il carico di lavoro che c'era in questo reparto e l'abbiamo fatto nonostante dall'Apss ci avessero mandato 800 pagine di documenti. Dopo un'analisi dettagliata è emerso che gli operatori sanitari lì dentro facevano anche 15/16 ore al giorno. Questo è emerso ed è anche uscito sui giornali ma evidentemente non era sufficiente per far muovere chi di dovere e per cercare di capire perché c'era questo carico di lavoro''. 

 

''Grazie a Chi l'ha Visto e ai giornali - ha aggiunto Cia - è emerso un quadro inquietante che, però, purtroppo, non sembra essere un quadro isolato. Si è chiesto perché nessuno ha parlato ma in tantissimi hanno parlato. Ci sono mail, pec, incontri. Le denunce non sono state prese in considerazione dall'Azienda e nemmeno dalla politica. Il denunciante in azienda è visto come un problema. Non si sputa nel piatto dove si mangia era l'espressione che si sentiva all'interno se si voleva far emergere problemi e disagi e pochi giorni fa l'abbiamo sentito dal nuovo dirigente generale che ha spiegato che i panni sporchi si lavano in famiglia che è proprio quanto ha portato a generare certe situazioni''. 

 

Cia ha concluso spiegando che ''mi hanno criticato poiché, in quanto membro della maggioranza provinciale, non dovrei essere critico con l’azione di governo. La situazione problematica nel reparto di ginecologia e ostetricia non nasce certamente in questa legislatura, ma essere nella coalizione del cambiamento non significa sminuire ciò che la mia coscienza mi impone di denunciare, ieri come oggi. Far parte di una squadra - ha concluso - non vuol dire mettere a tacere il proprio senso critico, ma dialogare e operare in sinergia per far fronte alle problematiche, non per nasconderle o accantonarle nella speranza che si risolvano da sole''.

 

Ecco il documento completo presentato dalle minoranze in consiglio provinciale

 

Per la Sanità provinciale la XVI legislatura si era aperta con importanti e sfidanti obiettivi della campagna elettorale. 
Sul fronte ospedaliero l’impegno era quello di rivoluzionare l’approccio organizzativo e ripensare la rete ospedaliera. L’obiettivo dichiarato era l’ospedale unico provinciale organizzato in articolazioni periferiche di valle. 
Per i punti nascita chiusi (Arco, Tione, Borgo Valsugana) la promessa era la loro riapertura attraverso la richiesta di deroga anche a criteri invariati.

La medicina del territorio doveva organizzarsi in poliambulatori, con orari di apertura flessibili ed estesi alle fasce serali, completati dalla riapertura dei presidi di continuità assistenziale le “guardie mediche”. 
Sono trascorsi ormai tre anni e di tutto ciò non si è ancora visto nulla. Nessun piano è stato mai presentato. 

Abbiamo assistito piuttosto ad una serie di scivoloni dell’assessora delegata alla salute che si aggiungono alla collezione di retromarce e rovesci dei quali sono i trentini, soprattutto i più fragili, a pagare le conseguenze.

La propaganda invero non è mai mancata: chi non ricorda la proposta rilanciata da tutti i mezzi di informazione di attivare una unità operativa di neurochirurgia presso l’Ospedale di Arco a cui è seguita la repentina fuga del professionista che avrebbe dovuto guidarne la realizzazione? Invero, l’esordio dell’assessora Stefania Segnana, segnato dalla richiesta di tagliare 120 milioni di euro al bilancio dell’APSS, tanto velocemente rubricata quale “efficientamento” quanto rapidamente revocata una volta resa nota al pubblico, non era stato dei migliori.

Ma sapendo che quando il mare è calmo tutti i marinai mostrano maestria nel navigare, è l’avvento dell’epidemia covid a rendere evidenti carenze, impreparazione e leggerezze. Per l’assessora alla salute i familiari senza raffreddore avrebbero potuto tranquillamente visitare gli anziani nelle RSA, mentre, a distanza di pochi giorni, una disposizione, di cui nessuno è ancora stato chiamato a rispondere, impediva alle RSA di trasferire gli ospiti in ospedale.
Chi non ricorda le cosiddette “conferenze stampa” Covid in cui presidente e assessora magnificavano le proprie iniziative, dimenticando di ricordare che i trentini scontavano percentuali altissime di contagio e (specie tra gli anziani) tassi di mortalità record? Già in quella occasione la reticenza ad informare sulla reale portata dell’epidemia aveva portato la Sanità provinciale alla ribalta delle cronache nazionali, senza che la responsabile, né il presidente Fugatti, solitamente loquaci nelle dirette autogestite, avessero avuto il coraggio di spiegare e giustificare dati tanto preoccupanti davanti ai cittadini.

Momenti drammatici si sono vissuti quando la Provincia, sempre per scelta dell’assessore, ha evitato di conteggiare e comunicare i dati dei contagiati rilevati con i tamponi rapidi. La giunta ha provato a nascondersi dietro la necessaria (e mancata) tempestiva conferma degli stessi con i tamponi molecolari, ma i numeri e le percentuali dei ricoveri hanno ben presto svelato all’Italia il gioco di prestigio tentato da Piazza Dante per nascondere la realtà. Le vicende dell’U.O. di ginecologia e ostetricia dell’Ospedale Santa Chiara riportano ancora il Trentino nel ciclone mediatico nazionale e, anche in questo caso, l’assessore si fa cogliere impreparata. Non rispondere nei termini regolamentari agli atti ispettivi è ormai prassi consolidata e purtroppo tollerata, ma nel caso specifico la tardività e l’elusività delle iniziative assunte fa deflagrare una serie di effetti a cascata che decapitano non solo la credibilità dell’”eccellenza” trentina ma anche reparti fondamentali (con conseguenze  irrisolte sui pazienti) e la stessa APSS.

Si assiste attoniti al ping pong in cui il presidente contesta le iniziative del direttore generale (note a tutti eccetto che alla giunta provinciale), e l’assessora che gli conferma la fiducia. Si passa poi al temporaneo girotondo di nomi e poltrone, in attesa che una prossima, ulteriore, selezione individui il successore per ripartire da zero. Nel frattempo nulla si sa nemmeno della “punizione esemplare” annunciata dall’assessora a beneficio delle tv in relazione ad un altro dirigente sanitario. 
Nulla si sa circa la realizzazione del nuovo Ospedale di Cavalese se non che, con un blitz giustificato da Vaia, spariscono le decine di milioni già riservate allo scopo nel bilancio provinciale, avanzando in cambio una ipotesi di mostruosità edilizia in fondo valle. Mentre la XVI legislatura è al giro di boa, l’idea di “ospedale unico provinciale” è sparita dall’agenda e cala nebbia fitta anche sul Nuovo Ospedale del Trentino e sul suo progetto, di cui (per volere della giunta) i cittadini devono essere tenuti all’oscuro.

Non esiste alcuna novità sui punti nascita.  I presidi di continuità assistenziale sono sempre chiusi; anziché i poliambulatori aperti la sera, la medicina generale vede la chiusura dell’unica esperienza di aggregazione avviata (quella di Pinzolo). Ci sono problemi diffusi derivanti da un vertice che continua a cambiare e ondivago, basti pensare alle liste di attesa lunghe che hanno messo in crisi il CUP, o ai tempi lunghi per molti interventi. Reparti senza personale e con primariati da coprire. 
Considerati i tempi e i risultati disarmanti, è il momento di intervenire con determinazione per restituire alla Sanità una rotta precisa per navigare verso una direzione chiara e condivisa, e che, resistendo alle molteplici pressioni, sia capace di anteporre il bene dei trentini agli interessi privati.

 

Errori e inefficienze non si possono però attribuire all’azione isolata della responsabile della salute, perché non ha mai agito senza il consenso e l’indirizzo del suo Presidente,  che oggi chiamiamo a riconoscere la propria responsabilità per come è stata gestita l’organizzazione sanitaria sotto il suo governo e ad assumersi la responsabilità di dare segnali nuovi ai cittadini Trentini, che, disorientati dal “pasticcio azienda sanitaria”, devono ora vedere segnali di discontinuità chiara per recuperare fiducia nelle istituzioni pubbliche. In una situazione storica delicatissima e inedita come quella pandemica che stiamo vivendo, riteniamo necessario che la risposta straordinaria possa venire solo dalla assunzione diretta della competenza sanitaria da parte del Presidente che ha ricevuto il mandato fiduciario direttamente dai cittadini. 

 

Tutto ciò premesso il Consiglio provinciale impegna la Giunta a promuovere azioni politiche e amministrative che si collochino in sostanziale discontinuità nella gestione del comparto sanitario

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